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Ambiente - 08.12.06

Il Parco Pollino ? Un parco sempre più di carta

Si punta ancora sulla riperimetrazione del parco del pollino. I sindaci invece di studiare come rilanciare il parco e ristrutturarlo secondo i nuovi flussi turistici, vedono come uscirne. Uscirne per facilitare nuove speculazioni e soprattutto lasciare aeree libere per il nuovo business che è l’eolico. Per non usare la brutta parola , che è la riperimetrazione , i sindaci parlano di nuovo assestamento dei confini. Per parlare di nuovi confini i sindaci di Grisolia, San Sosti, Santa Domenica Talao, Cerchiara Calabra, Papasidero, Orsomarso, Mormanno, Aieta, Verbicaro, con a capo il Presidente del parco, si sono incontrati a Roma con il Ministro Alfonso Pecoraro Scanio . Il Ministro non poteva che dare loro delle assicurazione solo su un controllo dei confini in modo più marcato sfruttando strade esistenti, fiumi, crinali . Per il resto tutto rimane come sempre e sembra a tutti più che ragionevole . Piuttosto che dei confini i sindaci dovrebbero preoccuparsi di una dirigenza del parco che oramai fa acqua da tutte le parti e che ha portato il parco stesso ad

un abbandono mai visto fino ad oggi. Il Presidente Fino fa quasi finta di non sapere le condizioni in cui versa tutto il territorio interessato . Ed a chiederne apertamente le dimissioni, al Ministro Pecoraio, fino al commissariamento dell’ente è il WWF.

«Negli ultimi anni - si legge nel comunicato Wwf – il degrado del territorio del Parco è cresciuto, anzichè ridursi, mettendo a rischio la straordinaria valenza naturalistica e ambientale del Pollino e il suo ruolo cruciale nel sistema delle aree protette del bacino del Mediterraneo, al punto da richiedere un intervento straordinario come la nomina di un commissario che transiti verso uno scenario di gestione futura ordinaria accorta ed efficace». Il Parco del Pollino, con la sua ricchezza naturalistica unica nel bacino è una delle aree prioritarie per l’Ecoregione Mediterraneo. Vale a dire un’area che ospita livelli significativi di biodiversità eco regionale, così come si evince anche dal recente documento sulla “Biodiversity Vision” condiviso dal Wwf con altri 33 partner come l’Upi e il CfS. Per questo il Wwf chiede al Ministro per le Politiche Ambientali di «intervenire prontamente per intraprendere una verifica puntuale della gestione» ed «avviare quanto prima le procedure per la nomina di nuovi incarichi relativi alla presidenza, alla direzione ed al consiglio direttivo ». Nella richiesta di commissariamento e rimozione degli attuali amministratori il Wwf traccia
anche le linee guida che dovrebbero determinare la scelta dei nuovi “gestori” dell’ente chiamato ad amministrare l’ampio e ricco patrimonio naturalistico, sociale e produttivo dell’area protetta di Calabria e Basilicata. Una persona di «alto profilo e con pregresse esperienze nella gestione di aree protette e beni naturalistici, mentre dovrà essere escluso chi abbia già ricoperto incarichi nell’attuale gestione, contribuendo al determinarsi della grave situazione attuale».

E’ oramai chiara a tutti quale sia la situazione di degrado dell’area del parco. Un abbandono totale. In tutti i sensi. Una risorsa enorme che potrebbe attirare nuovo turismo e nuovi turisti completamente dimenticata. Una risorsa che potrebbe qualificare un territorio sempre di più in mano alla cementificazione legalizzata , a vandali che ne distruggono i rifugi e le tabelle , agli incendiari, ai bracconieri , ed ora anche in mano a chi vorrebbe farne un parco di divertimenti organizzando incursioni al suo interno con motoquad e moto trial. E’ il nuovo sport di moda che sta prendendo piede fra tanti giovani. La moto quad è una moto a tre ruote con la quale puoi attraversare fiumi, salire sentieri scoscesi, zigzagare fra alberi, fare impennate . L’affitto della motoquad costa da Scalea solo 60 euro al giorno e le mete sono l’Abatemarco, il Lao, il Noce fino ad entrare nelle Riserve di Orsomarso e in pieno parco pollino. Gli ambientalisti hanno informato della cosa più volte lo stesso ente parco e la Forestale, ma niente sembra fermarli. Le moto Trial si sono viste finanche alla festa della Santa Croce sotto il Monte Caccia lo scorso 22 giugno a oltre 1350 mt di altitudine. I motociclisti entrano nell’area parco creandosi spesso sentieri propri che passano fra alberi secolari, su fiori pregiati e protetti, spaventando animali che spesso investono . Ma questo è solo la punta di un iceberg molto profondo. Un segnale che indica che del parco non importa a nessuno . Del Parco sono rimasti solo i divieti . E sull’onda di questi contrasti, alimentati dai cacciatori spalleggiati da An a destra e dai DS a sinistra, i comuni della fascia costiera quali, Verbicaro, Maierà, Aieta, Bonifati, Buonvicino,che sono all’interno del Parco , ne hanno chiesto da tempo la riperimetrazione ottenendo un si da parte della passata giunta Chiaravalloti. Un parco quindi tutto sulla carta e nei convegni, piuttosto che nelle popolazioni che lo vivono. Un parco che è diventato una grande trappola per i tanti comuni che pensavano di poterne ottenere solo benefici. A urlare sulla situazione grave che il parco attraversa non sono solo gli ambientalisti ma anche le tante guide naturalistiche che faticosamente da soli riescono a formare gruppi di turisti da portare nel parco. La prima cosa che salta agli occhi, dicono le guide, è la mancanza di tabellonistica. Sulla variante ss18, non trovi un solo cartello che indichi il parco pollino a meno di un ora dalla stessa. All’interno delle aree e delle riserve non trovi neanche i sentieri. Sull’Argentino , nella Riserva Orientata di Orsomarso tutte le passerelle da Poveramosca in poi sono distrutte. Molti sentieri sono chiusi o senza manutenzione, la stessa tabellonistica spesso da indicazioni errate o comunque è poco chiara. Molte tabelle messe in alcune aree del parco sono senza alcuna indicazione. Vuoti cartelli che non indicano nulla. Al belvedere del Malvento, per esempio una grossa vasca che dovrebbe contenere acqua è diventata una minidiscarica vera e propria. La situazione non cambia nei rifugi. In tutto il Pollino sono 12 i rifugi , e quasi tutti sono distrutti e abbandonati. Il rifugio Pedarreto- Fasanello , nel comune di Rotonda, risulta chiuso per lavori di ristrutturazione. Sembra che lo si voglia trasformare in albergo. Un albergo a 1350 mt di altitudine ! A metri 1563, sempre nel comune di Rotonda esiste un altro rifugio. Quello di Colle Ruggio. Qui siamo di fronte al completo disastro. Tutto è stato devastato. I vetri rotti, le balconate divelte, financo alcune finestre sono state divelte e buttate nella vicina faggeta. Le stanze all’interno sono tutte devastate e ridotte ad un cumulo di immondizie. Identica situazione al vicino rifugio De Gasperi. Si giunge da Orsomarso in un ora ed è il più vecchio rifugio del Pollino costruito ben 70 anni fa. Una struttura che ha resistito a tutte le intemperie invernali, ben solida, ma che niente può di fronte all’abbandono. Tutto sta per crollare dagli infissi , alle terrazze, al tetto. Fra i rifugi aperti ci risulta il Visitone. Ma pur essendo aperto con annesso ristorante risulta decadente al massimo. Gli infissi non vedono vernice fresca da decenni e le balconate tremano al passaggio della gente . Ma le minacce nel Parco del Pollino non provengono solo dall’abbandono e dall’incuria, ma anche da vere e proprie cementificazioni. Opere pubbliche o meno che spaccherebbero in due il parco . E grave per tutto questo la recente autorizzazione alla costruzione della strada Scalea Mormanno da parte dell’ente parco del Pollino e dalla Provincia di Cosenza , che hanno gettato nello sconforto tutti i sinceri ambientalisti che da sempre con un intenso lavoro di volontariato cercano di proteggere la grande area, dai tagli indiscriminati di alberi, dalle cementificazioni, dall’abbandono più completo. Nessun divieto, la strada s’ha da fare ! Quella strada sarà la fine del Parco del pollino. Un precedente gravissimo che spaccherà l’area del parco in due parti, con una ferita di cemento che mai e poi mai verrà rimarginata. Un passo verso la turisticizzazione selvaggia di una area importante dal punto di vista naturalistico ma anche per un turismo responsabile e sostenibile che non ha bisogno di grandi artiere ma di semplici accorgimenti. Alle strade di cemento ora si aggiungono anche gli impianti eolici. Gli ambientalisti non hanno niente in contrario con questi tipo di impianti ma è anche vero che i posti bisogna sceglierli per bene e con una visione generale del territorio sul quale intervenire. Per evitare che agli alberi si sostituiscano con il tempo torri cilindriche alte 60 metri. E’ quanto sta per accadere a Latronico. Un bellissimo paesino della Basilicata in pieno Parco del Pollino. La scelta di un grande campo eolico nel Parco del Pollino, nei pressi di Latronico, è sbagliata per molti motivi, sia per la delicatezza dei territori, sia per le dimensioni dell’impianto. Il progetto prevede nel Parco Nazionale del Pollino la realizzazione di una Wind Farm (fattoria del vento) con 90 pale eoliche della potenza complessiva di oltre 72 MW. Si tratta di portare in aree naturali e boschi, impianti pesanti con relative opere di antropizzazione quali strade, linee elettriche, scavi per fondazioni e per collegamenti elettrici, il tutto su una delle direttrici di volo di numerose specie di uccelli migratori. Il sito prescelto infatti è ricadente nei territori comunali di Latronico e Carbone e si trova a contatto con il SIC/ZPS Monte Alpi Malboschetto di Latronico di 1561 ha, SIC Monte Raparo di 2.021 ha, SIC Bosco Vaccarizzo di 273 ha, SIC Monte La Spina di 1.074 ha. Un complesso montuoso di eccezionale valore ambientale e paesaggistico del Parco Nazionale del Pollino che vede la presenza dell'Aquila reale, Capovaccaio, Falco pellegrino, Lanario, Picchio nero, Gufo reale, etc. Ma non solo nel versante della Basilicata faranno capolino questi impianti anche in Calabria ne sono previsti ben 14 e diversi di questi proprio nelle aree del Parco del pollino. Uno di questi impianti aspetta l’autorizzazione solo da parte della Provincia ( ha già il via dei Comuni di Bonifati e Sangineto) e dovrebbe sorgere sul crinale del Monte Pinna in territorio di Sangineto nelle vicinanze dello splendido laghetto La Penna. Un luogo incontaminato dove è ancora possibile incontrare animali di ogni genere e dove a soli un ora dal mare si ritrova pace e bellezza. Insomma il patrimonio naturale della Calabria è dovunque in pericolo. Si avverte l’assenza di un vero presidente dell’ente parco. Ovunque si segnalano tagli indiscriminati di alberi che avvengono un pò ovunque e spesso con le autorizzazioni necessarie. Nonostante l’istituzione dei Parchi nazionali (Legge 394/91), i tagli realizzati per scopi prettamente economici mettono a rischio notevoli estensioni boschive, vere e proprie riserve di biodiversità e polmoni verdi della nostra regione. I nuovi vandali imperversano dovunque, distruggendo e speculando anche sulle cosiddette “energie alternative”. Si vengono a distruggere preziose ed insostituibili risorse forestali fondamentali per la biodiversità e gli equilibri naturali, mentre l’energia solare fotovoltaica, questa sì davvero pulita e rinnovabile, viene quasi del tutto ignorata nelle due regioni del parco. Partendo dal Parco del Pollino, dalla Sila fino al Parco di Aspromonte, attraverso il Parco regionale delle Serre, lo scempio che, per la sua vastità appare quasi programmato, avanza inesorabile: migliaia di pinete e faggete vengono tagliate persino in Zona 1 a tutela integrale e all’interno dei Siti di Importanza Comunitaria e Zone di Protezione Speciali, tra il silenzio assordante delle Istituzioni e l’indifferenza dei cittadini, spesso disapplicando le normative e le misure di salvaguardia dei parchi e dell’Unione Europea.
Ma se muore la natura anche i paesi all’interno dell’area parco muoiono, senza una prospettiva e senza un futuro legato alle proprie risorse . Lo spopolamento dei paesi avanza di anno in anno e cresce sempre di più il numero di paesi ridotti a 30/40 nuclei familiari. Per la nostra regione di commissari e sub commissari, di presidenti di carta così come di parchi di carta, di enti inutili oltre che di opere inutili, la fine del Parco del pollino sarà un'altra forte mazzata. Il governo , il Ministro dell’Ambiente ora devono far presto nel nominare un nuovo presidente del parco, che soprattutto sia veramente un ambientalista e un profondo conoscitore delle tematiche ambientaliste e delle esigenze delle popolazioni e di come la sostenibilità ambientale si può coniugare con lo sviluppo di un area da troppo tempo sottovalutata e lasciata in completo abbandono.

Francesco Cirillo


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