noi
abbiamo espropriato e consumato nel corso della nostra
vita, saremmo disgustati dalla carneficina e dallo sperperio
commesso per assicurarci l’esistenza.
Una gran quantità di persone vivendo nelle metropoli consumano una grandissima
quantità di energie della terra per mantenere le loro infrastrutture e
per lo svolgersi giornaliero delle loro attività. Le Sears Tower di Chicago
consumano più elettricità della cittadina di Rockford con 152 mila
abitanti. Ancor più sbalorditivo, la nostra specie consuma oltre il 40%
del prodotto base della terra – la quantità di energia solare convertita
dalle piante per la fotosintesi – anche se noi siamo solo meta dell’uno
per cento delle masse animali sul pianeta. Questo sta a significare che ne rimane
da utilizzare di meno per tutte le altre specie viventi.
Gli scienziati ci dicono che nel corso della vita di chi è ora un bambino
quello che è incontaminato scomparirà dalla faccia della terra.
L’autostrada trans- amazzonica che taglia a metà l’intera
distesa della foresta pluviale amazzonica sta affrettando la scomparsa del più grande
habitat selvaggio. Le altre regioni incontaminate dal Borneo al bacino del Congo
stanno scomparendo rapidamente col passare dei giorni, ingrossando le fila di
essere umani che cercano spazi e risorse per vivere.
Non ci stupiamo di (secondo il biologo di Harvard, E. O. Wilson,) sperimentare
la più grossa ondata di estinzione di specie animali in 65 milioni di
anni. Stiamo perdendo da 50 a 150 specie al giorno, da diciottomila a cinquantamila
specie all’anno. Tutto questo dove ci porterà? Cerchiamo di immaginare
mille città da un miliardo o più di persone nei prossimi trentacinque
anni. L’idea è pazzesca ed è insostenibile per la terra.
Non mi va di rovinare la festa, ma forse durante i festeggiamenti dell’urbanizzazione
della razza umana nel 2007 potrebbe essere opportuno ripensare al modo in cui
viviamo.
Certo c’è molto di piacevole sulla vita urbanizzata, la sua ricchezza
culturale e gli incontri sociali e la sua densa attività commerciale.
Ma la questione sta nella grandezza e nelle proporzioni. Noi dobbiamo a lungo
ponderare su come ridurre l’accrescimento demografico e sviluppare un urbanizzazione
sostenibile che faccia ricorso a energia e a risorse in modo più efficace,
che sia meno inquinante e progettata in modo da proporre una sistemazione idonea
allo stile di vita umano.
Nella grande era dell’urbanizzazione noi stiamo sempre più escludendo
la razza umana dal resto della natura credendo di essere in grado di conquistare
, colonizzare , ed sfruttare le ricchezze del pianeta in modo da assicurare la
nostra autonomia senza minimamente pensare alle conseguenze su di noi e sulle
generazioni future. Nella prossima fase della storia umana , dobbiamo studiare
un per integrarci al resto del pianeta se vogliamo preservare la nostra specie
e conservare la Terra per chi, della nostra stessa specie, verrà dopo
di noi.
di Jeremy Rifkin apparso
sul Washington Post il 18 dicembre 2006.
Traduzione ed adattamento di Roberta Pavone
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