ecc..
Così dal punk "filosovietico" di ispirazione
marxista dei compagni "CCCP-Fedeli alla linea",
passiamo a quello più anarcoide e nichilista degli "Afterhours",
con l' aggiunta dell' elemento "Noise" e sperimentale
nei "Marlene Kuntz". La scena musicale campana
contemporanea rispecchia a pieno quelle tradizioni di
passione, melodia e "saggezza popolare" tipica
della "classica" napoletana, portate avanti
nonostante la durezza dei suoni della forma Punk e con
l' ausilio delle moderne tecnologie dei sintetizzatori
e dei campionatori. L' "Underground partenopeo" pullula
di band emergenti che grazie a queste variabili riescono
a suscitare emozioni positive tra chi le ascolta. Tra
tante i 24 GRANA alfieri del "DUB" nostrano,
una contaminazione dei generi classici del Punk, e dello
SKA, con il supporto dei nuovi mezzi e delle nuove forme
della ormai affermatasi musica elettronica. Le storie
narrate dal cantate Francesco Di Bella, personaggio noto
tra le piazze, i "Centri", e i luoghi ricreativi
dei giovani napoletani rappresentano un po' la vita media
dei nostri ragazzi, tra protesta sociale, sentimenti
urlati con forza e talvolta con dolore, emarginazione,
e abuso di droghe innalzato come scudo protettivo da
una società che fa sempre più schifo. Una
società dove il profitto economico e il potere
passano sopra anche a quelli che dovrebbero esseri valori
universali come l' amicizia, la solidarietà, l'
uguaglianza. Tra gli album della discografia spiccano:
-Metaversus, nel quale viene fuori un certo senso di
impotenza verso una certa forma di controllo sociale
rappresentato dalla dipendenza da Eroina, e dall' altra
parte una ricerca assoluta verso una forma di negazione
totale di un destino che nonostante gli onori e gli agi
della "celebrità" si rivela crudele.
Altro buon lavoro è: -K album, disco che come
si evince dal titolo è dedicato ad una sostanza
psicotropa molto affermata negli ultimi tempi nell' underground
giovanile: la Ketamina, un anestetico con proprietà allucinogene. È proprio
un viaggio nella psichedelia l' esperienza musicale che
rappresenta l' album senza tralasciare il messaggio sociale
forse meno nichilista che Di Bella esprime in alcuni
versi facendoci capire che forse è opportuno anche
ringraziare un po' quel "fottuto" destino che
magari non ci permette di essere sempre ricchi e di avere "belle
storie" ma che comunque ci fa discutere, cantare
e divertire sul sangue degli altri come ci dimostrano
i risultati della tanto auspicata globalizazzione, nient'
altro che il proseguo di secoli di schiavitù,
colonialismo, imperialismo e sfruttamento di alcune zone
della terra da parte delle cosiddette nazioni civili
e democratiche. Ancora l' impegno sociale e politico
espresso in un brano dedicato ad un detenuto, che come
dice si chiama una condanna eterna in nome dell' anarchia,
condanna che va oltre al semplice fatto giudiziario ma
che facendo un parallelismo alla stessa vita di Di Bella
e dei tanti come lui rappresenta un vero calvario all'
interno di una società governata da logiche ben
precise di stampo liberal-capitalistico. Quindi un plauso
ai 24 GRANA alla loro musica e ai loro messaggi alternativi
ad un mondo musicale e giovanili fatto di plastica, apparenza,
ipocrisia e vigliaccheria.
Roberto Sigonolfi |