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Diritti umani e Conflitti - 08.12.2006

Bambini-soldato

A partire dal 1999 il Consiglio di Sicurezza ONU ha dedicato attenzione al fenomeno dei bambini assoldati da truppe regolari e da movimenti di liberazione e coinvolti in vari conflitti, emanando varie risoluzioni al riguardo: l'ultima, in ordine di tempo, è la 1539, adottata il 22 aprile 2004.
In essa il Consiglio descrive (e condanna) le pratiche più ricorrenti di cui i bambini possono rimanere vittime in zone dove sono in atto conflitti armati: il reclutamento e l'utilizzo dei bambini nel conflitto, l'uccisione e la mutilazione di bambini, stupri e altre forme di violenza e sopraffazione (solitamente rivolte in prevalenza verso bambine), rapimenti, diniego agli operatori umanitari della possibilità di avvicinare i bambini per aiutarli, attacchi armati contro scuole e ospedali; infine le forme di traffico, di riduzione in schiavitù e di assoggettamento a lavori forzati. Un'ampia casistica, dunque!
Occorre anche dire che nel febbraio 2000 vene emanato un Protocollo Opzionale alla Convenzione sui Diritti dell'Infanzia del 1989. Il Protocollo, esaminando la situazione di coinvolgimento di bambini in confitti armati, richiedeva agli stati-parti di fissare come età minima per il reclutamento e la partecipazione alle ostilità i diciotto anni; qualora ciò non fosse avvenuto, esso richiedeva comunque agli stati-parti di adottare ogni misura possibile per far sì che i minori di 18 anni non fossero coinvolti direttamente in ostilità armate.
Il sito internet www.bambinisoldato.it offre interessanti indicazioni sul fenomeno. Rammenta, ad esempio, che nel giugno 1998 si diede vita, in ambito internazionale, a una coalizione per porre fine all'utilizzo dei bambini-soldato. Ne facevano parte inizialmente sei organizzazioni non governative: Amnesty International, Human Rights Watch, Terre des Hommes, Save the Children, Jesuit Refugee Serivce e l'Ufficio dei Quaccheri presso l'ONU. Ad esse se ne aggiunsero in seguito altre, con l'intento di svolgere in comune al riguardo campagne di sensibilizzazione dell'opinione pubblica e altresì di presentare richieste alle istituzioni internazionali e agli stati.
Opportunamente si rammenta un rischio, spesso sottovalutato, che corrono i bambini: allorché reclutati, essi sono considerati legittimi bersagli di attacchi, allorché è in atto un conflitto; frequenti sono, inoltre, gli abusi nei confronti dei minori. La coalizione ha effettuato anche una ricerca, che ha consentito di rilevare che oltre 300000 sono, nel mondo intero, i minori di diciotto anni coinvolti attivamente in conflitti armati; tenendo conto anche degli "arruolamenti", la cifra è ovviamente superiore. Si riconosce, tuttavia, che le cifre possono essere indicate soltanto approssimativamente.
Il problema è più intensamente avvertito in Africa e in Asia. La coalizione ha anche rilevato che l'età del reclutamento si è progressivamente abbassata, fino a toccare i dieci anni. E' interessante l'analisi delle cause del fenomeno: i minori vengono utilizzati come soldati allorché comincia a scarseggiare la manodopera (in tal senso, il pericolo cresce con l'allungarsi del conflitto: se ne è avuto un esempio nella Repubblica Democratica del Congo); inoltre, sono ormai largamente disponibili armi leggere, che anche bambini in tenera età, accuratamente istruiti, sono in grado di montare e smontare, oltre che di portare e utilizzare.
Occorre rilevare che a lungo la volontà della Comunità Internazionale di porre argini al fenomeno è stata fiacca, ma dagli Anni '90 la situazione è progressivamente cambiata: ora, ad esempio, il reclutamento e l'impiego dei minori è considerato un crimine di guerra, che rientra nella sfera giurisdizionale della Corte Penale Internazionale; inoltre, la Convenzione 182 dell'Organizzazione Internazionale Lavoro (ILO) considera reclutamento e impiego di minori di diciotto anni in operazioni militari tra le forme peggiori di sfruttamento del lavoro minorile.
Nella Repubblica Democratica del Congo il conflitto iniziato nel 1998 ha portato all'arruolamento coercitivo di almeno 20000 bambini, nell'esercito regolare o in movimenti di guerriglia. Spesso quei bambini sono stati costretti a compiere violente razzie nei villaggi. Esempi simili non sono mancati in altri Paesi: dalla Sierra Leone alla Liberia, dall'Uganda all'Angola. Occorre dire che per molti bambini l'arruolamento, pur se forzato, ha costituito un modo per sfuggire alla fame. Occorre infine evidenziare anche un aspetto positivo: la nascita, su impulso di organizzazioni come l'UNICEF, di progetti volti a conseguire la smobilitazione dei bambini-soldato e il loro pur non facile reinserimento in attività scolastiche o lavorative e nella società civile.

Giovanni Caputo


Impronte sociali
Settimanale dell’Associazione Melagrana Onlus – Reg. n. 630 dell’8-11-2004 Tribunale di Santa Maria Capua Vetere (Ce)
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