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| Diritti -
22.09.08 |
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L'Italia al tempo del razzismo
Quando a Verona il giovane Nicola Tommasoli viene ucciso
con un brutale pestaggio da cinque skinheads di estrema
destra.
Quando una coppia gay, Federico e Cristian, perché si
tengono per mano a Roma vengono insultati, e presi a
sassate e sputi. Quando vicino Verona, tre famiglie italiane
di origine rom, parcheggiano e vengono successivamente
sequestrate e torturate dai carabinieri per ore. Quando
Stelian Covaciu, rom e missionario cristiano evangelico
subisce a Milano un violentissimo pestaggio, con insulti
razzisti e minacce da parte di due poliziotti in divisa.
Quando a Milano un giovane italiano, Abdul, viene aggredito
e ucciso da due uomini che pronunciano insulti razzisti
e lo colpiscono con spranghe. Quando dei giovani, dopo
la commemorazione per Renato Biagetti, vengono aggrediti
da due militanti di estrema destra feriti con lame e
catene.
È
evidente che questa violenza proviene anche da quella
xenofobia, latente e culturale, riposta in angoli
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remoti del più nero
passato del popolo italiano.
Se ci si aggiunge certa dialettica e direzione politica dettata dal puro sciacallaggio
elettorale ne vengono fuori, adesso, le cruenti conseguenze. Se in passato erano
solo episodi oggi sono purtroppo quotidiana cronaca nera.
L'elenco è volutamente breve ma si potrebbe continuare per ore. Episodi
similari negli ultimi mesi in Italia se ne possono trovare tanti, troppi.
Possiamo continuare a non vedere, a sminuire o a mistificare la reale dimensione
del problema, ma i fatti e le drammatiche cronache continueranno a rimbalzarci
davanti agli occhi e a rimbombarci nelle orecchie.
Nessuno vuole sentirsi dire la verità, ma bisogna vedere in faccia la
realtà e cominciare ad interrogarsi e confrontarsi su di essa.
Nessuno può difenderci dal seme dell'odio verso l'altro, il diverso. Al
razzismo, purtroppo, non possiamo prendere le impronte digitali e ricacciarlo
indietro da dove è venuto. E' un qualcosa che sta pervadendo la nostra
quotidianità da tempo. Il non scandalizzarsi più di tanto nei confronti
di fatti del genere è già sintomo di quell'indifferenza, humus
ideale su cui prolifera l'intolleranza.
L'iniziale modo per combatterlo può essere riconoscerlo e contrastarlo,
riconoscere il razzismo lì dove si manifesta. Contrastarlo culturalmente
evitando, poi, che continui a manifestarsi in violenza in ogni ambito e settore
della società italiana.
Riconoscere e individuare i sintomi di una malattia è il primo necessario
passo per poterla debellare. Lasciamo all'alta politica il problema "sicurezza";
chi fa informazione cominci seriamente a chiamare i fatti con i nomi che meritano,
e a stimolare l'opinione pubblica ad un proficuo confronto.
Cesare Piccitto
www.aprileonline.info
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