un
abbandono mai visto fino ad oggi. Il Presidente Fino
fa quasi finta di non sapere le condizioni in cui versa
tutto il territorio interessato . Ed a chiederne apertamente
le dimissioni, al Ministro Pecoraio, fino al commissariamento
dell’ente è il WWF.
«Negli
ultimi anni - si legge nel comunicato Wwf – il
degrado del territorio del Parco è cresciuto,
anzichè ridursi, mettendo a rischio la straordinaria
valenza naturalistica e ambientale del Pollino e il suo
ruolo cruciale nel sistema delle aree protette del bacino
del Mediterraneo, al punto da richiedere un intervento
straordinario come la nomina di un commissario che transiti
verso uno scenario di gestione futura ordinaria accorta
ed efficace». Il Parco del Pollino, con la sua
ricchezza naturalistica unica nel bacino è una
delle aree prioritarie per l’Ecoregione Mediterraneo.
Vale a dire un’area che ospita livelli significativi
di biodiversità eco regionale, così come
si evince anche dal recente documento sulla “Biodiversity
Vision” condiviso dal Wwf con altri 33 partner
come l’Upi e il CfS. Per questo il Wwf chiede al
Ministro per le Politiche Ambientali di «intervenire
prontamente per intraprendere una verifica puntuale della
gestione» ed «avviare quanto prima le procedure
per la nomina di nuovi incarichi relativi alla presidenza,
alla direzione ed al consiglio direttivo ». Nella
richiesta di commissariamento e rimozione degli attuali
amministratori il Wwf traccia
anche le linee guida che dovrebbero determinare la scelta dei nuovi “gestori” dell’ente
chiamato ad amministrare l’ampio e ricco patrimonio naturalistico, sociale
e produttivo dell’area protetta di Calabria e Basilicata. Una persona
di «alto profilo e con pregresse esperienze nella gestione di aree protette
e beni naturalistici, mentre dovrà essere escluso chi abbia già ricoperto
incarichi nell’attuale gestione, contribuendo al determinarsi della grave
situazione attuale».
E’ oramai
chiara a tutti quale sia la situazione di degrado dell’area
del parco. Un abbandono totale. In tutti i sensi. Una
risorsa enorme che potrebbe attirare nuovo turismo e
nuovi turisti completamente dimenticata. Una risorsa
che potrebbe qualificare un territorio sempre di più in
mano alla cementificazione legalizzata , a vandali che
ne distruggono i rifugi e le tabelle , agli incendiari,
ai bracconieri , ed ora anche in mano a chi vorrebbe
farne un parco di divertimenti organizzando incursioni
al suo interno con motoquad e moto trial. E’ il
nuovo sport di moda che sta prendendo piede fra tanti
giovani. La moto quad è una moto a tre ruote con
la quale puoi attraversare fiumi, salire sentieri scoscesi,
zigzagare fra alberi, fare impennate . L’affitto
della motoquad costa da Scalea solo 60 euro al giorno
e le mete sono l’Abatemarco, il Lao, il Noce fino
ad entrare nelle Riserve di Orsomarso e in pieno parco
pollino. Gli ambientalisti hanno informato della cosa
più volte lo stesso ente parco e la Forestale,
ma niente sembra fermarli. Le moto Trial si sono viste
finanche alla festa della Santa Croce sotto il Monte
Caccia lo scorso 22 giugno a oltre 1350 mt di altitudine.
I motociclisti entrano nell’area parco creandosi
spesso sentieri propri che passano fra alberi secolari,
su fiori pregiati e protetti, spaventando animali che
spesso investono . Ma questo è solo la punta di
un iceberg molto profondo. Un segnale che indica che
del parco non importa a nessuno . Del Parco sono rimasti
solo i divieti . E sull’onda di questi contrasti,
alimentati dai cacciatori spalleggiati da An a destra
e dai DS a sinistra, i comuni della fascia costiera quali,
Verbicaro, Maierà, Aieta, Bonifati, Buonvicino,che
sono all’interno del Parco , ne hanno chiesto da
tempo la riperimetrazione ottenendo un si da parte della
passata giunta Chiaravalloti. Un parco quindi tutto sulla
carta e nei convegni, piuttosto che nelle popolazioni
che lo vivono. Un parco che è diventato una grande
trappola per i tanti comuni che pensavano di poterne
ottenere solo benefici. A urlare sulla situazione grave
che il parco attraversa non sono solo gli ambientalisti
ma anche le tante guide naturalistiche che faticosamente
da soli riescono a formare gruppi di turisti da portare
nel parco. La prima cosa che salta agli occhi, dicono
le guide, è la mancanza di tabellonistica. Sulla
variante ss18, non trovi un solo cartello che indichi
il parco pollino a meno di un ora dalla stessa. All’interno
delle aree e delle riserve non trovi neanche i sentieri.
Sull’Argentino , nella Riserva Orientata di Orsomarso
tutte le passerelle da Poveramosca in poi sono distrutte.
Molti sentieri sono chiusi o senza manutenzione, la stessa
tabellonistica spesso da indicazioni errate o comunque è poco
chiara. Molte tabelle messe in alcune aree del parco
sono senza alcuna indicazione. Vuoti cartelli che non
indicano nulla. Al belvedere del Malvento, per esempio
una grossa vasca che dovrebbe contenere acqua è diventata
una minidiscarica vera e propria. La situazione non cambia
nei rifugi. In tutto il Pollino sono 12 i rifugi , e
quasi tutti sono distrutti e abbandonati. Il rifugio
Pedarreto- Fasanello , nel comune di Rotonda, risulta
chiuso per lavori di ristrutturazione. Sembra che lo
si voglia trasformare in albergo. Un albergo a 1350 mt
di altitudine ! A metri 1563, sempre nel comune di Rotonda
esiste un altro rifugio. Quello di Colle Ruggio. Qui
siamo di fronte al completo disastro. Tutto è stato
devastato. I vetri rotti, le balconate divelte, financo
alcune finestre sono state divelte e buttate nella vicina
faggeta. Le stanze all’interno sono tutte devastate
e ridotte ad un cumulo di immondizie. Identica situazione
al vicino rifugio De Gasperi. Si giunge da Orsomarso
in un ora ed è il più vecchio rifugio del
Pollino costruito ben 70 anni fa. Una struttura che ha
resistito a tutte le intemperie invernali, ben solida,
ma che niente può di fronte all’abbandono.
Tutto sta per crollare dagli infissi , alle terrazze,
al tetto. Fra i rifugi aperti ci risulta il Visitone.
Ma pur essendo aperto con annesso ristorante risulta
decadente al massimo. Gli infissi non vedono vernice
fresca da decenni e le balconate tremano al passaggio
della gente . Ma le minacce nel Parco del Pollino non
provengono solo dall’abbandono e dall’incuria,
ma anche da vere e proprie cementificazioni. Opere pubbliche
o meno che spaccherebbero in due il parco . E grave per
tutto questo la recente autorizzazione alla costruzione
della strada Scalea Mormanno da parte dell’ente
parco del Pollino e dalla Provincia di Cosenza , che
hanno gettato nello sconforto tutti i sinceri ambientalisti
che da sempre con un intenso lavoro di volontariato cercano
di proteggere la grande area, dai tagli indiscriminati
di alberi, dalle cementificazioni, dall’abbandono
più completo. Nessun divieto, la strada s’ha
da fare ! Quella strada sarà la fine del Parco
del pollino. Un precedente gravissimo che spaccherà l’area
del parco in due parti, con una ferita di cemento che
mai e poi mai verrà rimarginata. Un passo verso
la turisticizzazione selvaggia di una area importante
dal punto di vista naturalistico ma anche per un turismo
responsabile e sostenibile che non ha bisogno di grandi
artiere ma di semplici accorgimenti. Alle strade di cemento
ora si aggiungono anche gli impianti eolici. Gli ambientalisti
non hanno niente in contrario con questi tipo di impianti
ma è anche vero che i posti bisogna sceglierli
per bene e con una visione generale del territorio sul
quale intervenire. Per evitare che agli alberi si sostituiscano
con il tempo torri cilindriche alte 60 metri. E’ quanto
sta per accadere a Latronico. Un bellissimo paesino della
Basilicata in pieno Parco del Pollino. La scelta di un
grande campo eolico nel Parco del Pollino, nei pressi
di Latronico, è sbagliata per molti motivi, sia
per la delicatezza dei territori, sia per le dimensioni
dell’impianto. Il progetto prevede nel Parco Nazionale
del Pollino la realizzazione di una Wind Farm (fattoria
del vento) con 90 pale eoliche della potenza complessiva
di oltre 72 MW. Si tratta di portare in aree naturali
e boschi, impianti pesanti con relative opere di antropizzazione
quali strade, linee elettriche, scavi per fondazioni
e per collegamenti elettrici, il tutto su una delle direttrici
di volo di numerose specie di uccelli migratori. Il sito
prescelto infatti è ricadente nei territori comunali
di Latronico e Carbone e si trova a contatto con il SIC/ZPS
Monte Alpi Malboschetto di Latronico di 1561 ha, SIC
Monte Raparo di 2.021 ha, SIC Bosco Vaccarizzo di 273
ha, SIC Monte La Spina di 1.074 ha. Un complesso montuoso
di eccezionale valore ambientale e paesaggistico del
Parco Nazionale del Pollino che vede la presenza dell'Aquila
reale, Capovaccaio, Falco pellegrino, Lanario, Picchio
nero, Gufo reale, etc. Ma non solo nel versante della
Basilicata faranno capolino questi impianti anche in
Calabria ne sono previsti ben 14 e diversi di questi
proprio nelle aree del Parco del pollino. Uno di questi
impianti aspetta l’autorizzazione solo da parte
della Provincia ( ha già il via dei Comuni di
Bonifati e Sangineto) e dovrebbe sorgere sul crinale
del Monte Pinna in territorio di Sangineto nelle vicinanze
dello splendido laghetto La Penna. Un luogo incontaminato
dove è ancora possibile incontrare animali di
ogni genere e dove a soli un ora dal mare si ritrova
pace e bellezza. Insomma il patrimonio naturale della
Calabria è dovunque in pericolo. Si avverte l’assenza
di un vero presidente dell’ente parco. Ovunque
si segnalano tagli indiscriminati di alberi che avvengono
un pò ovunque e spesso con le autorizzazioni necessarie.
Nonostante l’istituzione dei Parchi nazionali (Legge
394/91), i tagli realizzati per scopi prettamente economici
mettono a rischio notevoli estensioni boschive, vere
e proprie riserve di biodiversità e polmoni verdi
della nostra regione. I nuovi vandali imperversano dovunque,
distruggendo e speculando anche sulle cosiddette “energie
alternative”. Si vengono a distruggere preziose
ed insostituibili risorse forestali fondamentali per
la biodiversità e gli equilibri naturali, mentre
l’energia solare fotovoltaica, questa sì davvero
pulita e rinnovabile, viene quasi del tutto ignorata
nelle due regioni del parco. Partendo dal Parco del Pollino,
dalla Sila fino al Parco di Aspromonte, attraverso il
Parco regionale delle Serre, lo scempio che, per la sua
vastità appare quasi programmato, avanza inesorabile:
migliaia di pinete e faggete vengono tagliate persino
in Zona 1 a tutela integrale e all’interno dei
Siti di Importanza Comunitaria e Zone di Protezione Speciali,
tra il silenzio assordante delle Istituzioni e l’indifferenza
dei cittadini, spesso disapplicando le normative e le
misure di salvaguardia dei parchi e dell’Unione
Europea.
Ma se muore la natura anche i paesi all’interno dell’area parco
muoiono, senza una prospettiva e senza un futuro legato alle proprie risorse
. Lo spopolamento dei paesi avanza di anno in anno e cresce sempre di più il
numero di paesi ridotti a 30/40 nuclei familiari. Per la nostra regione di
commissari e sub commissari, di presidenti di carta così come di parchi
di carta, di enti inutili oltre che di opere inutili, la fine del Parco del
pollino sarà un'altra forte mazzata. Il governo , il Ministro dell’Ambiente
ora devono far presto nel nominare un nuovo presidente del parco, che soprattutto
sia veramente un ambientalista e un profondo conoscitore delle tematiche ambientaliste
e delle esigenze delle popolazioni e di come la sostenibilità ambientale
si può coniugare con lo sviluppo di un area da troppo tempo sottovalutata
e lasciata in completo abbandono.
Francesco Cirillo
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