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Interviste - 16.04.07
Lascio per riprendere
Intervista a Gherardo Colombo

Cosa gli rode dentro?
“ La giustizia è ormai un fatto casuale”. Insomma lascia per riprendere e riprende dalle regole che “non possono essere applicate in modo casuale”. Riprenderà a fare quel che ha già fatto: scuola. Andrà ad insegnare. Intanto, Gherardo Colombo, riprende anche a farsi sentire. Riprende la sua battaglia per una democrazia compiuta dove trasparenza e regole chiare o si specchiano o appannano la speranza di equità che è il paradigma del cittadino senza potere che si affida ai poteri dello stato. Riprende con l’intervista da Enzo Biagi. Ha già ripreso incontrando la gente comune, studenti, intellettuali, lavoratori nei teatri, nelle scuole, nelle università. Il magistrato che diede la caccia alle trame della P2 e all’olezzo dei danari di tangentopoli, ha ricominciato a parlare di queste cose presentando il libro di Marco Travaglio, "La scomparsa dei fatti". Lo abbiamo incontrato durante una di queste manifestazioni, qui a Roma. “Credo che l’informazione sia una base perché possa esistere veramente la democrazia”.

Che messaggio vuol dare, lasciando la magistratura?
“ Non so neanche se voglio dare un messaggio. E’ determinante l’esigenza di fare qualcosa. Ritengo che esista una sofferenza nel rapporto tra il cittadino e le regole. Credo che questa sofferenza sia complessivamente penalizzante per l’applicazione delle regole. Forse, cercando di incidere su quello… occorre far riflettere sull’importanza delle regole”.

Scomparsi i fatti dalle notizie, spariscono le regole dalla società civile?
“ Ci sono regole diverse. Magari il cittadino sente l’esigenza di applicarne di diverse: magari quelle secondo cui va avanti chi è più furbo. E’ un discorso complicato. Ci sono approcci diversi. Penso dipenda dalla weltaschaung, dal pensiero filosofico di fondo”.

Le persone che ha incontrato subito dopo la sua decisione di lasciare la magistratura, hanno compreso?
“ Moltissime, sì. Tantissime, sì”.

E’ stato compreso che questo disagio non è solo un suo problema?
“ Ma io non credo di avere dei problemi. Sono arrivato ad un certo punto a constatare che la giustizia in Italia funziona malissimo. M’è venuto da pensare. Anche perché io vado da vent’anni per scuole, circoli, università. M’è venuto da pensare che questo fatto che sembra ineluttabile del cattivo funzionamento della giustizia potrebbe in qualche modo essere toccato da un diverso sentimento nei confronti delle regole da parte della cittadinanza”.

Uno dei problemi che lei pone nei suoi libri sta nella distanza tra verità processuale e verità dei fatti.
“ C’è anche quello. Non è un elemento scatenante. Il problema è del come si può stare insieme nel rispetto della nostra Costituzione, secondo i principi stabiliti quando la Costituzione è stata emanata. I diritti fondamentali della persona, l’uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge. Di questo bisogna parlare”.

E’ cambiata l’attenzione dei giornalisti verso i processi. Si preferisce seguire quelli a maggiore indice di spettacolarità.
“ Non so. Sicuramente, se guardo a qualche decina di anni fa esisteva da parte della cittadinanza una maggior condivisione delle regole. Anche se… poteva essere che venissero condivise delle regole non perfettamente in linea con la Costituzione. Adesso, mi sembra che o non esiste condivisione… o, se esiste condivisione, sia molto difficile avere voce”.

www.articolo21.info


Impronte sociali
Settimanale dell’Associazione Melagrana Onlus – Reg. n. 630 dell’8-11-2004 Tribunale di Santa Maria Capua Vetere (Ce)
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