E
il Kosovo?
Entro la fine dell'anno si sarebbe dovuta prendere
una decisione, in ambito internazionale, sullo status definitivo
del Kosovo.
Nei primi mesi del 1999 il Kosovo riempiva le pagine dei giornali
occidentali: l'attitudine repressiva del governo jugoslavo di Milosevic
nei confronti della popolazione di etnia albanese del Kosovo era
stata tra le ragioni che avevano spinto la NATO a intervenire militarmente
nei confronti di Belgrado. Belgrado aveva in verità perso
già allora, a causa di secessioni e conflitti cruenti, alcune
componenti territoriali della sua struttura federativa (Slovenia,
Croazia, Bosnia-Erzegovina).
Attualmente l'attenzione dei media internazionali al Kosovo è assai
più sommessa, forse perché non vi si svolge un vero
conflitto; tuttavia le contrapposizioni di vedute fra serbi e albanesi
vi persistono.
L'intervento "militare-umanitario" (l'ossimoro, pur se
stridente, è inevitabile) del 1999 durò 79 giorni
ed ebbe una curiosa conseguenza: il 10 giugno 1999 il Consiglio
di Sicurezza ONU emanò la Risoluzione 1244; essa sanciva
che il Kosovo restava formalmente una provincia dell'ex-Jugoslavia,
ma sarebbe stata amministrata dall'ONU fino al completamento della
ricostruzione di infrastrutture e istituzioni. Quanto allo stato
ex-jugoslavo esso ha subito da allora altre trasformazioni che
ne hanno diminuito l'ampiezza territoriale: nel 2003 si è trasformato
in Federazione Serbo-Montenegrina; in maggio 2006 anche il Montenegro è fuoriuscito
dalla Federazione, a seguito d'un referendum popolare che ne ha
sancito la piena indipendenza, poi riconosciuta dalla Comunità Internazionale.
Passo successivo previsto per il Kosovo era il provvedere, per
vie diplomatiche, a elaborare possibili soluzioni che consentissero
di stabilirne il futuro status definitivo. Fu anche formato un
Gruppo di Contatto, composto da rappresentanti di sei Paesi (USA,
Francia, Gran Bretagna, Germania, Italia e Russia): esso stabilì che
dicembre 2006 fosse la data limite per la definizione dello status.
Per favorire la ricerca d'una soluzione negoziale, il Segretario
Generale ONU nominò uno speciale mediatore: tale incarico
fu conferito all'ex Presidente finlandese Martti Ahtisaari. Costui
ha gestito faticosi colloqui con i kosovaro-albanesi (giunti ormai
o dotarsi anche di un embrionale governo della provincia, che affianca
la missione amministrativa dell'ONU) e con Belgrado, oltre a riferire
periodicamente al Consiglio di Sicurezza sui progressi compiuti.
Di recente Ahtisaari ha rilevato che si avvicinava la scadenza,
ma ha deciso di posticipare la comunicazione della sua proposta
di soluzione riguardo al Kosovo ai primi mesi del 2007. La preoccupazione
maggiore di Ahtisaari è che la sua proposta relativa alla
questione dello status, se annunciata in maniera precipitosa, possa
diventare strumentale nelle mani dei politici serbi impegnati nella
campagna elettorale; elezioni legislative sono infatti in programma
in Serbia a gennaio 2007. Pertanto egli intende comunicare le sue
conclusioni unicamente dopo la promulgazione ufficiale del risultato
delle elezioni da parte di Belgrado.
Ahtisaari riferirà pertanto al Consiglio di Sicurezza ONU
non prima di marzo 2007; si renderà poi necessaria l'elaborazione
e l'approvazione d'una nuova Risoluzione del Consiglio, per sancire
lo status definitivo: la 1244 finora valevole, infatti, sancisce
che il Kosovo fa ancora formalmente parte integrante del territorio
della Serbia.
Ahtisaari propende per la concessione al Kosovo dell'indipendenza;
inizialmente non dovrebbe essere piena e riguardo alla sovranità del
Kosovo dovrebbero predisporsi meccanismi di monitoraggio. Se tale
proposta di Ahtisaari si trasformasse in testo d'una Risoluzione,
non avrebbe vita facile: è infatti probabile che la Russia
decida poi di dimostrare attenzione e sostegno alla Serbia, ponendo
il veto in sede di votazione per l'approvazione della nuova Risoluzione.
Cosa accadrebbe al quel punto? Il rischio, molto forte, è che
si scateni il caos. L'Unione Europea, che pure ha interesse alla
stabilità dell'area balcanica, non ha elaborato proposte
alternative per il caso in cui quella di Ahtisaari non abbia fortuna;
i kosovaro-albanesi sono comunque decisi a dichiarare l'indipendenza
e a non sottostare oltre, nemmeno a titolo unicamente formale,
al governo di Belgrado; la Serbia, a sua volta, non rinuncerebbe
facilmente al Kosovo e probabilmente addurrebbe il proprio diritto-dovere
di provvedere alla tutela della popolazione di origine serba tuttora
presente in Kosovo, asserendo che essa è minoritaria e corre
il rischio di essere sottoposta ad angherie da parte della maggioranza
kosovaro-albanese.
Difficile pensare che si conseguirebbero, in un simile contesto,
l'ordine e la sicurezza già auspicati a suo tempo dalla
Risoluzione 1244.
Giovanni Caputo |