 |
 |
Forum |
|
|
|
|
|
|
 |
In costruzione |
 |
In costruzione |
| | |
|
|
|
|
|
|
|
|
| Lavori
in corso - 19.01.2007 |
 |
 |
|
|
L’erba del
vicino
Una coincidenza, una
intersezione di eventi. Il cui senso si può capire (se si capisce)
solo a posteriori. Decido di leggere un libro che ho
in casa da tempo, più che altro perché ho
voglia di restituirlo. Magic People di Giuseppe Montesano.
Protagonista un inquietante condominio napoletano in
cui si sgomita, si urla, si litiga. I fatti del mondo
si scompongono in un prisma di sguardi ora miopi ora
lungimiranti e l’unico che non vuole, non riesce
a capire niente di quello che accade intorno è lo
scettico io narrante del romanzo, il “dottore”,
come lo chiamano qui, che di mestiere fa lo scrittore.
Mi sembra di essere nel pieno dell’abusivismo delle
esistenze. Tutti, proprio tutti, vogliono qualcosa di
più di quello che hanno. Soldi, bellezza, fama,
fame, sesso, vacanze, feste tradizionali e riti esclusivi,
donne e amanti. Leggo il libro con accanto un quaderno
e una matita, così magari posso trascrivere subito
qualche frase che mi piace. Invece più mi addentro
nelle pagine più provo angoscia. La matita scivola
a terra e dimentico di raccoglierla. Leggo di donne grasse,
di fidanzate
|
|
isteriche che pretendono
brillanti, di alunni che, ca va sa dir, non hanno voglia
di studiare e di ridicole professoresse che sconfessano
le raccomandazioni, di uomini affetti da crisi depressive
per vacanze esotiche andate a male e commercialisti contenti
di saper lucrare il fisco. Dove ha trovato un catalogo
così orribile dell’umanità? Orripilante
come le vongole che ogni tanto appaiono e scompaiono
nel libro, disgustosa sino a rendersi ridicola, sino
a sfiorare la vergogna.
Mi viene in mente un passaggio di un’intervista in cui Montesano raccontava
che gli capitava spesso di salire sul pulmann e di seguire i passeggeri, e talvolta
di pedinarli. Qualcuna di queste poi sarebbe finita nei suoi romanzi. Ho invidiato
la professione di scrittore. Soprattutto il tempo libero che consente a chi ha
voglia di guardare al di là della propria vita. Ho provato a immedesimami:
una scrittrice sul c40. Ma dovrei andare almeno a Napoli. Qui passerei gran parte
del tempo ad aspettare l’autobus su cui salire per pedinare qualcuno. Così ho
preferito fare un altro mestiere.
E mentre la gente di Magic People continua a litigare, l’autore sembra
suggerirci una ragione per cui tutto questo accade, una causa – una tra
le altre – plausibile e riconoscibile: la televisione. Seducente, affabile
e pagabile in comode rate, la televisione, oramai al plasma, plasma desideri,
innesca sogni, disegna miraggi, infiamma passioni, spiega delitti. No, spiega
delitti non c’è nel libro di Montesano, ma ad un certo punto ho
spesso di leggere e sono passata a vedere la tv che qualcun altro aveva acceso
in casa. Non accadeva da almeno quattro mesi. Seguo pochissimo la televisione,
e mai di sera. E proprio oggi c’è un condominio in cui hanno litigato
e Vespa sta simulando il modo in cui la vicina ha utilizzato i coltelli, “dall’alto
in basso”, spiega scandendo le sillabe, facendo sentire il respiro. Il
suo, quello dell’assassino, quello del bambino, il mio. Non so bene, c’è tutto
questo ansimare, stasera in tv. Forse per questo la sto seguendo, mi ha catturato.
Mio malgrado. Mi chiedo come faccia una persona a stare davanti al video dopo
che gli hanno ammazzato moglie figlia e nipote invece di stare a casa a piangere,
a pensare. Mi pongo le domande che si sono posti tutti. Mi aggiro tra i condomini
della finzione letteraria e quelli delle inquadrature televisive. Mi chiedo se
Montesano avesse avuto un pulman per spingersi sino a Erba cosa avrebbe scritto.
Forse è questo il mestiere di scrittore, entrare nei condomini, raccogliere
indizi di vita quotidiana, ricomporli in un disegno, farci capire qualcosa in
più. Difficile mestiere quello dello scrittore. Come quello del lettore.
Come quello dello spettatore.
Marilena Lucente
|
|
| |
|
|
 |