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| Lavori
in corso - 05.01.07 |
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Una giornata in gita
Mi
ha chiesto di trascorrere con lei una giornata. Una
gita. Una di quelle gite
che il comune
organizza per gli anziani. Itinerari per lo più religiosi,
che si concludono con un pranzo sociale. Una cinquanta
di persone alla fermata del pulman gran turismo alle
sette di mattina. Intabarrati nelle sciarpe e nei fazzoletti,
con il rosario nella borsa lei, le diana nel taschino
lui. Gli uomini per lo più frequentano il centro
polivalente per leggere il giornale, scambiare quattro
chiacchiere e giocare a carte, tra bestemmie e scommesse.
Mentre le donne sono in parrocchia o a casa, a badare
ai nipoti. Angela è l'assistente sociale del paese,
ma soprattutto è una mia amica. Vado con lei per
capire un po' di più del suo lavoro. Il suo ufficio è un
continuo via vai di persone. Di storie che entrano ed
escono. Sotto forma di domande di invalidità,
documenti da produrre e pratiche da sbrigare. Sono storie
dense, di esistenze provate - da una malattia, una perdita,
un dolore - che qui hanno bisogno soprattutto di un sostegno
materiale: un operatore sociale, soldi, lavoro, persino
una casa. Le parole
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rimbalzano
contro i muri della burocrazia e lei, come assistente
sociale, il primo contributo che può dare è quello
di aiutarli a compilare la documentazione in modo corretto,
indirizzandoli agli uffici competenti. Come ad un qualsiasi
sportello: non si è mai nell'ufficio giusto, bisogna
andare sempre da un'altra parte. "La pubblica amministrazione è molto
peggio vista dall'interno che dall'esterno", riconosce
a malincuore. "Non è tanto la libertà di
iniziativa ad essere ridotta. E' il pessimo uso del tempo.
Qualsiasi cosa va protocollata, ha bisogno di delibere,
di approvazioni di qualche commissione … e magari
si perde del tempo prezioso. Pensa ai casi di violenza,
alla malattia, alle adozioni. In più seguiamo
centinaia di casi. E poi ci sono altre richieste. Stamattina
gli anziani che sono qui sono i più fortunati,
quelli che possono uscire di casa, che hanno ancora voglia
di farlo". Salgono sul pulman guardando in cagnesco
quelli che hanno occupato i posti migliori, lanciano
saluti e sfottò agli amici delle ultime file,
sistemano all'altezza giusta lo schienale delle sedie.
Appena partiamo si fanno la croce e incominciano a cantare
Tu scendi dalle stelle, mentre qualcuno borbotta ancora.
Il viaggio dura meno di due ore. Per tutto il tempo,
incuranti della mia presenza, verranno da Angela a portare
storie di vita.
continua...
Marilena Lucente
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