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Interviste - 11.11.06
Guerra alla mafia continuamente

Intervista di Beppe Persichella con Rita Borsellino

Ha rifiutato di far parte della Commissione Antimafia; parla del caso Saviano, del ruolo delle donne all'interno della società, della situazione della Sicilia e rilancia il progetto "Un'altra Storia", in un'intervista realizzata in occasione di un dibattito pubblico al quale ha preso parte anche Clio Napolitano, moglie del presidente della Repubblica, durante un incontro con gli studenti dell'Istituto "Falcone e Borsellino" di Monterenzio, insieme alla presidente della Provincia di Bologna, Beatrice Draghetti.

In questi mesi si è parlato molto di donne e, purtroppo, di casi di violenza da esse subita. Quest'oggi siete venute qui a parlare di donne però in un altro modo: come energia di pace, motrici di legalità.

L'incontro di oggi è stato molto bello e stimolante: le ragazze, ma anche i ragazzi, sono molto consapevoli del ruolo che la donna può e deve avere nella società, del fatto che il linguaggio della donna è mancato nella politica e quindi anche nei percorsi di pace. C'è la consapevolezza di avere un ruolo importante, in una società in cui bisogna cominciare a parlare al

femminile. E' necessario che questo linguaggio, che nella vita comune è significativo, trovi un suo posto per contribuire ai processi di pace. Linguaggio femminile significa anche capacità di mediazione, di soluzione dei conflitti, assunzione di responsabilità. Vedo che le ragazze hanno una grande consapevolezza di questo, anche perchè loro sono diverse da come siamo io e la signora Napolitano , che apparteniamo ad una generazione passata, in cui la donna ha dovuto conquistare i suoi spazi. Quest'anno si ricorda il sessantesimo anniversario del voto alla donna. Noi i nostri spazi abbiamo dovuto conquistarli, loro già li hanno a disposizione. Allora che comincino ad operare in questi spazi che altri hanno conquistato per loro, svolgendo il ruolo che la società richiede.

Sono passati circa cinque mesi dalle elezioni regionali in Sicilia: possiamo fare un bilancio? Qual è la Sicilia oggi, quella governata da Totò Cuffaro?

La Sicilia purtroppo oggi è esattamente quella che era ieri, cioè prima di queste elezioni, con l'aggravante che sono passati cinque mesi. La situazione finanziaria, economica, è molto grave: lo era già ed ora i problemi si sono incancreniti. Totò Cuffaro si è assunto un ruolo, quello di scaricare tutte le responsabilità di ciò che oggi accade o non accade in Sicilia sul governo nazionale, ma non su quello passato come sarebbe più logico, visto che ha governato per cinque anni. Due governi dello stesso segno hanno prodotto questo disastro per la Sicilia e oggi le colpe vengono addossate al governo Prodi, che ancora non ha fatto in tempo a fare disastri, se non altro; diciamo questo! Il governo Cuffaro non riesce a far quadrare i conti e trova questo escamotage: mi sembra un fatto molto preoccupante e molto triste per la Sicilia. Praticamente cinque anni di promesse mancate e poi riproposte, già si rivelano per quello che sono, delle promesse senza futuro.

Il problema della casa è una emergenza in Sicilia. In questi giorni si è parlato di cinquanta persone senza tetto che hanno occupato la cattedrale di Palermo perchè volevano degli alloggi: alloggi che, dopo essere stati confiscati alla mafia, non erano stati concessi...

Purtroppo in Sicilia si parla sempre di emergenza, ma ci sono troppe cose che non si possono considerare emergenze perchè durano da sempre. Il problema della casa è un problema che esiste da troppo tempo e che, amministrazione dopo amministrazione, di qualunque genere e di qualunque tipo, non si riesce, o non si vuole, affrontare. E allora davanti ad una situazione in cui l'abusivismo dilaga, in cui non ci sono alloggi sufficienti, c'è stato un gruppo di persone che ha deciso di occupare (loro preferiscono dire, e sono d'accordo, presidiare, perchè non impediscono l'accesso, perchè non manifestano in maniera eclatante tanto da disturbare) la cattedrale. Hanno scelto questo luogo per essere visibili e per richiamare l'attenzione sul loro problema che è grave. Non si tratta solo di persone che non hanno alloggio e che non hanno ricevuto risposte, ma anche di persone che si erano inserite in un percorso legale, che rispettava le regole e che hanno atteso a lungo dopo aver chiesto che i loro diritti venissero riconosciuti, tanto che avevano richiesto l'assegnazione di beni confiscati alla mafia per poter risiedere. Io conosco questo caso perchè l'ho già seguito quando operavo all'interno della società civile: devo dire che non hanno mai dato luogo a disordini. Alcuni di loro hanno ottenuto il risultato di avere come alloggio un bene confiscato alla mafia, gli altri chiedono che questo metodo si continui ad applicare, e invece non lo si vuole applicare. Mi sembra che questo sia un modo di richiamare, con grande dignità, l'attenzione su un problema, che è un problema incancrenito. Credo che, se la gente che vive i disagi di una Sicilia che, anche per colpa della mafia, si trova in queste condizioni, chiede di riavere il maltolto, ciò vada considerato come una presa di posizione coraggiosa. Hanno scelto di non andare dal solito padrino, ma dalle istituzioni, a chiedere: "dateci quello che i mafiosi ci hanno tolto".

A proposito di mafia: lei è sicuramente, nel 2006 in Italia, una persona simbolo per la lotta contro di essa; eppure ha rifiutato di far parte della Commissione Antimafia. Perchè?

Lo avevo annunciato già durante la campagna elettorale. Questa Commissione Antimafia regionale, così come è stata gestita, non solo è una Commissione Antimafia che per sua natura ha pochi poteri, in confronto alla Commissione Nazionale, ma quegli stessi pochi poteri non sono stati neanche utilizzati per cercare di fare almeno qualcosa. Nella scorsa legislatura, in cinque anni, questa Commissione Antimafia, non solo si è riunita pochissimo, ma non ha prodotto nulla, nessun documento, nessun atto concreto. Io non voglio essere chiusa in un recinto, dentro il quale non riesco ad operare. Io rappresento un progetto, qualcosa che in Sicilia ha avuto un buon seguito, ha saputo e potuto esprimersi, e questo voglio continuare a rappresentare. Mentre rifiuto di far parte della Commissione Antimafia, rilancio il progetto "Un'altra Storia": quello che si è creato intorno alla mia candidatura e alla mia campagna elettorale. Io voglio fatti concreti, e voglio agire concretamente: dentro questa Commissione Antimafia non potrei agire. Devo dire che la coalizione che mi sostiene, l'Unione, ha recepito questo messaggio, lo ha fatto proprio, e infatti, tutti insieme, abbiamo presentato un disegno di legge in cui si chiede di abrogare questa Commissione Antimafia. Una provocazione, ovviamente: noi vogliamo che la Commissione Antimafia possa agire e possa avere, nell'ambito dei suoi poteri, che bisogna anche rivedere, la possibilità di influire su questa società; non che sia l'ennesima commissione che non serve a nulla.

Arrestati Riina e Provenzano, la mafia, per forza di cose, è qualcos'altro. Alcuni dicono che la mafia ora è "bianca", per spiegare un fenomeno criminale più sotterraneo... Lei come vede la mafia oggi, come la descriverebbe?

La mafia nel corso degli anni, in più di un secolo ormai, ha sempre avuto una grande capacità di cambiare e di adattarsi alle situazioni. Si è adattata anche dopo la cattura di Totò Riina, inabbissandosi perchè era l'unica cosa che poteva fare in un momento di grande difficoltà. Si è trasformata, è diventata la mafia di Provenzano, cioè non la mafia buona, tutt'altro. Provenzano era già con Riina, non è il buono della situazione perchè non ha più ucciso o ha ordinato di non uccidere. Provenzano è un uomo che ha deciso di cambiare strategia perchè quella era più conveniente in quel momento, cioè quella di inabbissarsi per poter fare affari. Gli affari sono certamente più legati ai colletti bianchi, ai vari livelli, ma non bisogna andare avanti per stereotipi e per frasi fatte. La mafia è una realtà complessa in cui convivono sia la parte operativa, i macellai, come sono stati chiamati in un certo periodo, ma anche le sue teste pensanti, cioè quelli che amministrano effettivamente, spostano capitali, entrano negli appalti e tutto il resto. Certo l'immagine di Provenzano, che abbiamo visto vivere come un pecoraio in mezzo ai formaggi, alla ricotta e agli escrementi di capre, è fuorviante. Provenzano è stato il comandante delle strategie militari di una mafia che però ha pure le sue teste pensanti. Non che Provenzano non fosse una testa pensante, lo era ma ad un livello diverso. Ci sono vari ruoli all'interno della mafia: uno è quello di Provenzano, uno è quello di Riina, uno è quello dei cosiddetti colletti bianchi. Oggi la mafia è sicuramente forte, ben organizzata, ha avuto il tempo, nel periodo dell'inabbissamento, di riorganizzarsi e di tessere nuove alleanze. Perchè dico questo con tanta certezza? Perchè se la mafia non avesse alleanze e non avesse appoggi non sarebbe quella che è, sarebbe rimasta quella che era in altri tempi semmai, cioè una mafia operativa lì dove le necessità dettavano le azioni. Questa è una mafia sicuramente molto organizzata, in cui c'è posto per i Provenzano e per i colletti bianchi ed in cui c'è posto anche per chi succede a Provenzano, perchè non è mai successo che nella mafia ci siano stati vuoti di potere. Probabilmente il nuovo capo c'è già, si possono fare ipotesi su chi sia, ma sicuramente c'è. Quanti latitanti importanti abbiamo ancora? Il primo è Matteo Messina Denaro; poi c'è Lo Piccolo... Ci sono i nomi attorno a cui i magistrati hanno lavorato e continuano a lavorare, e c'è una strategia che ancora non conosciamo a fondo.

Si sta parlando molto, in questi giorni, del caso dello scrittore napoletano Roberto Saviano, che ha scritto questo romanzo, "Gomorra", fortemente critico contro la camorra, che poi proprio la camorra stessa ha minacciato più volte. Quindi, intorno a lui, si sono stretti sia lo Stato che i media, ma anche molti intellettuali. Quindici o venti anni fa, questa cosa sarebbe potuta accadere?

Sicuramente c'è stata un'evoluzione in questi ultimi quindici o venti anni. C'è già stata con l'azione di Falcone e Borsellino, che ha dimostrato che la mafia non era invincibile e soprattutto non era inattaccabile. Hanno cambiato la strategia della lotta alla mafia, ne hanno fatto un metodo, che ancora adesso funziona. Un metodo che ha fatto tanta paura, al punto che si è cercato di spuntarlo in tutti i modi. Quindi alcune cose sono cambiate: è maturata la coscienza della società civile. L'antimafia è nata contemporaneamente alla mafia, all'inteno della società, già nel passato. Le lotte contadine, i sindacalisti uccisi, i vari Placido Rizzotto, i Peppino Impastato, i magistrati e poi i poliziotti e poi i giornalisti, segno di una attenzione nei confronti della mafia che non si limitava soltanto alle azioni repressive di magistratura e forze dell'ordine. Questo progetto sicuramente si amplifica e si approfondisce dopo le stragi del 1992, con la maturazione di generazioni più giovani che prendono coscienza. Ne abbiamo avuto una prova qui, ancora, oggi. Io di prove simili, in questi quattordici anni, ne ho accumulate tante. Ormai la mafia è vista in maniera intelligente, non più come un problema che riguarda solo la Sicilia: viene analizzato e sviscerato dalle nuove generazioni che hanno una consapevolezza diversa. Oggi citavo una frase di mio fratello che ritengo ancora valida. Paolo diceva: "alla volontà vera della politica di combattere la mafia io non ho mai creduto" ed è vero perchè è mancata sempre la continuità, e la continuità nella lotta alla mafia non la possono assicurare nè la sola società, nè soltanto i magistrati e le forze dell'ordine, ma come diceva sempre Paolo: "deve essere un movimento culturale, morale e anche religioso che attacchi questo problema e lo faccia proprio. Quando le nuove generazioni le negheranno il consenso, la mafia non esisterà più". Allora forse siamo sulla strada giusta, però se a questa nuova sensibilità e a questa consapevolezza non si affianca una volontà vera da parte della politica e delle Istituzioni di affrontare una volta per tutte il problema mafioso con continuità (la parola magica è questa, quella che è mancata sempre) continueremo a ritrovarci la mafia sul groppone, sia quella di Totò Riina, sia quella di Provenzano, sia quella dei colletti bianchi, sia quella dei Messina Denaro o di chi per essi.


a cura di Radio Città del Capo e Universo Tv
www.radiocittadelcapo.it
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Fonte: www.megachip.info


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