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Diritti umani e Conflitti - 09.02.2007

Gli Uyghur dello Xinjiang

Gli Uyghur sono un gruppo etnico stanziato in Asia Centrale. Vivono in particolare nella regione cinese nord-occidentale dello Xinjiang (che, con Linxia, Ningxia e Kashgar, è una delle aree cinesi abitate da popolazioni di credo islamico). Gli Uyghur sono una delle 56 etnie ufficialmente riconosciute dalle autorità cinesi e sono poco più di otto milioni e mezzo in base al censimento ufficiale cinese del 2004. Comunità di Uyghur vivono anche in alcuni stati limitrofi (Kazakistan, Kirghizistan, Uzbekistan e Mongolia).
Tribù Uyghur, di lingua turchesca, vivevano in origine sulla catena montuosa Altaj; il loro nome vuol dire 'uniti' e le prime notizie su di loro risalgono in Cina al quarto secolo dopo Cristo. Nel settimo secolo iniziarono a emergere anche come nazione politicamente unitaria. Essa durò fino a metà del nono secolo (era estesa dalle rive del Mar Caspio al territorio dell'odierna Mongolia); in seguito alla decadenza, rimase il termine Uyghur per designare non più una nazione, ma solo il gruppo etnico; nell'uso moderno il termine indica altresì gruppi stanziali dell'area, dediti all'agricoltura, in contrapposizione ad altri gruppi turcheschi tuttora inclini al nomadismo. In origine, tuttavia, essi furono uno dei primi popoli nomadi che osarono sfidare il Celeste Impero cinese.
Lo Xinjiang (nome cinese che significa 'Nuova Frontiera') è una regione autonoma, nella quale gli Uyghur sono il gruppo etnico numericamente più folto; essi si riferiscono all'area chiamandola Turkestan Orientale. Nell'undicesimo secolo ebbe luogo la conversione di gran parte degli Uyghur dal buddismo alla religione musulmana.
In epoca moderna forte è stata la contrapposizione degli Uyghur al gruppo etnico cinese predominante degli Han; già a partire dal 1921 si sente parlare di un gruppo di orientamento nazionalista e comunista, con forti legami con l'Unione Sovietica: lo Inqilawi Uyghur Itipaqi (Organizzazione Rivoluzionaria Uyghur). Il Kokbayraq (una falce di luna affiancata da una stella, entrambe bianche su campo azzurro) è da tempo immemore proibito dalle autorità di Pechino, poiché è divenuto il simbolo del movimento indipendentista del Turkestan Orientale. Di esso a lungo si è saputo ben poco; la svolta è avvenuta dopo l'11 Settembre. A seguito del crollo delle Torri Gemelle di New York, la Repubblica Popolare Cinese ha iniziato ad appoggiare gli sforzi statunitensi volti a debellare il terrorismo internazionale. Tuttavia alcune grandi organizzazioni attive per la tutela dei diritti umani (ad esempio, Human Rights Watch) ritengono fin dall'autunno 2001 che l'appoggio di Pechino a Washington riguardo alla guerra al terrorismo sia interessato e pretestuoso: esso sarebbe finalizzato a ottenere appoggio in ambito internazionale, o quantomeno connivenza silenziosa, per poter attuare un giro di vite repressivo nei confronti dell'etnia Uyghur nella Regione Autonoma dello Xinjiang.
Gli Uyghur, al pari dei tibetani, sembrano intenti soprattutto alla salvaguardia della propria cultura ancestrale; le autorità cinesi puntano però a farli passare per estremisti islamici, per poter far calare su di loro la mannaia di una feroce repressione. Il dissenso politico degli Uyghur è dal 2001 aspramente punito, pur se molto spesso si esprime in manifestazioni legali e pacifiche, volte a rivendicare la propria identità; con la scusa di dover combattere il separatismo e punire l'estremismo islamico, Pechino commette molteplici violazioni dei diritti umani ai danni degli appartenenti al gruppo etnico Uyghur.
Nel 1996, per iniziativa cinese, si formò l'Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai: essa raggruppa sei Paesi asiatici (Kazakistan, Tagikistan, Russia, Cina, Kirghizistan e Uzbekistan) i cui rappresentanti si radunano con cadenza annuale nella città cinese: ebbene, non passa incontro senza che con puntualità i delegati diplomatici cinesi rammentino con enfasi "la necessità di prevenire ogni attività transfrontaliera suscettibile di minare la sovranità nazionale dei Paesi facenti parte dell'Organizzazione". L'Organizzazione si è anche dotata di un centro anti-terrorismo e ha indicato il contrasto del radicalismo islamico nell'area come proprio obiettivo-chiave. E' stato tuttavia evidente sin dal 1996 che in tal modo Pechino puntava a ottenere dai Paesi limitrofi ampia collaborazione per poter agire nei confronti degli Uyghur. In particolare il Kazakistan e il Kirghizistan hanno ceduto alle insistenze cinesi provvedendo, sul proprio territorio, a sciogliere movimenti politici, a chiudere testate giornalistiche e ad arrestare attivisti uyghur; giungendo, in taluni casi, persino a rimpatriare, in contrasto con le norme internazionali, rifugiati di etnia uyghur, a seguito di richieste in tal senso provenienti da Pechino!

Giovanni Caputo


Impronte sociali
Settimanale dell’Associazione Melagrana Onlus – Reg. n. 630 dell’8-11-2004 Tribunale di Santa Maria Capua Vetere (Ce)
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