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Diritti umani e Conflitti - 17.11.2006

Pace himalayana

I ribelli Maoisti nepalesi il 7 novembre 2006 hanno siglato un accordo con il governo nepalese, che pone fine a oltre un decennio di cruente ostilità. Esso, del resto, corrisponde a quanto richiedeva da tempo larga parte della popolazione nepalese: stanchi del conflitto, a inizio aprile i nepalesi erano scesi nelle strade e avevano dato vita a ingenti manifestazioni di protesta, in cui chiedevano che si ponesse fine al disastroso esercizio del potere da parte del Re Gyanendra e che esponenti Maoisti e dirigenti dei partiti di governo cooperassero tra loro. Le proteste popolari, per l'avvento di pace e progresso, durarono ben 19 giorni.
Serrate trattative negoziali, avviate in giugno, si sono protratte per cinque mesi, facendo infine scaturire l'accordo: in base a esso entro fine novembre i combattenti Maoisti saranno collocati in sette campi (posti sotto la supervisione dell'ONU) e consegneranno a funzionari ONU le proprie armi, che saranno deposte in apposite armerie, poi sigillate. Per garantire un equilibrio, il Ministro dell'Interno Sitaula ha dichiarato che anche l'esercito nepalese consegnerà all'ONU un ugual numero di armi e provvederà a far rientrare le truppe nelle caserme. Saranno nazionalizzati, inoltre, tutti i beni (palazzi, foreste) di cui Gyanendra si è impadronito da quando è al potere. Tutto ciò dovrebbe spianare la strada all'ingresso dei Maoisti in un governo provvisorio, assieme a rappresentanti dei sette partiti di governo attuali. Il 1° dicembre è il termine fissato per la definizione della nuova compagine governativa. Sarà approntata anche una Costituzione transitoria (entro fine novembre) e vi sarà un Parlamento provvisorio (ai parlamentari già presenti si aggiungeranno 73 esponenti del movimento Maoista). Inoltre è previsto, nel giugno 2007 e con la supervisione delle Nazioni Unite, lo svolgimento dell'elezione d'una assemblea (425 membri), incaricata di redigere una nuova costituzione democratica. Già da ora si scorgono difficoltà: occorrerà, ad esempio, provvedere previamente alla registrazione di milioni di aventi diritto al voto.
Dato che il decennale conflitto ha prodotto 13000 vittime e altresì un gran numero di persone mutilate, torturate o private di qualsiasi bene di loro proprietà, si provvederà con misure di compensazione a lenire le conseguenze di tali situazioni. Sarà istituita altresì un'apposita Commissione per la Verità e la Riconciliazione, incaricata di far luce sulle violazioni dei diritti umani occorse negli anni del conflitto.
La pace è però ben lungi dall'esser garantita. Destano ancora forte preoccupazione ripetuti atti di violazione del cessate-il-fuoco ora in vigore, da parte di elementi Maoisti: su di esse finora il governo ha soprasseduto, nella speranza di pervenire a un accordo complessivo con i ribelli. È indubbio che in gran parte ciò è causato dalla carenza di disciplina; del resto il leader dei Maoisti, Prachanda, ha di recente dichiarato che rimodellare la condotta dei quadri del suo movimento sarà la principale difficoltà da affrontare nel nuovo contesto.
Bahadur Mahara, portavoce dei Maoisti, si è detto in ogni caso ben felice che il movimento di rivolta possa trasformarsi in forza politica. Del resto, già a novembre 2005 i Maoisti avevano riconosciuto di non poter conquistare la legittimità politica unicamente tramite azioni armate contro le forze statali e si erano alleati con i partiti nepalesi, con l'intento comune di porre fine al dominio del monarca.
Già in due occasioni, nel 2001 e nel 2003, i Maoisti avevano avviato colloqui di pace con le forze politiche, ma essi erano sempre naufragati a causa della perdurante contrapposizione tra il movimento ribelle e il Re Gyanendra. Del resto il sovrano faceva leva proprio sulla guerra civile in atto, traendone spunto per dotarsi (in particolare da febbraio 2005) di poteri sempre più assoluti. Le manifestazioni popolari di aprile, rivolte soprattutto contro il Re, lo hanno costretto a rinunciare ai suoi poteri ormai quasi illimitati (reinsediando, ad esempio, il Parlamento, che non si riuniva dal 2002) e hanno aperto a partiti e movimento ribelle lo spiraglio per dar vita a nuovi colloqui di pace. I Maoisti hanno dimostrato enorme volontà di portare avanti i colloqui: già a fine aprile, per consentirne lo svolgimento, hanno dichiarato un cessate-il-fuoco trimestrale, che a fine luglio hanno prolungato di altri tre mesi.
Il conflitto ha enormemente danneggiato le capacità di sviluppo economico del Nepal e ha assegnato al Paese primati poco invidiabili: ad esempio, a lungo il Nepal è stato il Paese nel quale si verificavano il maggior numero di sparizioni di persone che erano tenute sotto custodia da forze di sicurezza statali.
Che sulle alture himalayane sia iniziata finalmente una nuova era?!

Giovanni Caputo


Impronte sociali
Settimanale dell’Associazione Melagrana Onlus – Reg. n. 630 dell’8-11-2004 Tribunale di Santa Maria Capua Vetere (Ce)
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