Golpe
agli antipodi
Le
Isole Figi si trovano nell'Oceano Pacifico, a nord-est della
Nuova Zelanda; con una popolazione di circa 850000
abitanti e un'estensione di 18272 kmq, l'arcipelago è composto
da circa 320 isole, che fanno da corona al Mare di Koro; Viti Levu
e Vanua Levu sono le più estese. L'economia figiana si basa
su pesca, turismo ed esportazione dello zucchero (monocoltura introdotta
in epoca coloniale). L'arcipelago fu avvistato per la prima volta
nel 1643 dal navigatore olandese Tasman. Le Figi assursero a notorietà nella
primavera 2003, per aver istituito un santuario marino per balene
nell'area oceanica di pesca loro riservata: l'area è interdetta
alle navi baleniere in quanto i cetacei la utilizzano per la riproduzione.
Figi sembrerebbe, dunque, un Paese tranquillo, ma così non è:
nelle ultime settimane è balzato alla ribalta delle cronache
internazionali per un colpo di stato militare: il quarto negli
ultimi 19 anni!
Le Isole Figi acquisirono lo status di colonia britannica nel 1874;
il 10 ottobre 1970 fu conseguita l'indipendenza e si diede vita
a una repubblica, con capitale Suva. Pochi mesi dopo Figi fu ammessa
tra i Paesi ONU. Inoltre, come molte ex colonie, Figi fu inclusa
nel Commonwealth britannico, ma nell'ottobre 1987 ne fu espulsa,
a seguito di due colpi di stato attuati in un breve lasso di tempo;
in essi ebbe un ruolo rilevante il Colonnello Sitiveni Rabuka.
Un dato da non sottovalutare è che i disordini del 1987
fecero da sfondo anche a tensioni interetniche e a seguito di ciò ebbe
luogo un cospicuo esodo dall'arcipelago della popolazione minoritaria
di etnia indiana. La presenza d'una nutrita componente indiana è dovuta
a un ingente fenomeno migratorio che ebbe luogo nel 19esimo secolo,
per sopperire alla carenza di manodopera agricola.
Nel 1995 il Premier Rabuka diede incarico a un'apposita commissione
di elaborare una proposta di revisione costituzionale; nel luglio
1997 lo stato fu dotato d'una nuova Costituzione, il che schiuse
la strada alla riammissione nel Commonwealth. L'importanza di quella
Costituzione fu soprattutto dovuta al fatto che essa eliminava
per la prima volta le discriminazioni, istituendo un sistema parlamentare
e multietnico. Settanta capi di gruppi etnico-tribali melanesiani
si riuniscono nel Gran Consiglio e questo provvede, ad esempio,
ad eleggere il Presidente della Repubblica. La Costituzione prevede
anche un Parlamento bicamerale su base etnica, in modo tale da
consentire la rappresentanza sia dei melanesiani che degli indiani.
Sulla tenuta dell'accordo costituzionale sussistono dubbi sin dai
primi tempi: del resto, nel maggio 2000 ebbe luogo il terzo colpo
di stato della storia figiana e un Primo Ministro di origine indiana,
Chaundry, in carica da circa un anno, fu costretto a dimettersi
dalla forte opposizione di nazionalisti melanesiani. La struttura
democratica dello stato fu poi ripristinata nel 2001, con lo svolgimento
di elezioni legislative. A seguito di esse divenne Premier Laisenia
Qarase, che però formò un governo venendo meno alla
norma costituzionale sulla composizione multietnica degli organi
istituzionali; non figuravano nella compagine governativa esponenti
della minoranza indiana. Qarase nel maggio 2005 conseguì un
secondo mandato di Premier, ma il 5 dicembre è stato esautorato
dai militari figiani. Il golpe è stato incruento: i militari
ritenevano che ormai Qarase e i suoi ministri non fossero in grado
di garantire la governabilità del Paese con provvedimenti
corretti ed efficaci. Il recentissimo colpo di stato si è contraddistinto
per la sua gradualità: a metà ottobre l'Ammiraglio
Bainimarama ha dettato un primo ultimatum a Qarase, chiedendo l'abolizione
entro tre settimane di alcune controverse leggi. Il 31 ottobre
il capo dello stato, Ratu Josefa Iloilo, ha convocato il Tenente
Colonnello Meli Saubulinayau, chiedendogli di rimpiazzare Bainimarama
mentre quest'ultimo si trovava all'estero; Saubulinayau non ha
acconsentito. Il 1° novembre, in un discorso radiofonico, Qarase
ha ribadito la sua indisponibilità a dimettersi e Bainimarama
ha fatto sapere che lo avrebbe deposto non appena fosse tornato
dall'estero. Il 9 novembre Bainimarama ha snobbato il Gran Consiglio,
convocato per provare a risolvere la crisi politica:, non presentandosi
al suo cospetto. Il 24 novembre Bainimarama ha esortato i più influenti
Paesi limitrofi (Australia, Nuova Zelanda) a non intromettersi
nelle questioni interne figiane. Il 30 novembre Bainimarama ha
emanato un ulteriore ultimatum di 24 ore a Qarase: dimissioni del
Premier o fuoriuscita delle truppe dalle caserme. La scadenza di
tale ultimatum è stata prolungata più volte, fino
al quattro dicembre, data in cui il Premier e i suoi Ministri,
ormai asserragliati, sono stati costretti a cercare riparo a seguito
del dispiegamento delle truppe.
Giovanni Caputo
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