Colonia
«A Colonia non c’è posto per razzismo,
intolleranza, discriminazione e ogni odore di fascismo».
Le parole del sindaco di Colonia Fritz Schramma, della
Cdu, potrebbero essere assunte come slogan delle mobilitazioni
antirazziste prossime venture in Italia. Tanto più urgenti
dopo la morte di Abdul a Milano e dopo la protesta dei
migranti di Castelvolturno. Più ancora delle parole
di Schramma, è la lezione civile di migliaia di
anonimi cittadini di Colonia che andrebbe appresa. Gli
estremisti di destra europei, inquadrati dietro le parole
d’ordine della difesa di un’identità presunta
e posticcia del continente e delle sue fantomatiche «radici
cristiane», avevano scelto Colonia per una prova
di forza che li ha annichiliti. Non solo perché i
movimenti antifascisti tedeschi hanno bloccato le strade
che dall’aeroporto portano in città e hanno
chiuso la piazza dove si sarebbe dovuto svolgere il raduno.
A privare gli «eurofascisti» di ogni possibile
spazio pubblico è stata soprattutto la reazione
dei cittadini di Colonia: i tassisti che hanno rifiutato
di caricarli a bordo, i birrai che hanno rifiutato di dargli
da bere, gli albergatori che hanno cancellato le prenotazioni
e le oltre centomila persone, di ogni colore e fede, che
hanno sfilato per le vie della città. E nessuno
[altra lezione] si è sognato di ridurre una bella
giornata civile ai tafferugli tra una parte dei manifestanti
e la polizia.
La grande moschea che sarà costruita a Colonia nasce
quindi come elemento del tessuto di una società che
dimostra di non aver paura, di accettare la scommessa della
pluralità viva, contraddittoria, affascinante. I
corpi estranei, anzi, sono loro, grotteschi come i nazisti
dell’Illinois.
Enzo Mangini
www.carta.org