Eventi della
Bolivia
Evo Morales, 48enne, è l’attuale
Presidente della Bolivia: il primo di etnia indigena (aymara).
Prima di fondare il Movimiento al Socialismo (MAS) e assumerne
la guida, ha agito per sindacalizzare, in particolare nell’area
Chapare del dipartimento di Cochabamba, i piccoli produttori agricoli
di coca delle etnie quechua e aymara, che da lungo tempo si oppongono
a linee d’azione (propugnate soprattutto dagli USA) finalizzate
allo sradicamento delle piantagioni di coca.
Attualmente Morales è impegnato, assieme alla sua squadra
di governo, soprattutto in sforzi conciliativi, volti a invitare
le forze politiche boliviane di opposizione a desistere da misure
di pressione destabilizzanti e a sedere a un tavolo di colloquio.
L’opposizione si appresta infatti a incrementare le azioni
di disobbedienza civile; esse sono dovute alla recente approvazione,
da parte della sola maggioranza di governo, imperniata sul MAS,
di una nuova bozza costituzionale. La scorsa settimana i prefetti
di sei dei nove dipartimenti boliviani hanno dato adito a scioperi
generali di protesta. Si è inoltre costituito un Comitato
Civico (che riunisce esponenti politici d’opposizione e imprenditori)
nella località di Santa Cruz, capoluogo del più prospero
fra i dipartimenti boliviani. A Sucre, inoltre, i disordini susseguiti
alle proteste, a Sucre, hanno prodotto quattro vittime. Il Comitato
Civico di Santa Cruz ha invitato le autorità a porgere scuse,
ma Morales ha replicato che non ne scorge la ragione; a suo avviso,
sono coloro che hanno mobilitato parte della popolazione, spingendola
alla protesta contro l’attività dell’Assemblea
Costituente, a doversi scusare. Pur se invita al dialogo, Morales
non dimentica di puntualizzare alcuni aspetti della storia sociale
boliviana recente: in passato in Bolivia governava la classe ricca
e vi era disuguaglianza; attualmente i poveri, avendo dei rappresentanti
al potere, puntano a conseguire uguaglianza sociale e a ridurre
le disparità economiche; il ceto ricco dovrebbe tenere un
atteggiamento responsabile a fronte di tutto ciò.
Occorre precisare che Morales sta ottenendo sostegno: i Ministri
degli Esteri di Brasile, Uruguay, Paraguay e Argentina, hanno deplorato
in un documento congiunto i tentativi di danneggiare la stabilità delle
istituzioni boliviane. Anche altri Paesi latino-americani hanno
poi sollecitato le forze politiche boliviane a perseguire il dialogo.
Morales si candidò alla presidenza già nel giugno
2002 (quando fu eletto Sanchez De Lozada): conseguì, pur
disponendo di mezzi limitati e pur se altri candidati rifiutavano
di confrontarsi con lui sui programmi politici, oltre il 20% dei
consensi; la sua campagna elettorale ebbe forte impatto nel Paese:
fu molto critico nei confronti dell’Ambasciatore statunitense
Rocha, che accusava di gestire le leve del potere in Bolivia; riconobbe
però che le dichiarazioni ostili rivoltegli da Rocha avevano
contribuito a fargli acquisire enorme popolarità fra gli
indigeni e lo avevano pertanto agevolato nell’azione finalizzata
a risvegliare la coscienza popolare. Il MAS divenne, in ogni caso,
il principale partito d’opposizione. Ricandidatosi nel dicembre
2005 (le elezioni furono anticipate, poiché dapprima Sanchez
De Lozada e poi il successore Mesa erano stati obbligati alle dimissioni),
Morales ha ottenuto, con quasi il 54% dei consensi, un mandato
che scadrà nel 2011. È originario dell’area
di Oruro, da dove molte famiglie di minatori furono costrette a
migrare, negli Anni ’80, in particolare verso l’area
agricola del Chapare, dove numerosi sono i cocaleros; Morales era
approdato per la prima volta in Parlamento nel ’97, dopo
una trionfale elezione nel dipartimento di Cochabamba.
Nel luglio 2006 Morales ha disposto l’elezione di un’Assemblea
Costituente, tenendo fede così a una delle promesse che
aveva formulato in campagna elettorale: il MAS ha ottenuto nell’Assemblea
la maggioranza assoluta dei seggi (137 su 255). I principali contrasti
sono nati però allora: le norme prevedevano che per approvare
gli articoli del nuovo testo costituzionale fosse necessaria una
maggioranza qualificata (due terzi, vale a dire 170 votanti su
255), tuttavia fra i seguaci di Morales affiorò la pretesa
che il nuovo testo costituzionale dovesse essere votato a maggioranza
semplice; questa fu la scintilla della crisi politica che tuttora
perdura nel Paese: si diffuse infatti la percezione che il MAS
volesse imporre una nuova Costituzione (quella attuale risale al ’67,
ma ha subito significative modifiche sia nel ’94 che nel
2002).
Giovanni Caputo
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