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Lavori in corso - 22.12.06

Il teatro a scuola...

"Il contrario del verbo amare è a-r-marsi". Perché le armi sono quanto di più lontano da quel grumo complesso di sentimenti che si raccoglie sotto le ali larghe della parola amore. "Civiltà e Amore" è l'atto unico presentato la scorsa settimana al Teatro del Centro Comunità Caserta, Città di pace.
Uno spettacolo messo in scena dagli studenti del laboratorio "Buonarroti", con la regia di Anna D'Ambra. Ne parliamo in questo spazio dedicato ai "lavori in corso" per una duplice ragione. La prima riguarda il teatro, la sua natura di cantiere aperto, la seconda è legata ai contenuti e alla qualità del testo presentato. Il teatro è continuo lavorio su se stessi e sulla propria identità: una questione che riguarda gli attori, chiamati a confrontarsi con le molteplici e sfuggenti parti di sé e dei personaggi che portano in scena; riguarda gli scenografi, i costumisti, gli addetti alle luci e tutti coloro che materialmente trasformano lo spazio scenico, per accogliere lo spettatore nella finzione, riconsegnandolo poi alla realtà emozionato e, se

è possibile, leggermente trasformato; riguarda, in questo caso, un luogo fortemente voluto dalla comunità religiosa, quella della parrocchia di Pucianiello, a servizio della città. Uno spazio accogliente e, siamo alle prime settimane di vita, pullulante di vita.
Ma dallo spettacolo "Civiltà e Amore" traspare un'idea del tutto peculiare di Amore, inteso qui come impegno concreto e attenzione alla dignità dell'uomo e alla società in cui è inserito. I ragazzi, studenti dell'istituto per Geometri M. Buonarroti, danno voce a testimonianze, brani letterari, citazioni cinematografiche e articoli di giornali "cuciti" insieme dalla sapiente regia di Anna D'Ambra, un'insegnante - che dunque qui rende creativo ed originale la sua professione - animandoli con la recitazione, il mimo, la danza. Una società conflittuale, dove uomini e donne vestiti di nero, con indosso solo una maschera bianca, sono vittime di valori spersonalizzanti e alienanti: il denaro, il potere, la guerra, la sopraffazione reciproca, la negazione dell'altro. Eppure, dall'universo di morte in cui tutto sembra precipitare l'intera civiltà, risorge forte e decisa la Speranza. Intesa qui come urgenza di lotta, di impegno, di ribellione, di cambiamento. E pian piano, laddove c'era il deserto e il vuoto del sentimento, nasce il senso di comunità e di appartenenza al genere umano. Le mani incominciano a disporsi in una nuova coreografia: si muovono a tentoni nel buio, si cercano, si sfiorano. La guerra e il dolore ci fanno consapevoli che non c'è possibilità alcuna di salvezza nell'isolamento, nel disimpegno, nella neutralità. I movimenti a scatto degli automi lasciano spazio alla fluidità della danza e alle sue esplosioni di vita. Perché niente è così potente e necessario come l'amore.

Marilena Lucente

 

   

Impronte sociali
Settimanale dell’Associazione Melagrana Onlus – Reg. n. 630 dell’8-11-2004 Tribunale di Santa Maria Capua Vetere (Ce)
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