 |
 |
Forum |
|
|
|
|
|
|
 |
In costruzione |
 |
In costruzione |
| | |
|
|
|
|
|
|
|
|
| Diritti -
29.12.2006 |
 |
 |
|
|
Kenya,
il primato della vergogna
Gli Italiani sono i più numerosi turisti sessuali
stranieri del Paese
Turismo sessuale in Kenya?
Roba da italiani, secondo un rapporto dell'Unicef pubblicato
ieri a Nairobi.
Assieme a tedeschi e svizzeri, siamo ai primi tre posti
per il favoreggiamento della prostituzione minorile nelle
regioni costiere del Kenya. Un problema difficile da sradicare,
perché alimenta una fiorente industria che frutta
al Paese decine di milioni di dollari all'anno.
I dati. I numeri del rapporto dell'Unicef sono impressionanti:
nei quattro distretti costieri del Kenya (Mombasa, Kilifi,
Malindi e Kwale), 15 mila ragazze tra i 12 e i 18 anni,
ossia il 30 percento del totale in questa fascia d'età,
si sono prostituite occasionalmente, mentre sarebbero 3
mila quelle che lo fanno in maniera continuata. A foraggiare
|
|
l'industria
del sesso, oltre ai già citati italiani (18 percento),
tedeschi (14 percento) e svizzeri (12 percento) ci sarebbe
un nutrito numero di locali (38 percento) che hanno fatto
scattare l'allarme tra le autorità. L'industria
del sesso non è solo roba da turisti, nonostante
il loro arrivo abbia dato una decisiva spinta alle attività che
girano attorno allo sfruttamento della prostituzione minorile.
Attività che contribuiscono ad accrescere i
tanti milioni di dollari (648 nel 2005, con un incremento
del
15 percento rispetto all'anno precedente) che il Kenya
guadagna ogni anno dal turismo.
Gli ostacoli. Arginare un fenomeno del genere non è semplice: il miraggio
di facili guadagni spinge infatti sulla costa torme di ragazzine provenienti
dalle regioni interne del Paese, che in alta stagione riescono a guadagnare fino
a 80 dollari a notte. Una somma notevole, con cui riescono a mantenere parte
della famiglia. Per questo spesso le ragazze sono spinte dagli stessi genitori
a intraprendere l'attività, poi, una volta arrivate a destinazione, vengono "reclutate" da
agenti specializzati che le indirizzano nei locali notturni e favoriscono l'approccio
tra le ragazze e i clienti stranieri. Le autorità hanno passato negli
ultimi anni una serie di leggi che definiscono i diritti dei minori e puniscono
il loro sfruttamento sessuale. Provvedimenti che, per essere efficaci, dovrebbero
coinvolgere nel monitoraggio dei turisti sessuali (anche keniani) i locali notturni
e gli alberghi, che sono tra i soggetti che più si avvantaggiano dall'industria
del sesso. Le storie di ragazzine mandate nelle camere degli hotel come gentile "regalo" ai
turisti appena arrivati sono piuttosto frequenti.
Collaborazione. Comprensibile che, in un quadro del genere, le attività di
recupero delle ragazze portate avanti da associazioni e Ong locali si rivelino
una goccia nel mare. A livello repressivo la situazione non è migliore,
visto che i pochi turisti che finiscono nelle maglie della giustizia riescono
a cavarsela con sostanziose mazzette elargite a giudici e poliziotti. Il governo
di Mwai Kibaki, travolto da scandali finanziari a ripetizione, non si è finora
interessato granché alla questione del turismo sessuale, che ha oltretutto
favorito lo spaccio di droga e la diffusione dell'Aids nelle regioni costiere.
Alla presa di coscienza delle autorità seguirà una collaborazione
con i governi europei da cui proviene la gran parte dei turisti? Roma, Berlino
e Berna sono avvisate.
Matteo Fagotto - www.peacereporter.net
|
|
| |
|
|
 |