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Diritti umani e Conflitti - 14.01.2008

Eventi della Bolivia

Evo Morales, 48enne, è l’attuale Presidente della Bolivia: il primo di etnia indigena (aymara). Prima di fondare il Movimiento al Socialismo (MAS) e assumerne la guida, ha agito per sindacalizzare, in particolare nell’area Chapare del dipartimento di Cochabamba, i piccoli produttori agricoli di coca delle etnie quechua e aymara, che da lungo tempo si oppongono a linee d’azione (propugnate soprattutto dagli USA) finalizzate allo sradicamento delle piantagioni di coca.
Attualmente Morales è impegnato, assieme alla sua squadra di governo, soprattutto in sforzi conciliativi, volti a invitare le forze politiche boliviane di opposizione a desistere da misure di pressione destabilizzanti e a sedere a un tavolo di colloquio. L’opposizione si appresta infatti a incrementare le azioni di disobbedienza civile; esse sono dovute alla recente approvazione, da parte della sola maggioranza di governo, imperniata sul MAS, di una nuova bozza costituzionale. La scorsa settimana i prefetti di sei dei nove dipartimenti boliviani hanno dato adito a scioperi generali di protesta. Si è inoltre costituito un Comitato Civico (che riunisce esponenti politici d’opposizione e imprenditori) nella località di Santa Cruz, capoluogo del più prospero fra i dipartimenti boliviani. A Sucre, inoltre, i disordini susseguiti alle proteste, a Sucre, hanno prodotto quattro vittime. Il Comitato Civico di Santa Cruz ha invitato le autorità a porgere scuse, ma Morales ha replicato che non ne scorge la ragione; a suo avviso, sono coloro che hanno mobilitato parte della popolazione, spingendola alla protesta contro l’attività dell’Assemblea Costituente, a doversi scusare. Pur se invita al dialogo, Morales non dimentica di puntualizzare alcuni aspetti della storia sociale boliviana recente: in passato in Bolivia governava la classe ricca e vi era disuguaglianza; attualmente i poveri, avendo dei rappresentanti al potere, puntano a conseguire uguaglianza sociale e a ridurre le disparità economiche; il ceto ricco dovrebbe tenere un atteggiamento responsabile a fronte di tutto ciò.
Occorre precisare che Morales sta ottenendo sostegno: i Ministri degli Esteri di Brasile, Uruguay, Paraguay e Argentina, hanno deplorato in un documento congiunto i tentativi di danneggiare la stabilità delle istituzioni boliviane. Anche altri Paesi latino-americani hanno poi sollecitato le forze politiche boliviane a perseguire il dialogo.
Morales si candidò alla presidenza già nel giugno 2002 (quando fu eletto Sanchez De Lozada): conseguì, pur disponendo di mezzi limitati e pur se altri candidati rifiutavano di confrontarsi con lui sui programmi politici, oltre il 20% dei consensi; la sua campagna elettorale ebbe forte impatto nel Paese: fu molto critico nei confronti dell’Ambasciatore statunitense Rocha, che accusava di gestire le leve del potere in Bolivia; riconobbe però che le dichiarazioni ostili rivoltegli da Rocha avevano contribuito a fargli acquisire enorme popolarità fra gli indigeni e lo avevano pertanto agevolato nell’azione finalizzata a risvegliare la coscienza popolare. Il MAS divenne, in ogni caso, il principale partito d’opposizione. Ricandidatosi nel dicembre 2005 (le elezioni furono anticipate, poiché dapprima Sanchez De Lozada e poi il successore Mesa erano stati obbligati alle dimissioni), Morales ha ottenuto, con quasi il 54% dei consensi, un mandato che scadrà nel 2011. È originario dell’area di Oruro, da dove molte famiglie di minatori furono costrette a migrare, negli Anni ’80, in particolare verso l’area agricola del Chapare, dove numerosi sono i cocaleros; Morales era approdato per la prima volta in Parlamento nel ’97, dopo una trionfale elezione nel dipartimento di Cochabamba.
Nel luglio 2006 Morales ha disposto l’elezione di un’Assemblea Costituente, tenendo fede così a una delle promesse che aveva formulato in campagna elettorale: il MAS ha ottenuto nell’Assemblea la maggioranza assoluta dei seggi (137 su 255). I principali contrasti sono nati però allora: le norme prevedevano che per approvare gli articoli del nuovo testo costituzionale fosse necessaria una maggioranza qualificata (due terzi, vale a dire 170 votanti su 255), tuttavia fra i seguaci di Morales affiorò la pretesa che il nuovo testo costituzionale dovesse essere votato a maggioranza semplice; questa fu la scintilla della crisi politica che tuttora perdura nel Paese: si diffuse infatti la percezione che il MAS volesse imporre una nuova Costituzione (quella attuale risale al ’67, ma ha subito significative modifiche sia nel ’94 che nel 2002).

Giovanni Caputo


Impronte sociali
Settimanale dell’Associazione Melagrana Onlus – Reg. n. 630 dell’8-11-2004 Tribunale di Santa Maria Capua Vetere (Ce)
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