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Lavori in corso - 29.12.06

Valige di fine anno

Mentre scorrono ancora i servizi sulle feste di fine anno, sui cenoni e sui locali alla moda, si preparano le valige, si consumano saluti frettolosi, ci si mette in viaggio con il sacchetto delle provviste. Oppure busta, sacca, altra valigia. La quantità dei cibi che uno può portare con sé non è legata all'appetito, ma alla quantità di spazio disponibile e alla nostalgia che si ha dei propri sapori.
Sono così le feste natalizie degli emigranti. Ritorni a casa per una manciata di giorni. Rotolando verso il sud con la radio su centotre e tre. Viaggiare informati. Viaggiare sformati dalla stanchezza. Da una vita che manco sai più perché la fai. Non ti ricordi precisamente quando è incominciata ma ipotizzi che un giorno debba pure finire. Il 23 dicembre le aree di servizio dell'Autostrada erano letteralmente prese d'assalto da milanesi, torinesi, piacentini, veronesi che tornavano a casa. Al solito, ingorghi spaventosi presso Bologna. Tornavano a casa. Che poi casa loro veramente non è più. Tornavano a casa

della cognata, della sorella, della madre. Con i regali per i nipotini e l'accento contaminato. In giro per auguri e partite di sette e mezzo. Si raccontano spicchi di vita mangiando mandarini e bevendo vino. Qualche volta invece si preparano piccoli progetti. Vienitene tu. Manda i curricoli. Hai visto su Internet quante offerte di lavoro per Padova? E così, alle feste, qualcun altro decide di partire. Di seguire un lavoro, un fidanzato, una qualsiasi speranza. Perché qui, a parte la mozzarella che si porta nella scatola di polistirolo, che altro c'è?
E' arrivato il momento di ripartire. Il 2 si ricomincia a lavorare. Ma nessuno ha mai capito veramente a Milano che caspita di lavoro fanno questi parenti. In auto le famiglie, in treno i ragazzi più giovani, o gli uomini che a casa hanno lasciato la moglie, i bambini. Ma questo è solo un viaggio un po' più scomodo degli altri. Qualcuno è abituato a macinare mille chilometri ogni due settimane, qualche volta anche ogni sette giorni. Ci hanno preso la mano a porre e riporre vestiti in valigia, con la stessa dimestichezza con cui piegano e impilano affetti, preoccupazioni e soddisfazioni di una vita che sta un po' di qua e un po' di là. Routine. Poi ci sono gli altri che per tornare giù o su, come se l'Italia fosse un grattacielo da attraversare in ascensore, prendono l'aereo. Voli prenotati mesi prima e complessa organizzazione per gli spostamenti. Mi vieni a prendere tu? Certo, non ti preoccupare. E i primi abbracci sono impastati di stanchezza e ritardi dell'atterraggio, delle valigie che scorrono lungo il nastro di gomma. Arriviamo a casa nel cuore della notte. C'è un pulman al centro della piazza. Sembrano non finire mai. Scendono con una coereografia di valige buste e scatole passate di mano in mano. Si assiepano vicino il portellone laterale. Dove continuano a tirare fuori la roba. Centinaia di polacchi che si muovono nel freddo. E noi siamo troppo stanchi persino per scambiarci una parola.

Marilena Lucente

 

   

Impronte sociali
Settimanale dell’Associazione Melagrana Onlus – Reg. n. 630 dell’8-11-2004 Tribunale di Santa Maria Capua Vetere (Ce)
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