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Diritti umani e Conflitti - 15.12.2006

Golpe agli antipodi

Le Isole Figi si trovano nell'Oceano Pacifico, a nord-est della Nuova Zelanda; con una popolazione di circa 850000 abitanti e un'estensione di 18272 kmq, l'arcipelago è composto da circa 320 isole, che fanno da corona al Mare di Koro; Viti Levu e Vanua Levu sono le più estese. L'economia figiana si basa su pesca, turismo ed esportazione dello zucchero (monocoltura introdotta in epoca coloniale). L'arcipelago fu avvistato per la prima volta nel 1643 dal navigatore olandese Tasman. Le Figi assursero a notorietà nella primavera 2003, per aver istituito un santuario marino per balene nell'area oceanica di pesca loro riservata: l'area è interdetta alle navi baleniere in quanto i cetacei la utilizzano per la riproduzione. Figi sembrerebbe, dunque, un Paese tranquillo, ma così non è: nelle ultime settimane è balzato alla ribalta delle cronache internazionali per un colpo di stato militare: il quarto negli ultimi 19 anni!
Le Isole Figi acquisirono lo status di colonia britannica nel 1874; il 10 ottobre 1970 fu conseguita l'indipendenza e si diede vita a una repubblica, con capitale Suva. Pochi mesi dopo Figi fu ammessa tra i Paesi ONU. Inoltre, come molte ex colonie, Figi fu inclusa nel Commonwealth britannico, ma nell'ottobre 1987 ne fu espulsa, a seguito di due colpi di stato attuati in un breve lasso di tempo; in essi ebbe un ruolo rilevante il Colonnello Sitiveni Rabuka. Un dato da non sottovalutare è che i disordini del 1987 fecero da sfondo anche a tensioni interetniche e a seguito di ciò ebbe luogo un cospicuo esodo dall'arcipelago della popolazione minoritaria di etnia indiana. La presenza d'una nutrita componente indiana è dovuta a un ingente fenomeno migratorio che ebbe luogo nel 19esimo secolo, per sopperire alla carenza di manodopera agricola.
Nel 1995 il Premier Rabuka diede incarico a un'apposita commissione di elaborare una proposta di revisione costituzionale; nel luglio 1997 lo stato fu dotato d'una nuova Costituzione, il che schiuse la strada alla riammissione nel Commonwealth. L'importanza di quella Costituzione fu soprattutto dovuta al fatto che essa eliminava per la prima volta le discriminazioni, istituendo un sistema parlamentare e multietnico. Settanta capi di gruppi etnico-tribali melanesiani si riuniscono nel Gran Consiglio e questo provvede, ad esempio, ad eleggere il Presidente della Repubblica. La Costituzione prevede anche un Parlamento bicamerale su base etnica, in modo tale da consentire la rappresentanza sia dei melanesiani che degli indiani. Sulla tenuta dell'accordo costituzionale sussistono dubbi sin dai primi tempi: del resto, nel maggio 2000 ebbe luogo il terzo colpo di stato della storia figiana e un Primo Ministro di origine indiana, Chaundry, in carica da circa un anno, fu costretto a dimettersi dalla forte opposizione di nazionalisti melanesiani. La struttura democratica dello stato fu poi ripristinata nel 2001, con lo svolgimento di elezioni legislative. A seguito di esse divenne Premier Laisenia Qarase, che però formò un governo venendo meno alla norma costituzionale sulla composizione multietnica degli organi istituzionali; non figuravano nella compagine governativa esponenti della minoranza indiana. Qarase nel maggio 2005 conseguì un secondo mandato di Premier, ma il 5 dicembre è stato esautorato dai militari figiani. Il golpe è stato incruento: i militari ritenevano che ormai Qarase e i suoi ministri non fossero in grado di garantire la governabilità del Paese con provvedimenti corretti ed efficaci. Il recentissimo colpo di stato si è contraddistinto per la sua gradualità: a metà ottobre l'Ammiraglio Bainimarama ha dettato un primo ultimatum a Qarase, chiedendo l'abolizione entro tre settimane di alcune controverse leggi. Il 31 ottobre il capo dello stato, Ratu Josefa Iloilo, ha convocato il Tenente Colonnello Meli Saubulinayau, chiedendogli di rimpiazzare Bainimarama mentre quest'ultimo si trovava all'estero; Saubulinayau non ha acconsentito. Il 1° novembre, in un discorso radiofonico, Qarase ha ribadito la sua indisponibilità a dimettersi e Bainimarama ha fatto sapere che lo avrebbe deposto non appena fosse tornato dall'estero. Il 9 novembre Bainimarama ha snobbato il Gran Consiglio, convocato per provare a risolvere la crisi politica:, non presentandosi al suo cospetto. Il 24 novembre Bainimarama ha esortato i più influenti Paesi limitrofi (Australia, Nuova Zelanda) a non intromettersi nelle questioni interne figiane. Il 30 novembre Bainimarama ha emanato un ulteriore ultimatum di 24 ore a Qarase: dimissioni del Premier o fuoriuscita delle truppe dalle caserme. La scadenza di tale ultimatum è stata prolungata più volte, fino al quattro dicembre, data in cui il Premier e i suoi Ministri, ormai asserragliati, sono stati costretti a cercare riparo a seguito del dispiegamento delle truppe.

Giovanni Caputo


Impronte sociali
Settimanale dell’Associazione Melagrana Onlus – Reg. n. 630 dell’8-11-2004 Tribunale di Santa Maria Capua Vetere (Ce)
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