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Diritti umani e Conflitti - 05.10.2007

Appunti sul Banghadesh

Si chiama Gana Prajatantri Bangladesh, e in passato costituiva la provincia orientale del Pakistan; Confina con India e Myanmar. È densamente popolato: su un territorio di 147570 kmq convivono oltre 125 milioni di abitanti (per l'88% si tratta di musulmani e per l'11% di induisti); incontra notevolissimi ostacoli nello sviluppare la propria produzione agricola: oltre all'elevata frammentarietà della proprietà dei terreni, incide l'aspetto climatico, con piogge monsoniche intense che portano a disastrosi fenomeni alluvionali, ai quali si alternano periodi di forte siccità. Dal Pakistan il Bangladesh si è scisso nel marzo 1971; la nascita del nuovo stato fu formalizzata nel dicembre '71, e nel dicembre '72 esso si dotò di una costituzione, in seguito più volte emendata. Nell'agosto '75 i militari presero il potere con un colpo di stato e, salvo brevissime interruzioni, lo mantennero fino al '90. Nel '91 si svolsero nuovamente elezioni legislative; da allora, però, frequentemente i contrasti fra i due principali partiti, il Partito Nazionalista del Bangladesh (BNP) e la Awami League, hanno fatto affiorare lo spettro della guerra civile. Del resto, con cadenza quinquennale, le campagne elettorali sono contrassegnate da forte violenza. I partiti (come è avvenuto ad esempio nel '96) si accusano vicendevolmente di frodi elettorali e ciò esaspera ancor più la conflittualità fra simpatizzanti delle diverse fazioni politiche. Attacchi armati ai seggi elettorali e intimidazioni nei confronti degli elettori sono prassi comuni nel Paese, in occasione delle elezioni. Già nel biennio 2002 / 2003 le autorità tesero a reprimere i dissenzienti, ad esempio chiudendo le sedi di giornali e canali televisivi e mandando poliziotti a disperdere gli studenti dell'università della capitale Dhaka, quando organizzavano raduni e manifestazioni di protesta. Nuove proteste sono affiorate negli ultimi giorni di agosto 2007, estendendosi ben presto dagli studenti di Dhaka a quelli di altre università e anche ad ampi strati della popolazione: si richiede un ritorno alla democrazia, in tempi rapidi. Circa sei mesi fa un governo provvisorio è stato instaurato con il sostegno dei militari, dopo che numerosi esponenti dei principali partiti erano finiti in carcere perché accusati di corruzione. Dopo l'iniziale accondiscendenza al repulisti nei confronti dei politici corrotti, nell'ambito della popolazione ha cominciato a serpeggiare un diffuso malcontento per l'operato del governo. Alle manifestazioni di protesta i militari hanno risposto con il pugno di ferro: è stata ordinata la chiusura delle università e contro i dimostranti è stato fatto uso ingente di gas lacrimogeni. I feriti sono stati centinaia e intanto la protesta non si è affatto estinta; al contrario, si è ulteriormente estesa, poiché si è aggiunto un ulteriore motivo di malcontento: i prezzi dei beni di prima necessità sono cresciuti in misura vertiginosa. Nel Bangladesh è stato attivo, dal '73, il movimento di guerriglia Shanti Bahini, per rivendicare l'autonomia territoriale di alcuni distretti, in un'area nota come Chittagong Hill Tracts, situati presso il confine con India e Myanmar e abitata da una popolazione tribale in prevalenza buddhista. Il conflitto, a bassa intensità, proruppe allorché la popolazione locale si vide respingere la richiesta di autonomia dal governo, che iniziò subito dopo a insediare nell'area (che è molto fertile) musulmani Bengali. Al conflitto, sanguinoso fino alla fine del '96, seguì un accordo di pacificazione fra governo e Shanti Bahini, la cui applicazione è però tuttora rallentata da numerose contestazioni mosse riguardo all'accordo stesso (ad esempio, nello stipularlo non si è tenuto conto in alcun modo dei Bengali ormai insediati nell'area). Organizzazioni di tutela dei diritti umani hanno documentato casi di torture ed esecuzioni extra-giudiziali, commesse nella fase conflittuale nei confronti di civili sospettati dalle autorità di sostenere il movimento Shanti Bahini; numerose famiglie della zona hanno cercato perciò riparo nel nord-est dell'India. Per uno stridente paradosso, dal '92 il Bangladesh è divenuto anche terra di rifugio: hanno cominciato ad affluirvi decine di migliaia di Rohingya, perseguitati nel limitrofo Myanmar (dove erano vittime di abusi o costretti al lavoro forzato). Le autorità del Bangladesh sembrano propense a ignorare gli obblighi di accordare protezione ai Rohingya, che derivano dalle norme internazionali: difficilmente concedono a organizzazioni internazionali il permesso di recare i necessari aiuti umanitari a tale popolazione di rifugiati e talvolta giungono addirittura a distruggerne gli insediamenti, obbligandoli a ulteriori penose migrazioni. Un altro curioso paradosso riguarda il Bangladesh: lo scorso anno Muhammad Yunus, banchiere originario di Chittagong, ha ricevuto il Premio Nobel per la Pace. Yunus, formatosi come economista, elaborò, per fronteggiare la povertà, l'idea del microcredito. Nei villaggi iniziò infatti a prestare denaro a gruppi di persone povere o nullatenenti, che non avrebbero potuto avere accesso agli istituti di credito. L'effetto fu rivoluzionario: pur se di i modesta entità, i prestiti consentivano ai beneficiari di impiantare piccole attività e in qualche tempo anche di restituire la somma ricevuta. Dando seguito alla sua idea di concedere in prestito fiduciario piccole somme, Yunus fondò nel '76 la Grameen Bank.

Giovanni Caputo


Impronte sociali
Settimanale dell’Associazione Melagrana Onlus – Reg. n. 630 dell’8-11-2004 Tribunale di Santa Maria Capua Vetere (Ce)
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