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Musica e controcultura - 02.03.2007

24 Grana
La Voce della Napoli emarginata

La musica come ogni arte è espressione della società che vive e dei rapporti di dominanza che sono al suo interno. Il rock ha rappresentato le istanze di protesta e riscatto presenti nel tessuto sociale dalla fine degli anni 60 fino ai giorni nostri. L' evoluzione di questa forma musicale ha prodotto una molteplicità di generi, tendenze e stili che hanno portato alla formazione di vere e proprie culture nelle masse giovanili e non solo. Tra queste, quella che storicamente è riuscita più di tutte a rappresentare la dicotomia "musica/controcultura" è stata il "Punk". Nato genericamente intorno al '77, evolutosi anch' esso lungo una frammentazione di stili ed etichette, è stato il genere che meglio di tutti ha rappresentato la voce delle fasce più emarginate e incazzate del proletariato e del sottoproletariato metropolitano. I processi imperialisti delle sovrastrutture culturali del mondo anglo-sassone hanno fatto si che il loro prodotto musicale per eccellenza si esportasse anche in quella che possiamo definire la "provincia" dell' "Impero" anglo-americano. Ecco che in Italia, si sviluppa la scena punk, figlia dello storico rock degli: Area, PFM o della tradizione musicale dei "grandi" cantautori: De Andrè, Guccini, Battiato

ecc.. Così dal punk "filosovietico" di ispirazione marxista dei compagni "CCCP-Fedeli alla linea", passiamo a quello più anarcoide e nichilista degli "Afterhours", con l' aggiunta dell' elemento "Noise" e sperimentale nei "Marlene Kuntz". La scena musicale campana contemporanea rispecchia a pieno quelle tradizioni di passione, melodia e "saggezza popolare" tipica della "classica" napoletana, portate avanti nonostante la durezza dei suoni della forma Punk e con l' ausilio delle moderne tecnologie dei sintetizzatori e dei campionatori. L' "Underground partenopeo" pullula di band emergenti che grazie a queste variabili riescono a suscitare emozioni positive tra chi le ascolta. Tra tante i 24 GRANA alfieri del "DUB" nostrano, una contaminazione dei generi classici del Punk, e dello SKA, con il supporto dei nuovi mezzi e delle nuove forme della ormai affermatasi musica elettronica. Le storie narrate dal cantate Francesco Di Bella, personaggio noto tra le piazze, i "Centri", e i luoghi ricreativi dei giovani napoletani rappresentano un po' la vita media dei nostri ragazzi, tra protesta sociale, sentimenti urlati con forza e talvolta con dolore, emarginazione, e abuso di droghe innalzato come scudo protettivo da una società che fa sempre più schifo. Una società dove il profitto economico e il potere passano sopra anche a quelli che dovrebbero esseri valori universali come l' amicizia, la solidarietà, l' uguaglianza. Tra gli album della discografia spiccano: -Metaversus, nel quale viene fuori un certo senso di impotenza verso una certa forma di controllo sociale rappresentato dalla dipendenza da Eroina, e dall' altra parte una ricerca assoluta verso una forma di negazione totale di un destino che nonostante gli onori e gli agi della "celebrità" si rivela crudele. Altro buon lavoro è: -K album, disco che come si evince dal titolo è dedicato ad una sostanza psicotropa molto affermata negli ultimi tempi nell' underground giovanile: la Ketamina, un anestetico con proprietà allucinogene. È proprio un viaggio nella psichedelia l' esperienza musicale che rappresenta l' album senza tralasciare il messaggio sociale forse meno nichilista che Di Bella esprime in alcuni versi facendoci capire che forse è opportuno anche ringraziare un po' quel "fottuto" destino che magari non ci permette di essere sempre ricchi e di avere "belle storie" ma che comunque ci fa discutere, cantare e divertire sul sangue degli altri come ci dimostrano i risultati della tanto auspicata globalizazzione, nient' altro che il proseguo di secoli di schiavitù, colonialismo, imperialismo e sfruttamento di alcune zone della terra da parte delle cosiddette nazioni civili e democratiche. Ancora l' impegno sociale e politico espresso in un brano dedicato ad un detenuto, che come dice si chiama una condanna eterna in nome dell' anarchia, condanna che va oltre al semplice fatto giudiziario ma che facendo un parallelismo alla stessa vita di Di Bella e dei tanti come lui rappresenta un vero calvario all' interno di una società governata da logiche ben precise di stampo liberal-capitalistico. Quindi un plauso ai 24 GRANA alla loro musica e ai loro messaggi alternativi ad un mondo musicale e giovanili fatto di plastica, apparenza, ipocrisia e vigliaccheria.

Roberto Sigonolfi

   

Impronte sociali
Settimanale dell’Associazione Melagrana Onlus – Reg. n. 630 dell’8-11-2004 Tribunale di Santa Maria Capua Vetere (Ce)
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