Pace himalayana
I ribelli
Maoisti nepalesi il 7 novembre 2006 hanno siglato un accordo
con il governo nepalese, che pone fine a oltre un decennio
di cruente ostilità. Esso, del resto, corrisponde a quanto
richiedeva da tempo larga parte della popolazione nepalese: stanchi
del conflitto, a inizio aprile i nepalesi erano scesi nelle strade
e avevano dato vita a ingenti manifestazioni di protesta, in cui
chiedevano che si ponesse fine al disastroso esercizio del potere
da parte del Re Gyanendra e che esponenti Maoisti e dirigenti dei
partiti di governo cooperassero tra loro. Le proteste popolari,
per l'avvento di pace e progresso, durarono ben 19 giorni.
Serrate trattative negoziali, avviate in giugno, si sono protratte
per cinque mesi, facendo infine scaturire l'accordo: in base a
esso entro fine novembre i combattenti Maoisti saranno collocati
in sette campi (posti sotto la supervisione dell'ONU) e consegneranno
a funzionari ONU le proprie armi, che saranno deposte in apposite
armerie, poi sigillate. Per garantire un equilibrio, il Ministro
dell'Interno Sitaula ha dichiarato che anche l'esercito nepalese
consegnerà all'ONU un ugual numero di armi e provvederà a
far rientrare le truppe nelle caserme. Saranno nazionalizzati,
inoltre, tutti i beni (palazzi, foreste) di cui Gyanendra si è impadronito
da quando è al potere. Tutto ciò dovrebbe spianare
la strada all'ingresso dei Maoisti in un governo provvisorio, assieme
a rappresentanti dei sette partiti di governo attuali. Il 1° dicembre è il
termine fissato per la definizione della nuova compagine governativa.
Sarà approntata anche una Costituzione transitoria (entro
fine novembre) e vi sarà un Parlamento provvisorio (ai parlamentari
già presenti si aggiungeranno 73 esponenti del movimento
Maoista). Inoltre è previsto, nel giugno 2007 e con la supervisione
delle Nazioni Unite, lo svolgimento dell'elezione d'una assemblea
(425 membri), incaricata di redigere una nuova costituzione democratica.
Già da ora si scorgono difficoltà: occorrerà,
ad esempio, provvedere previamente alla registrazione di milioni
di aventi diritto al voto.
Dato che il decennale conflitto ha prodotto 13000 vittime e altresì un
gran numero di persone mutilate, torturate o private di qualsiasi
bene di loro proprietà, si provvederà con misure
di compensazione a lenire le conseguenze di tali situazioni. Sarà istituita
altresì un'apposita Commissione per la Verità e la
Riconciliazione, incaricata di far luce sulle violazioni dei diritti
umani occorse negli anni del conflitto.
La pace è però ben lungi dall'esser garantita. Destano
ancora forte preoccupazione ripetuti atti di violazione del cessate-il-fuoco
ora in vigore, da parte di elementi Maoisti: su di esse finora
il governo ha soprasseduto, nella speranza di pervenire a un accordo
complessivo con i ribelli. È indubbio che in gran parte
ciò è causato dalla carenza di disciplina; del resto
il leader dei Maoisti, Prachanda, ha di recente dichiarato che
rimodellare la condotta dei quadri del suo movimento sarà la
principale difficoltà da affrontare nel nuovo contesto.
Bahadur Mahara, portavoce dei Maoisti, si è detto in ogni
caso ben felice che il movimento di rivolta possa trasformarsi
in forza politica. Del resto, già a novembre 2005 i Maoisti
avevano riconosciuto di non poter conquistare la legittimità politica
unicamente tramite azioni armate contro le forze statali e si erano
alleati con i partiti nepalesi, con l'intento comune di porre fine
al dominio del monarca.
Già in due occasioni, nel 2001 e nel 2003, i Maoisti avevano
avviato colloqui di pace con le forze politiche, ma essi erano
sempre naufragati a causa della perdurante contrapposizione tra
il movimento ribelle e il Re Gyanendra. Del resto il sovrano faceva
leva proprio sulla guerra civile in atto, traendone spunto per
dotarsi (in particolare da febbraio 2005) di poteri sempre più assoluti.
Le manifestazioni popolari di aprile, rivolte soprattutto contro
il Re, lo hanno costretto a rinunciare ai suoi poteri ormai quasi
illimitati (reinsediando, ad esempio, il Parlamento, che non si
riuniva dal 2002) e hanno aperto a partiti e movimento ribelle
lo spiraglio per dar vita a nuovi colloqui di pace. I Maoisti hanno
dimostrato enorme volontà di portare avanti i colloqui:
già a fine aprile, per consentirne lo svolgimento, hanno
dichiarato un cessate-il-fuoco trimestrale, che a fine luglio hanno
prolungato di altri tre mesi.
Il conflitto ha enormemente danneggiato le capacità di sviluppo
economico del Nepal e ha assegnato al Paese primati poco invidiabili:
ad esempio, a lungo il Nepal è stato il Paese nel quale
si verificavano il maggior numero di sparizioni di persone che
erano tenute sotto custodia da forze di sicurezza statali.
Che sulle alture himalayane sia iniziata finalmente una nuova era?!
Giovanni Caputo |