Cosa
accade in Thailandia?
Un recente bollettino sulla conflittualità che
imperversa nella Thailandia meridionale parla di 76 morti dall'inizio
del 2007. Le uccisioni hanno luogo principalmente in tre province
meridionali del Paese asiatico: Yala, Narathiwat e Pattani. Nella
maggior parte dei casi le vittime sono civili di credo religioso
buddista e si attribuiscono le uccisioni a militanti islamici separatisti.
A detta di vari esperti di conflitti e attivisti per i diritti
umani il fenomeno è relativamente recente e deriva dal fatto
che i militanti islamici prendono di mira con sempre maggior frequenza
templi buddisti. I bonzi che vi abitano e vi pregano, li stanno
abbandonando; del resto comunità intere di buddisti stanno
dirigendosi verso altre città tailandesi (Hat Yai, Song
Khla), dove provano a mettersi al riparo. Fino a tempi relativamente
recenti le due comunità religiose coesistevano nell'area,
pur se le popolazioni musulmana e buddista manifestavano la tendenza
ad abitare in villaggi distinti; ormai ciò appare impossibile,
essendo subentrati sentimenti reciproci di sospetto e forte animosità.
I buddisti che ancora permangono nella zona si armano fino ai denti
per difendersi. I musulmani dell'area sono in gran parte di etnia
malese; l'area fu annessa al Regno del Siam (antica denominazione
della Thailandia) nel 1786 e la conquista pose fine al preesistente
Sultanato Islamico di Pattani (che coincideva con i territori delle
tre province meridionali che demarcano attualmente il confine della
Thailandia con la Malesia); da subito i musulmani svilupparono
forme di resistenza e ogni tentativo di favorire la loro integrazione
con il resto della popolazione fu reso vano, anche a causa della
differenza di culto religioso. Nelle province meridionali la tendenza
alla ribellione è dunque radicata; mai tuttavia, finora,
il livello di violenza era stato tanto elevato, al punto tale che
le pattuglie dell'esercito governativo, in particolare in alcune
aree della provincia di Narathiwat, non osano nemmeno arrischiarsi
a svolgere le normali attività di pattugliamento. I ribelli
musulmani manifestano la tendenza a colpire improvvisamente e a
non rivendicare i loro attacchi; la loro tecnica, tuttavia, sta
progressivamente migliorando e consente loro di confezionare, sia
pur artigianalmente, ordigni esplosivi sempre più potenti.
In particolare il 18 febbraio, inoltre, i militanti islamici sono
riusciti ad attuare circa trenta attacchi simultanei e coordinati
in una sola serata, rivolti contro svariati obiettivi (centrali
elettriche, edifici scolastici, pompe di benzina, centri commerciali,
hotel,…) nei capoluoghi delle tre province suddette. Sono
morte almeno otto persone! Ciò il giorno dopo ha spinto
il Premier tailandese Chulanont a richiedere l'aiuto del governo
malese nella lotta contro i gruppi islamici separatisti e a convocare
il Consiglio per la Sicurezza Nazionale per decidere misure volte
a fronteggiare la difficile situazione. L'insurrezione musulmana
nel sud è divenuta particolarmente cruenta a partire dal
gennaio 2004 (circa 2300 sono le vittime finora conteggiate).
Di recente il destino della Thailandia si è caratterizzato
per la frequenza dei colpi di stato incruenti (tale fu il primo,
nel 1932, che pose fine alla monarchia di tipo assoluto e introdusse
una forma di governo basata su norme costituzionali; tale è stato
l'ultimo, che nel settembre 2006 ha deposto il Premier Shinawatra)
inframmezzati da continue modifiche costituzionali. La situazione
degli ultimi tempi è di forte instabilità. Il 31
dicembre, sei ordigni sono esplosi contemporaneamente in diversi
punti della capitale Bangkok: il fine evidente era di generare
insicurezza e instabilità nel Paese. È tuttavia difficile
stabilire con certezza chi abbia sferrato gli attacchi dinamitardi;
sembra unicamente da escludere un'azione dei militanti musulmani,
sia perché non usano ordigni con timer, sia perché limitano
le loro azioni alle province meridionali.
La turbolenta Thailandia è, paradossalmente, anche terra
di rifugio. Sono ormai oltre 143000 i birmani che vivono nei campi
profughi della parte nord-occidentale del Paese, vicino alla frontiera
con il Myanmar: il loro afflusso è cominciato verso la fine
degli Anni '80 ed è divenuto particolarmente consistente
dopo il 1990 (anno in cui si tennero elezioni parlamentari democratiche
nel Myanmar, il cui esito fu ben presto sconfessato dalla giunta
militare birmana, che prese a governare con piglio autoritario
e tuttora impedisce che il Parlamento birmano, allora eletto, si
riunisca). Variegata è la tipologia dei birmani affluiti
come profughi in Thailandia: agli attivisti fautori della democrazia
e ai perseguitati per motivi politici si aggiungono numerosi appartenenti
a varie etnie (Mon, Shan, Karen), stanziate originariamente nel
nord del Myanmar e aspramente contrastate, da decenni, dai militari
birmani.
Giovanni Caputo |