In
Italia si sono confrontati due sistemi, il primo quello
che vede l'impostazione secondo criteri di sostenibilità ambientale
della politica sui rifiuti: in ordine di importanza riduzione,
raccolta differenziata, riciclaggio, per lasciare agli
ultimi posti il recupero energetico e infine lo smaltimento
di quanto non riciclabile; così come previsto
dal decreto 22/97 (decreto Ronchi) che recepiva coerentemente
le Direttive Europee.
Il secondo sistema è quello che vede, in un modo tutto italiano, privilegiare
l'incenerimento dei rifiuti come fosse la soluzione primaria; si tratta di un
sistema fortemente sponsorizzato da Confindustria, e che vede la FIAT e l'Impregilo
come attori diretti a livello nazionale, e Unindustria Treviso a livello locale.
Per realizzare ciò, la lobby degli inceneritori ha potuto contare sulla
politica del governo Berlusconi, una politica di sostanziale annullamento dei
contributi diretti o indiretti alla raccolta differenziata e di superincentivo
all'incenerimento. Scelta che ha spinto nella direzione di far regredire, se
non annullare i progressi fatti da tante amministrazioni locali sulla raccolta
differenziata e sul riciclaggio dei rifiuti, operandosi da parte del Governo
Berlusconi e del Ministro dell'Ambiente Matteoli una sistematica demolizione.
Questa opera di demolizione è avvenuta in vari modi:
• attraverso una totale inerzia nel chiudere gli accordi di programma previsti
dal decreto Ronchi (beni durevoli, polietilene, ecc.);
• chiudendo in un gioco al ribasso il rinnovo di accordi già avviati,
come nel caso del CONAI;
• facendosi parte attiva nel promuovere una politica che contrasta con
scelte ecologiche corrette in politica di gestione dei rifiuti, come l'appoggio
sfrenato a chi vuole costruire inceneritori, concedendo loro (decreto legislativo
n. 387 del 29 dic.2003 art. 17), addirittura in contrasto con l'Unione Europea,
sovvenzioni destinate viceversa alle fonte rinnovabili (certificati verdi).
La lobby degli inceneritori purtroppo pare abbia trovato orecchie attente, in
modo trasversale, in parecchi soggetti della classe politica e giornalistica
italiana, ma ha trovato anche tante cittadine e tanti cittadini che anche loro
trasversalmente alle appartenenze (o non-appartenenze) politiche, ed in collaborazione
con le Associazioni ambientaliste, hanno voluto vederci chiaro, informandosi,
creando occasioni di confronto.
Nella Regione Campania purtroppo è stata forte l'egemonia di chi propugnava
il secondo sistema, mentre la raccolta differenziata, gli impianti di compostaggio
e di riciclaggio sono stati colpevolmente messi da parte.
È emblematico il progetto che appare sul sito internet dell'Arpa della
Campania che ha per titolo "Gestione rifiuti con particolare riferimento
ai termovalorizzatori", realizzato in collaborazione con l'Arpa della Lombardia.
Se questi sono gli indirizzi su cui Bassolino e Formigoni si trovavano d'accordo,
non stupisce che le richieste di dimissioni provenienti dalle destre non tocchino
il Presidente della Campania, ma invece vadano contro il Ministro dell'Ambiente
Pecoraro Scanio, colpevole forse di avere privilegiato una corretta gestione
del ciclo dei rifiuti e la salute dei cittadini invece che l'interesse dei vari
gruppi privati che intendono spartirsi le sovvenzioni dei certificati verdi.
Nella nostra Regione (Veneto) , pur con ritardi e problemi, ci si è avviati
lungo la strada complessa, ma seria, del recepimento del Decreto Ronchi e delle
direttive Europee; con punte di eccellenza nella Provincia di Treviso, penso
al Consorzio Priula, che sono diventati punti di riferimento a livello mondiale.
Che si venga proprio qui in Provincia di Treviso a proporre di tornare indietro
per inseguire il sistema che è fallito miseramente in Campania mi sembra
fuori dal mondo, come mi sembrano fuori dal mondo la pretesa di risolvere il
deficit energetico del nostro Paese con l'incenerimento dei rifiuti: se per produrre
un Kg di plastica si devono utilizzare 14.000 Kcal/Kg da materia prima e 2.000
Kcal/Kg da materia riciclata, se per la carta il rapporto è 6.400 Kcal/Kg
contro 2.000 Kcal/Kg, mi pare ovvio che convenga riciclare e non bruciare.
Ma andiamo a vedere come vanno le cose nel resto d'Europa: dopo anni di sostegno
all'incenerimento, e un'attenta verifica sui suoi effetti, si è scelto
di cambiare direzione; i contributi sono stati diminuiti o, nella maggior parte
dei casi, tolti ma, soprattutto nello Stato preso per tanti anni come riferimento,
la Danimarca, è stata introdotta una tassa sull'incenerimento, perequandolo
sostanzialmente alla discarica. In Austria, per citare un esempio a noi geograficamente
vicino, oltre al solito inceneritore di Vienna, potremmo guardare ai risultati
della gestione del ciclo dei rifiuti, e scopriremmo magari che lì bruciano
solo il 10% dei rifiuti, mentre ne riciclano ben il 60%. La nostra Provincia,
con il 66% di riciclo, credo che debba avere l'Austria come modello di riferimento
piuttosto che la Campania.
Tra le soluzioni nuove e ambientalmente più avanzate che la tecnologia
e la ricerca ci portano si sta affermando il trattamento a freddo della parte
residua. Un metodo che consente una riduzione del volume dei residui pari a quella
prodotta dall'inceneritore con la differenza che si tratta ancora di recupero
di materia, produzione di biogas che rende gli impianti autosufficienti per quanto
riguarda il fabbisogno energetico, con un residuo che non è pericoloso,
mentre le ceneri e i fumi dell'inceneritore lo sono. Non per niente sta girando
da un po' il neologismo "cancrovalorizzatori".
Stefano Dall'Agata
Capogruppo Sinistra Democratica Provincia di Treviso
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