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Memoria - 05.01.2006

Fabrizio De Andrè
Il ricordo della Pivano e della PFM a otto anni dalla morte

Il menestrello della nostra adolescenza
di Fernanda Pivano

Nel luglio del '97, ad Aulla, consegnandogli un premio per la canzone "Smisurata preghiera" Fernanda Pivano scrisse affettuosamente un breve testo
La canzone è tratta da un romanzo di Alvaro Mutis, che io purtroppo non conosco; ma so per esperienza come Fabrizio riesce a "migliorare", a elaborare i testi scelti, come riesce a caricarli di significati un po' misteriosi, sempre legati alla sua antica polemica sociale, al suo problema morale. Qui la polemica è tra il suo eterno nemico "la maggioranza" e i "disobbedienti alle leggi del branco", per i quali invoca l'attenzione del Signore. Il dolce menestrello della nostra adolescenza, che ci ha insegnato a scoprire la differenza tra la vita e la morte, e ora a respingere "lo scandalo metallico"

delle armi, nella forza della sua maturità ci offre un blueprint di saggezza nell'indipendenza, nella "direzione contraria".
Dicono che Fabrizio è il Bob Dylan italiano; io nel dargli questo premio d'amore più che di potere, vorrei che Bob Dylan venisse chiamato il Fabrizio americano.


Fabrizio De André secondo la Pfm

FRANZ - A mio avviso, tra tutti i cantautori, Fabrizio De André è quello che più di ogni altro è riuscito a infondere poeticità nelle sue canzoni. Noi lo conoscevamo da tempo - avevamo già lavorato con lui alcuni anni prima - e così, quando un giorno d'estate lo incontrammo a un concerto in Sardegna gli buttai lì l'idea di fare qualcosa insieme. La collaborazione tra un cantautore e un gruppo era comune in America e a noi sembrava che con Fabrizio si sarebbe potuto svolgere un buon lavoro, offrendo al pubblico italiano qualcosa di nuovo. De André aveva avuto un'esperienza simile solo con i New Trolls, che per certi versi era stata positiva e per altri no, perché erano rimasti due gruppi di lavoro abbastanza divisi. Non c'era stata una fusione vera e propria. Diciamo che loro avevano suonato le cose di De André e De André aveva avuto un gruppo che lo accompagnava, tutto qua. Noi invece avevamo in mente qualcosa di molto diverso, un vero e proprio progetto di collaborazione artistica, dove ognuna delle due componenti, il cantautore e il gruppo, avrebbe influenzato l'altra. Glielo spiegammo, ma lì per lì non la prese molto bene.
" Eh belin!" disse, "suonate troppo forte!"
" Ma no, ci adattiamo a te!"
" Arrivate con tutti vostri watt e mi uccidete!"
" Ascolta" disse Franco prendendo la chitarra, "io 'Il pescatore' la vedo così. Un po' più funky, un po' più allegra..." e si mette a fare un giro di accordi.
Fabrizio ascolta e sorride. "E la batteria? Questo qui picchia forte, non so...."
Ci volle un po', ma riuscimmo a convincerlo, forse anche perché riuscimmo a comunicargli il senso del gruppo. Fare una tournée però lo spaventava un po'. In generale Fabrizio è una persona un po' schiva e l'idea di affrontare il pubblico tutte le sere, di viaggiare con noi e con tutto l'annesso, non gli garbava molto. Ma riuscimmo a trasmettergli la carica giusta. Gli garantimmo comprensione e collaborazione e alla fine, stringendoci la mano, suggellammo l'accordo.
Scegliemmo un trentina di pezzi e ci suddividemmo il lavoro. Era una strategia che serviva a non tradire lo stile dei pezzi. Per esempio le canzoni più franceseggianti sono state affidate a Patrick, perché essendo vissuto in Francia poteva arrangiarle in linea con il loro sound. Franco invece prese i pezzi dove poteva fare valere la sua dimestichezza con la musicalità della chitarra. A Flavio vennero affidate le cose che ci sembravano richiedere un'elaborazione più complessa, perché dal punto di vista degli arrangiamenti era il più preparato di tutti. Mettemmo su un bel gruppo di lavoro e dopo qualche mese il materiale fu pronto. Ne era uscita una cosa nuova e un po' strana, dove la poeticità dei testi di Fabrizio e le sue belle e pulite linee melodiche si sposavano con una musicalità sognante, piena di immagini, invenzioni e colpi di scena. La cosa funzionò a meraviglia: i pezzi, completamente rivisti e rielaborati, assumevano un sapore nuovo e più pieno, mentre il dialogo tra testi e impasti sonori risultava continuo ed equilibrato. In questo contesto, la voce calda e affascinante di Fabrizio non veniva per nulla sacrificata, anzi. Tutto infatti era stato studiato nei minimi particolari affinché noi non lo coprissimo mai. Gli arrangiamenti erano stemperati: quando lui cantava, sembrava di vedere un acquerello, un dipinto molto bello dai colori tenui. C'erano però anche momenti in cui si partiva forte in modo da far esplodere la carica musicale della PFM. Ne fummo tutti molto soddisfatti. Anche il pubblico dimostrò di apprezzare quello strano connubio, tra due realtà che allora, in Italia, erano considerate assolutamente incompatibili. Invece la nostra idea funzionò, dimostrando che anche un cantautore può avere da guadagnare dalla collaborazione con un gruppo. E viceversa.
FRANZ - La grande lezione che imparammo dall'esperienza con De André fu constatare che, quando si attaccava un pezzo, il pubblico si alzava in piedi a braccia levate. Lui cantava: "Questa di Marinella..", e la gente: "Uaaaaa!!!", perché riconosceva subito il brano. Così abbiamo capito che il testo, se racconta una storia, soprattutto una storia vera, personale o poetica, fa vivere le canzoni molto più a lungo, in una dimensione più dilatata. Per dirla brutalmente, io avrò fatto nella mia vita 2000 assolo di batteria, ma non credo che la gente se li possa ricordare. Si ricorderà l'energia, si ricorderà l'entusiasmo, la forza, il vigore... ma nessuno potrà mai cantarti un assolo di batteria e se vuole riviverlo deve riascoltarselo sul disco. Tutti invece sono in grado di cantare la Canzone di Marinella, magari sotto la doccia, senza strumenti o impianti hi-fi.
Tutto questo ci spinse a riflettere sul senso del canto all'interno del gruppo. Non si trattava più del problema di avere un cantante di ruolo, ma di trovare un veicolo più diretto nel contatto con il pubblico. Forse un front man, pensammo, una persona che possa traghettare il gruppo verso il pubblico e viceversa. Soprattutto avevamo bisogno di canzoni a presa rapida, che potessero lasciare un segno.

www.bielle.org/fabriziodeandre.htm


Impronte sociali
Settimanale dell’Associazione Melagrana Onlus – Reg. n. 630 dell’8-11-2004 Tribunale di Santa Maria Capua Vetere (Ce)
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