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| Lavori in corso -
04.11.06 |
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Burn out
Burn out. Letteralmente:
bruciare. Una malattia professionale che colpisce coloro
che sono impegnati
nelle professioni di cura: infermieri, medici, assistenti
sociali, insegnanti. E' lo sfinimento che prende quando
si dà qualcosa senza essere ricambiati, è la
fatica di seminare senza mai poter raccogliere i frutti, è l'impossibilità di
vedere gli esiti positivi del proprio lavoro. E al contempo,
l'incapacità di staccare la spina, di pensare
ad altro che non sia il lavoro.
Gli insegnanti fotografati nelle ultime indagini sul
burn out, vivono ansia, tensioni emotive, fatica dovute
all'eccessivo carico di lavoro. Vi sono troppi documenti
da produrre, corsi di aggiornamento spesso inutili e
poco tempo da dedicare agli alunni. Senza peraltro considerarsi
gratificati.
E così, è stato rilevato da un'indagine,
conclusasi nel 2002, sulle patologie che colpivano i
professionisti della pubblica amministrazione che "la
categoria degli insegnanti è soggetta a una frequenza
di malattie psichiatriche, indipendentemente da fattori
quali il sesso e l'età, pari a due volte quella
della categoria degli impiegati, due volte e
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mezza quella del personale sanitario
e tre volte quella degli operatori".
Situazioni che possono essere semplicemente problematiche
per alcuni docenti e che per altri rappresentano fonte
di malessere e di stress. Si reagisce in
vari modi, continua ad illustrare la ricerca: affrontando direttamente la situazione,
fuggendo e abbandonando il proprio lavoro, cercando dei palliativi nel caffé,
fumo, alcool, o dei diversivi, con atteggiamenti apatici, distaccati, impersonali.
Che fare? Al di là delle comprensibili resistenze personali a riconoscersi
soggetti bisognosi di aiuto a livello personale e nella professione, gli studi
rilevano la necessità di attuare percorsi terapeutici che rendano il soggetto
capace di reimpostare tanto la propria vita professionale quanto quella personale.
In primis: riducendo la componente onirica e idealistica rispetto al proprio
lavoro. Quando le aspettative non reggono al confronto con la realtà è facile
vivere sentimenti di rabbia, frustrazione, impotenza. E' doveroso quindi accorciare
le distanze tra la professione ideale e quella reale. Ancora: riconoscere gli
aspetti positivi del proprio lavoro e concentrarsi soprattutto su quelli. Coltivare
interessi e amicizie al di fuori della professione. E in ultimo: lavorare in
compagnia di altre persone per condividere le difficoltà e lo stress.Naturalmente
il burn out non è una faccenda che riguarda solo il singolo individuo.
E' l'intera scuola a vivere il disagio per docenti demotivati e assenti, con
risultati educativi e culturali insoddisfacenti. Di qui la necessità di
tutelare tanto i lavoratori quanto gli studenti.
Marilena Lucente
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