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Lavori in corso - 09.02.07

Il serpente di luci rosse

L'autostrada Roma Napoli la sera del venerdì è un lungo serpente di luci rosse. Una processione da sessanta all''ora sintonizzati su isoradio che gracchia sempre del traffico milanese, ligure al più bolognese e, oltre al vento forte a Candela, sembra che fuori il raccordo anulare della capitale non si muove una foglia. Invece ce ne sono a migliaia di rientri a casa, di vite trascorse un po' da una parte un po' dall'altra. Dalla Campania al Lazio, dalla Basilicata alla Puglia, dalla Calabria alla Sicilia. Esistenze basculanti che seguono il ritmo giornaliero, bisettimanale, lunedì venerdì. Un tempo si sarebbero chiamati pendolari. Chi prende il treno tutti i giorni alle cinque e si risveglia nella capitale. Entra in un ufficio ed esce che è già sera, in attesa di un altro treno. Chi viaggia in auto, mattina presto rientro il giorno dopo, senza cena per fare presto, con i piattini di carta dell'autogrill appallottolati insieme ai pacchetti di sigarette e i fazzolettini di carta sul cruscotto o sul sedile destro, insieme al telefonino. "Mezz'ora e arrivo". E poi sicuro ci vuole almeno il doppio del tempo. Sfide

cronologiche per avere la certezza che lì, a cinquanta chilometri, c'è una casa, una donna, dei figli, le bollette da pagare, una tapparella da riparare. Come se l'accidente fosse andare nel capoluogo due o tre giorni alla settimana. per caso. Invece è per tutta la vita. E poi ci stanno quelli che prendono una stanza in fitto, una casa di dividere con colleghi, con conoscenti. Due, trecento euro al mese di spese, quattrosaltiinpadella surgelati per cena, tanto si pranza alla mensa aziendale, e l'appuntamento all'uscita della metropolitana il venerdì sera. Dopo due ore, padri, fidanzate, fratelli, si trovano dall'altra parte del casello dell'autostrada, per attraversare l'ultimo tratto prima di arrivare a casa. La valigia, il computer a tracolla, e un paio di occhiate che non se ne vanno più. Lavorano in un posto diverso da quello in cui vivono, per un concorso vinto, per un contratto trimestrale, per scongiurare un licenziamento. Hanno un lavoro, e questo basta a fare di loro dei privilegiati. Quello che ne è di queste esistenze che macinano chilometri, usurate dallo spazio oltre che dal tempo, difficile dire. Uno poi col tempo si organizza: si dorme, si legge il giornale, si fanno telefonate di lavoro, si accende il portatile. E quello che è peggio, dopo un po' non ci pensa più. qualche volta capita, però, di scendere dal treno, dal pulman e di chiedersi: adesso dove sto?

Marilena Lucente

 

   

Impronte sociali
Settimanale dell’Associazione Melagrana Onlus – Reg. n. 630 dell’8-11-2004 Tribunale di Santa Maria Capua Vetere (Ce)
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