Gli
Uyghur dello Xinjiang
Gli Uyghur sono un gruppo etnico
stanziato in Asia Centrale. Vivono in particolare nella regione
cinese nord-occidentale
dello Xinjiang (che, con Linxia, Ningxia e Kashgar, è una
delle aree cinesi abitate da popolazioni di credo islamico). Gli
Uyghur sono una delle 56 etnie ufficialmente riconosciute dalle
autorità cinesi e sono poco più di otto milioni e
mezzo in base al censimento ufficiale cinese del 2004. Comunità di
Uyghur vivono anche in alcuni stati limitrofi (Kazakistan, Kirghizistan,
Uzbekistan e Mongolia).
Tribù Uyghur, di lingua turchesca, vivevano in origine sulla
catena montuosa Altaj; il loro nome vuol dire 'uniti' e le prime
notizie su di loro risalgono in Cina al quarto secolo dopo Cristo.
Nel settimo secolo iniziarono a emergere anche come nazione politicamente
unitaria. Essa durò fino a metà del nono secolo (era
estesa dalle rive del Mar Caspio al territorio dell'odierna Mongolia);
in seguito alla decadenza, rimase il termine Uyghur per designare
non più una nazione, ma solo il gruppo etnico; nell'uso
moderno il termine indica altresì gruppi stanziali dell'area,
dediti all'agricoltura, in contrapposizione ad altri gruppi turcheschi
tuttora inclini al nomadismo. In origine, tuttavia, essi furono
uno dei primi popoli nomadi che osarono sfidare il Celeste Impero
cinese.
Lo Xinjiang (nome cinese che significa 'Nuova Frontiera') è una
regione autonoma, nella quale gli Uyghur sono il gruppo etnico
numericamente più folto; essi si riferiscono all'area chiamandola
Turkestan Orientale. Nell'undicesimo secolo ebbe luogo la conversione
di gran parte degli Uyghur dal buddismo alla religione musulmana.
In epoca moderna forte è stata la contrapposizione degli
Uyghur al gruppo etnico cinese predominante degli Han; già a
partire dal 1921 si sente parlare di un gruppo di orientamento
nazionalista e comunista, con forti legami con l'Unione Sovietica:
lo Inqilawi Uyghur Itipaqi (Organizzazione Rivoluzionaria Uyghur).
Il Kokbayraq (una falce di luna affiancata da una stella, entrambe
bianche su campo azzurro) è da tempo immemore proibito dalle
autorità di Pechino, poiché è divenuto il
simbolo del movimento indipendentista del Turkestan Orientale.
Di esso a lungo si è saputo ben poco; la svolta è avvenuta
dopo l'11 Settembre. A seguito del crollo delle Torri Gemelle di
New York, la Repubblica Popolare Cinese ha iniziato ad appoggiare
gli sforzi statunitensi volti a debellare il terrorismo internazionale.
Tuttavia alcune grandi organizzazioni attive per la tutela dei
diritti umani (ad esempio, Human Rights Watch) ritengono fin dall'autunno
2001 che l'appoggio di Pechino a Washington riguardo alla guerra
al terrorismo sia interessato e pretestuoso: esso sarebbe finalizzato
a ottenere appoggio in ambito internazionale, o quantomeno connivenza
silenziosa, per poter attuare un giro di vite repressivo nei confronti
dell'etnia Uyghur nella Regione Autonoma dello Xinjiang.
Gli Uyghur, al pari dei tibetani, sembrano intenti soprattutto
alla salvaguardia della propria cultura ancestrale; le autorità cinesi
puntano però a farli passare per estremisti islamici, per
poter far calare su di loro la mannaia di una feroce repressione.
Il dissenso politico degli Uyghur è dal 2001 aspramente
punito, pur se molto spesso si esprime in manifestazioni legali
e pacifiche, volte a rivendicare la propria identità; con
la scusa di dover combattere il separatismo e punire l'estremismo
islamico, Pechino commette molteplici violazioni dei diritti umani
ai danni degli appartenenti al gruppo etnico Uyghur.
Nel 1996, per iniziativa cinese, si formò l'Organizzazione
per la Cooperazione di Shanghai: essa raggruppa sei Paesi asiatici
(Kazakistan, Tagikistan, Russia, Cina, Kirghizistan e Uzbekistan)
i cui rappresentanti si radunano con cadenza annuale nella città cinese:
ebbene, non passa incontro senza che con puntualità i delegati
diplomatici cinesi rammentino con enfasi "la necessità di
prevenire ogni attività transfrontaliera suscettibile di
minare la sovranità nazionale dei Paesi facenti parte dell'Organizzazione".
L'Organizzazione si è anche dotata di un centro anti-terrorismo
e ha indicato il contrasto del radicalismo islamico nell'area come
proprio obiettivo-chiave. E' stato tuttavia evidente sin dal 1996
che in tal modo Pechino puntava a ottenere dai Paesi limitrofi
ampia collaborazione per poter agire nei confronti degli Uyghur.
In particolare il Kazakistan e il Kirghizistan hanno ceduto alle
insistenze cinesi provvedendo, sul proprio territorio, a sciogliere
movimenti politici, a chiudere testate giornalistiche e ad arrestare
attivisti uyghur; giungendo, in taluni casi, persino a rimpatriare,
in contrasto con le norme internazionali, rifugiati di etnia uyghur,
a seguito di richieste in tal senso provenienti da Pechino!
Giovanni Caputo |