costeggerà per
qualche chilometro poi piegherà verso Santa Domenica
T. riprendendo una vecchia strada che attraversa una
bellissima e lunga querceta. La strada sarà larga
9 metri e calcolando i bordi laterali si arriverà ad
una larghezza massima di 15 metri. Un migliaio le querce
che verranno abbattute, una piccola chiesa, una o più abitazioni,
per una strada che arriverà ai piedi di Santa
Domenica T. senza poter proseguire chissà per
quanti anni ancora. Difatti ci si chiede come si potrà autorizzare
una strada che dovrebbe attraversare, prima la Riserva
naturale del Fiume Lao, poi il Parco del Pollino per
un centinaio di chilometri, passando per boschi bellissimi,
corsi di fiumi, habitat naturale di grande pregio. Quindi
la logica ci fa pensare che si inizia un lavoro ben sapendo
che il resto non potrà mai giungere alla fine.
Ma ancora una cosa vieterebbe la costruzione di questa
strada. E’ il Progetto Integrato strategico della
rete Ecologica regionale, approvato con delibera di Giunta
n.309 del 23 aprile 2003. Nel Progetto si parla di Corridoi
verdi ecologici e di tutto ciò , sia flora che
fauna , che vanno difesi all’interno di essi. Il
bacino del Lao e fino a Santa Domenica Talao fanno parte
di un corridoio verde che dal mare giunge fino al Pollino.
La strada che si vorrebbe ora costruire , è all’interno
di questo corridoio verde . il protocollo d’intesa
sulla realizzazione dei corridoi verdi porta la firma
delle Comunità Montana di Verbicaro, dei comuni
del parco, della Forestale, della provincia di Cosenza.
Una strada che contrasta quindi con leggi di protezione
dell’ambiente vigenti, oltre che inutile, che non
serve ai cittadini di santa Domenica T. che per recarsi
a Scalea sceglieranno per comodità la vecchia
504. Gli ambientalisti sono scesi subito sul piede di
guerra e hanno chiesto a gran voce di bloccare i lavori
e l’iter di esproprio. Così stanno facendo
i contadini e i proprietari che la strada nuova dovrebbe
espropriare.
Una strada spostata evidentemente per favorire i contatti con l’avio superficie
che a distanza di anni stenta a decollare. Un aviosuperficie , più volte
da noi scritto, inutile e che non troverà mai quel mercato di cui abbisognerebbe
per essere considerata utile allo sviluppo turistico. Un aviosuperficie che è sorta
in un area Sic e in un corridoio verde senza che alcuno organo di stato si ponesse
il problema sulla sua legittimità ad essere costruita. Ed ora ecco anche
un inchiesta da parte della Procura di Paola. Si indaga sulle mancate assunzioni
che erano alla base del finanziamento ottenuto perché venisse costruita.
Si parla di 98 assunzioni. Ma in realtà sono due o tre quelli assunti
e che lavorano oggi in questa megastruttura completamente inutilizzata . Una
società di Napoli tenterà di rendere utile questa aviosuperficie
di Scalea. Proverà a mettere in pista voli fra Napoli e Scalea e viceversa.
Almeno si avrà la soddisfazione di vedere qualche aereo decollare ed atterrare.
Per quanto tempo non è dato sapere. Ma almeno ci si prova. D’altra
parte si sapeva sin dall’inizio che l’aviosuperficie avrebbe raggiunto
il lungo elenco di opere inutili della Calabria. Lo sapeva il sindaco Mario Russo
che sin dall’inizio la chiamava aeroporto , ben sapendo che non lo era,
lo sapevano i progettisti, lo sapevano i vari consorzi che si erano formati sin
dall’inizio della costruzione dell’opera, lo sapevano anche i partiti
politici di Scalea, che nulla avevano fatto per evitare la cementificazione dell’argine
sinistro del Fiume Lao e la nascita quindi di un lungo serpentone in cemento.
Un opera, anche se inutile , non si contrasta mai, anzi si cavalca sempre. In
tempi di grande disoccupazione un posto di lavoro ci potrebbe sempre uscire !
E questo anche se il Fiume Lao rompe gli argini ed invade l’aviosuperficie
rompendo cento metri di muro protettivo. Muro poi risanato con soldi del Comune
di Scalea. Ma l’erosione continuerà, è certo, anche perchè,
solo pochi mesi fa, è stato permesso dal Genio Civile fluviale e dalla
provincia il prelievo, appena cento metri sopra l’aviosuperficie di tonnellate
di inerti. Il prelievo indebolirà ancora di più gli argini del
fiume aumentando la potenza della portata d’acqua. Dopo il disastro ambientale
e la scoperta dell’ inutilità dell’opera,
i primi a porre il problema su cosa fare dell’opera sono i verdi di Scalea
che con una manifestazione pubblica hanno avviato il dibattito con un'unica prospettiva
: l’aviosuperficie per “decollare” deve diventare aeroporto
! Come dire , oramai l’abbiamo fatto lo scempio, vediamo come renderlo
utile ! Sembra facile, ma con i giusti agganci politici potrebbe realizzarsi.
L’opera costata fino ad ora 24 miliardi di vecchie lire,( resta in cassa
un miliardo di vecchie lire ancora da spendere per le rifiniture) per questa
trasformazione, avrebbe bisogno di nuovi investimenti e soprattutto di una nuova
pista di atterraggio per aerei di tutt’altro peso ! Già perché aviosuperficie
vuol dire solo piccoli aerei da turismo.
Ma se è da anni che diciamo e lo abbiamo più volte scritto, su
questo giornale, che era falsa la dicitura posta sin dall’inizio dell’avvio
dei lavori “ stiamo costruendo l’aeroporto di Scalea”, messa
in bella vista nei pressi del ponte del fiume Lao. Sarebbe stato giusto parlare
fin dall’inizio di aviosuperficie. Ma parlando di aviosuperficie si sarebbe
subito scoperto l’inganno , e l’utilità dell’opera sarebbe
stata subito messa in discussione.
Già da chi ? Dalla Magistratura, dagli organi regionali e provinciali
? ma intanto un investimento non dovrebbe avere una finalità precisa ‘ o
basta avere i finanziamenti per far funzionare tutto come si deve ? Già,
il famoso “olio alle macchine “ .
Un serpentone di cemento sul quale “a vista” , e cioè senza
radar, dovrebbero atterrare piccoli aerei da turismo trasportanti un massimo
di 9 persone per volta. Il progetto venne approvato attraverso i Patti territoriali
dell'Alto tirreno cosentino ed è stato presentato come utile agli aerei
della protezione civile, al trasporto di merci di natura agricola, oltre che
per lo sbarco di ben 74 mila passeggeri all'anno. Ma quello che ora , veramente
bisognerebbe verificare è l'effettiva utilità dell'opera e quello
che come si usa dire il costo beneficio. Tale struttura , intanto,non è contemplata
nel “Piano Nazionale dei Trasporti” ed è appena accennata
al punto 4.3 unicamente dal “Piano Regionale” il quale così riporta: “…Analogamente è prevista
la realizzazione di un aeroporto d’interesse locale nell’area dell’Alto
Tirreno Cosentino,in prossimità del Comune di Scalea”. E analizziamo
i dati ufficiali : previsti 74mila passeggeri,1350 tonnellate di trasporto merci
e 95 posti di lavoro. Prendiamo i dati dei passeggeri. Bisogna dire che l'aviosuperficie
non è altro che un grande pista di cemento che occupa una lunghezza di
2 chilometri per trenta metri di larghezza per un totale di 260 mila 515 metri
quadrati. Su questa pista potranno atterrare solo voli charter o aerotaxi fino
ad un massimo di 9 passeggeri ed a vista , cioè senza alcun sistema di
assistenza radar ,esclusi, naturalmente quelli in dotazione del pilota dell'aereo.
Questo dato del massimo dei nove passeggeri è un requisito di sicurezza
scritto nel “Regolamento per l’uso di aviosuperfici per attività di
Trasporto Pubblico,Scuola,Lavoro aereo” d’imminente emanazione da
parte dell’ENAC, Ente Nazionale per l’Aviazione Civile, il cui art.
3 recita proprio così: "L'uso di aviosuperfici per attività di
trasporto pubblico è consentito esclusivamente per i voli: intracomunitari;
in condizioni meteo non inferiori a quelle minime prescritte dalle regole del
volo a vista; limitato alle ore diurne; ai soli velivoli di MTOM non superiori
a 5700 kg e numero di posti passeggeri non superiori a 9 " e sottolineiamo
nove. Questo vuol dire che , per raggiungere la cifra dichiarata nel progetto
, di 74 mila passeggeri, si dovrebbero effettuare su Scalea fino a 8 mila voli
all'anno, cioè 23 aerei al giorno!
E poi l’atterraggio è a vista, cosa vuol dire. Che se c’è troppo
vento per esempio l’areo si dirotta a Lametia. Viene da pensare allora,
che se uno prende l’aereo da Napoli per venire a Scalea in un ora si potrebbe
trovare a Lametia dove per ritornare a Scalea in pullman o navetta ci vogliono
due ore ! Bel guadagno ! Chi prenderebbe un treno per andare a Napoli sapendo
che potrebbe trovarsi a Bari ? E’ possibile che solo ora, tutti quanti,
si siano accorti di questi problemi ? Che tutti ora parlino di aeroporto e si
cerchi di correre ai ripari, certi del fallimento in caso restasse una “semplice” aviosuperficie
?
Rischiamo insomma di assistere, e questa volta in diretta, alla solita opera
inutile, come al solito finanziata con soldi pubblici. Abbiamo gli esempi di
tanti altri aeroporti sparsi in tutta Italia . Tutti realizzati con fondi pubblici
e poi abbandonati a se stessi per mancanza di clienti e soprattutto di compagnie
aeree. Uno eternamente in crisi è l’aeroporto di Crotone. Un altro
vicino è l’aeroporto di Foggia. Consegnato da un anno e abbandonato
a se stesso. Succederà anche a Scalea ? Se resta l’aviosuperficie
così come è , di certo. Ma che altro potrebbe succedere ? la trasformazione
in aeroporto di III categoria, alcuni esperti dicono che non sia possibile per
tanti motivi. Uno per tutti lo spazio necessario per l’ atterraggio e la
partenza. Come si è potuto costruire una pista che inizia sulla variante
SS 18 e finisce al limite della ferrovia ? Intanto la Provincia di Cosenza, per
bocca del consigliere provinciale Arturo Riccetti annuncia interventi stradali
per migliorare l’accesso all’aviosuperficie. Ben 130 mila euro per
l’ingresso da ovest , dal bivio di Orsomarso, e altri 200 mila euro per
l’ingresso dalla superstrada. In totale , 330 mila euro per due strade
che potrebbero portare solo ad una pista di cemento costata 25 miliardi ! E chissà un
domani con un bel ponte si potrebbe utilizzare anche l’altra strada inutile
,la Scalea Mormanno. Bell’affare ! Non si potrebbe attendere il decollo
definitivo dell’opera , senza rischiare di costruire con fondi pubblici
due o tre strade che porteranno al nulla ?
Intanto l’aviosuperficie servirà per delle riprese di un film che
si gira in questi giorni nel centro storico di Diamante. Ad atterrare o a fingere
di farlo sarà l’attore francese Gerard Depardieu. Ma il film di
Depardieu non è un film di fantascienza è un film vero, una storia
di speranza e di lavoro ambientata nella nostra terra, che ironia della sorte,
e senza che il regista Calopresti lo sapesse, parte proprio da un opera inutile.
Francesco Cirillo
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