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Diritti umani e Conflitti - 22.12.2006

E il Kosovo?

Entro la fine dell'anno si sarebbe dovuta prendere una decisione, in ambito internazionale, sullo status definitivo del Kosovo.
Nei primi mesi del 1999 il Kosovo riempiva le pagine dei giornali occidentali: l'attitudine repressiva del governo jugoslavo di Milosevic nei confronti della popolazione di etnia albanese del Kosovo era stata tra le ragioni che avevano spinto la NATO a intervenire militarmente nei confronti di Belgrado. Belgrado aveva in verità perso già allora, a causa di secessioni e conflitti cruenti, alcune componenti territoriali della sua struttura federativa (Slovenia, Croazia, Bosnia-Erzegovina).
Attualmente l'attenzione dei media internazionali al Kosovo è assai più sommessa, forse perché non vi si svolge un vero conflitto; tuttavia le contrapposizioni di vedute fra serbi e albanesi vi persistono.
L'intervento "militare-umanitario" (l'ossimoro, pur se stridente, è inevitabile) del 1999 durò 79 giorni ed ebbe una curiosa conseguenza: il 10 giugno 1999 il Consiglio di Sicurezza ONU emanò la Risoluzione 1244; essa sanciva che il Kosovo restava formalmente una provincia dell'ex-Jugoslavia, ma sarebbe stata amministrata dall'ONU fino al completamento della ricostruzione di infrastrutture e istituzioni. Quanto allo stato ex-jugoslavo esso ha subito da allora altre trasformazioni che ne hanno diminuito l'ampiezza territoriale: nel 2003 si è trasformato in Federazione Serbo-Montenegrina; in maggio 2006 anche il Montenegro è fuoriuscito dalla Federazione, a seguito d'un referendum popolare che ne ha sancito la piena indipendenza, poi riconosciuta dalla Comunità Internazionale.
Passo successivo previsto per il Kosovo era il provvedere, per vie diplomatiche, a elaborare possibili soluzioni che consentissero di stabilirne il futuro status definitivo. Fu anche formato un Gruppo di Contatto, composto da rappresentanti di sei Paesi (USA, Francia, Gran Bretagna, Germania, Italia e Russia): esso stabilì che dicembre 2006 fosse la data limite per la definizione dello status. Per favorire la ricerca d'una soluzione negoziale, il Segretario Generale ONU nominò uno speciale mediatore: tale incarico fu conferito all'ex Presidente finlandese Martti Ahtisaari. Costui ha gestito faticosi colloqui con i kosovaro-albanesi (giunti ormai o dotarsi anche di un embrionale governo della provincia, che affianca la missione amministrativa dell'ONU) e con Belgrado, oltre a riferire periodicamente al Consiglio di Sicurezza sui progressi compiuti. Di recente Ahtisaari ha rilevato che si avvicinava la scadenza, ma ha deciso di posticipare la comunicazione della sua proposta di soluzione riguardo al Kosovo ai primi mesi del 2007. La preoccupazione maggiore di Ahtisaari è che la sua proposta relativa alla questione dello status, se annunciata in maniera precipitosa, possa diventare strumentale nelle mani dei politici serbi impegnati nella campagna elettorale; elezioni legislative sono infatti in programma in Serbia a gennaio 2007. Pertanto egli intende comunicare le sue conclusioni unicamente dopo la promulgazione ufficiale del risultato delle elezioni da parte di Belgrado.
Ahtisaari riferirà pertanto al Consiglio di Sicurezza ONU non prima di marzo 2007; si renderà poi necessaria l'elaborazione e l'approvazione d'una nuova Risoluzione del Consiglio, per sancire lo status definitivo: la 1244 finora valevole, infatti, sancisce che il Kosovo fa ancora formalmente parte integrante del territorio della Serbia.
Ahtisaari propende per la concessione al Kosovo dell'indipendenza; inizialmente non dovrebbe essere piena e riguardo alla sovranità del Kosovo dovrebbero predisporsi meccanismi di monitoraggio. Se tale proposta di Ahtisaari si trasformasse in testo d'una Risoluzione, non avrebbe vita facile: è infatti probabile che la Russia decida poi di dimostrare attenzione e sostegno alla Serbia, ponendo il veto in sede di votazione per l'approvazione della nuova Risoluzione.
Cosa accadrebbe al quel punto? Il rischio, molto forte, è che si scateni il caos. L'Unione Europea, che pure ha interesse alla stabilità dell'area balcanica, non ha elaborato proposte alternative per il caso in cui quella di Ahtisaari non abbia fortuna; i kosovaro-albanesi sono comunque decisi a dichiarare l'indipendenza e a non sottostare oltre, nemmeno a titolo unicamente formale, al governo di Belgrado; la Serbia, a sua volta, non rinuncerebbe facilmente al Kosovo e probabilmente addurrebbe il proprio diritto-dovere di provvedere alla tutela della popolazione di origine serba tuttora presente in Kosovo, asserendo che essa è minoritaria e corre il rischio di essere sottoposta ad angherie da parte della maggioranza kosovaro-albanese.
Difficile pensare che si conseguirebbero, in un simile contesto, l'ordine e la sicurezza già auspicati a suo tempo dalla Risoluzione 1244.

Giovanni Caputo


Impronte sociali
Settimanale dell’Associazione Melagrana Onlus – Reg. n. 630 dell’8-11-2004 Tribunale di Santa Maria Capua Vetere (Ce)
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