È successo
di nuovo!
Non sono stupito, né la nuova “Columbine” mi
ha sorpreso più di tanto.
Ho un dolore costante che la nuova orribile strage di ignari ed
innocenti ragazzi e ragazze del Virginia Tech ha solo rinnovato
nell’intensità.
L’ipocrisia dei media, le facce di circostanze della politica
e delle istituzioni, le vergognose dichiarazioni del presidente
Bush, "gli americani hanno il diritto di portare armi",
nel rispetto del secondo emendamento della Costituzione, rappresentano
la barriera che il Paese più potente della terra ha posto
a salvaguardia del suo diritto all'autodifesa.
Le vittime della Virginia Tech, quelli del Columbine e gli otto
minori che ogni giorno muoiono ammazzati da armi da fuoco sono è un
tributo pagato dalla società a questo diritto di autodifesa
degli americani.
La logica è sempre la stessa: il giusto prezzo in vite umane
da pagare, e far pagare agli altri, affinché nessuno tocchi
l’America.
Quindi c’è poco da meravigliarsi se di voglia di vecchio
far-west è imperniata la società americana che “pensa
alla evitabilità di quest’ultima strage se gli studenti
del college avessero avuto con se un’arma per potersi difendere”.
Assurdo! Non una parola sul fatto che un ragazzo, senza problema
alcuno, ha potuto acquistare una pistola in un normale negozio
di armi, come se fosse stato al supermercato a comprare briochine,
e subito dopo acquistarne un’altra su internet, pagando comodamente
con la propria carta di credito.
Possedere un’arma, vuole dire mettere in conto che prima
o poi potrebbe essere usata: e non sempre l’uso è giustificato
da una inevitabile legittima difesa; ovvero, non sempre le ragioni
dell’uso di un’arma vengono delegittimate da chi ne
fa uso.
Questo discorso vale tanto per le vittime nelle strade e nelle
periferie delle città americane, quanto per quelle nelle
città e nei villaggi del mondo dove la logica dell’autodifesa
appartiene sempre al più forte che deve difendersi dagli
elementi più deboli di quelle società che nessuno
ha aiutato a superare le più intime fragilità.
Quindi diventa normale che i negozianti di molte città latino-americane
si autodifendano dai “ninos de rua” assoldando squadroni
della morte per ucciderli; come è normale uccidere un ladruncolo
che si è intrufolato nella proprietà privata, giustiziandolo
sul posto come si impiccavano i ladri di cavalli nel far-west;
o ancora legittimamente reagire con la pena capitale per autodifendersi
da tutti quelli che minacciano la morale, la religione, l’etica,
la normalità che avvolge la propria civiltà (di vittime
degli integralismi di tutti i punti cardinali ne è piena
la storia dell’umanità).
Ma le armi prima ancora di essere usate, sono costruite.
Le lobby della guerra e dei prodotti di morte incrementano un mercato
che non conosce soste: e se qualche volta, per uno strano arcano
il mercato langue, ci sarà sempre un 11 settembre come campagna
mediatica e pubblicitaria a guidare la ripresa dei consumi e delle
vendite.
Il mercato delle armi deve essere fermato, ma anche la stessa produzione
delle armi.
Bisogna pensare a società senza la necessità delle
armi. Città e cittadini che si incontrano sul terreno del
confronto, dell’accoglienza, della valorizzazione delle diversità.
Bisogna pensare ad una diversa normalità del vivere sociale.
Superare la necessità stessa dell’uso della violenza
verso l’altro.
A seguito del massacro di Columbine, e del documentario di Michael
Moore, ci fu un’ondata di proteste per la facilità con
cui si possono acquistare armi da fuoco, fioccarono sia le richieste
di un maggiore controllo che le denunce nei confronti dei grandi
produttori di armi.
Fu messa sotto accusa addirittura la National Rifle Association
per le continue pressioni sul Congresso e per la propaganda scorretta
sul rapporto criminalità-armi da fuoco.
Nulla è cambiato.
Anzi. Nel 2004 allo scadere dei 10 anni della legge di Clinton
per limitare la vendita di armi da guerra, è ripresa la
libera vendita sul mercato dei vari fucili automatici come l'Uzi
e il Kalashnikov.
I numeri delle statistiche sono impressionanti. Solo negli USA
tremila bambini morti all’anno; oltre 200 milioni di armi
da fuoco in circolazione; una famiglia su tre possiede un'arma;
su tre omicidi, due vengono commessi sparando; il possesso di fucili
e pistole, nei 12 Stati con più armi pro capite, rispetto
ai 12 che ne hanno meno, il tasso di omicidi per arma da fuoco è più alto
del 114 per cento. Secondo un rapporto del Children Defense Fund
nel 2006 sono morti 2.827 minorenni a causa delle armi da fuoco.
Negli ultimi 10 anni, i morti totali per arma da fuoco sono circa
10 mila all'anno. Il 20 per cento degli studenti di scuola media
superiore possiede un'arma. Il 60% dei suicidi è effettuato
con armi da fuoco.
Se a questi dati si aggiungono quelli delle altre nazioni, a sviluppo
avanzato o del terzo, quarto e quinto mondo che siano, vediamo
numeri che non sono riscontrabili in nessun altra causa di morte
possibile.
Nel mondo è ora di pensare di far esplodere la Pace, riconvertire
le fabbriche di armi in fabbriche di vita …. in fondo, un
carro armato non ci vuole poi molto a trasformarlo in un trattore
o cingolato da lavoro e un fucile o una pistola potrebbero facilmente
diventare buon ferro per utensili per la lavorazione della terra.
di Roberto Malinconico |