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Diritti umani e Conflitti - 02.03.2007

Panoramica

Gli USA nel 1992 intendevano promuovere operazioni umanitarie (ad esempio, a distribuzione di cibo) nella travagliata Somalia; tuttavia dall'anno successivo si sviluppo un aspro confronto armato fra truppe statunitensi e combattenti fedeli al signore della guerra somalo Mohammad Farah Aidid (nella foto). Anni dopo, nel giugno 2006, l'Unione delle Corti Islamiche sconfisse una coalizione di signori della guerra somali (spalleggiati dagli USA) e s'impadronì del controllo di Mogadiscio. Si riteneva che l'Unione desse ospitalità a esponenti della rete terroristica Al-Qaeda. Pertanto, dall'inizio di quest'anno, nel Corno d'Africa è in atto, con discrezione, un'iniziativa anti-terrorismo statunitense; partendo soprattutto dall'Etiopia orientale truppe speciali statunitensi vanno a caccia di militanti islamici nella vicina Somalia. Simili operazioni, orchestrate dal Pentagono, sono del resto divenute "abituali" dopo l'11 Settembre. Esse evidenziano una salda alleanza fra Washington e il governo etiope. L'iniziativa anti-terrorismo fa seguito a un'offensiva militare etiope che in dicembre, nel giro di pochi giorni, ha comportato una disfatta e una ritirata dell'Unione delle Corti Islamiche e ha restituito il potere al Governo Transitorio Somalo. In seguito gli USA hanno inteso colpire i militanti dell'Unione, rifugiatisi nella zona meridionale della Somalia ai confini con il Kenya. Un primo attacco, anche con mezzi aerei, ha avuto luogo il 7 gennaio, un secondo il 23 gennaio. Vittima "illustre" del primo attacco è stato Aden Ayro, uno dei comandanti dell'Unione (che era stato in precedenza addestrato in Afghanistan); nel secondo è rimasto ferito un altro esponente di spicco dell'Unione, Sheik Madobe, in seguito catturato da truppe etiopi. Gli USA lamentano, tuttavia, il fatto di non essere riusciti ancora a colpire Fazul Abdullah Mohammed: si ritiene che costui sia tuttora presente nel Corno d'Africa; si sospetta che sia stato, agendo per conto di Al-Qaeda, "la mente" dei due sanguinosi attacchi terroristici che il 7 agosto 1998 colpirono simultaneamente le due Ambasciate statunitensi a Nairobi (Kenya) e a Dar Es-Salaam (Tanzania).
Spostiamoci verso l'Africa occidentale: il 4 marzo 2007 a Ouagadougou, capitale del Burkina Faso, è stato siglato un accordo che potrebbe portare alla pace in Costa d'Avorio. Grazie alla mediazione del Presidente del Burkina, Compaoré, sono pervenuti alla firma dell'accordo il Presidente ivoriano Gbagbo e Guillaume Soro, che guida il gruppo ribelle denominato Nuove Forze, che controlla la porzione settentrionale della Costa d'Avorio. Con l'accordo si punta in pratica a riunificate il Paese, finora spaccato in due da un conflitto; entro cinque settimane si dovrebbe dar luogo alla formazione di governo di unità nazionale e di un comando militare congiunto. Rammentiamo che le tensioni fra nord e sud del Paese sono state finora di natura complessa: nel nord la popolazione è in prevalenza musulmana e composta da migranti da Paesi limitrofi (Burkina Faso, Mali), nel sud prevalgono la religione cristiana e il culto animista e molti abitanti dell'area si definiscono come gli autentici eredi dell'etnia ivoriana; da ciò finora avevano tratto spunto vari uomini politici del sud, per imporre norme che impedivano candidature elettorali di politici del nord: tali norme erano discriminatorie, impedendo le candidature sul presupposto che i candidati del nord avevano avi (ad esempio, i nonni) nati fuori dal territorio ivoriano.
Un luogo dove invece potrebbero riprendere gli scontri armati è l'Uganda Settentrionale. L'Esercito di Resistenza del Signore (LRA), facente capo a Kony e Otty, aveva concordato con le autorità di Kampala, grazie alla mediazione di Machar, Vicepresidente della regione autonoma del Sudan Meridionale, una tregua: avviata ad agosto 2006, essa è scaduta a fine febbraio. I capi dello LRA si rifiutano di tornare nel Sudan Meridionale per negoziare il prolungamento della tregua e adducono come motivazione di non nutrire più fiducia nel mediatore Machar; chiedono pertanto che i colloqui negoziali siano spostati in altra sede. Nel frattempo è iniziata una dispersione dei militanti dello LRA (in gran parte si trovano nel Sudan Meridionale, nel nord della Repubblica Democratica del Congo e nella regione mediorientale della Repubblica Centrafricana). La situazione è ovviamente assai tesa; tuttavia Otty ha dichiarato che lo LRA provvederà unicamente a difendersi e a replicare a eventuali attacchi armati che dovesse subire. Il Presidente ugandese Museveni, dal canto suo, ha reso noto che Kampala non rimarrà a guardare se i militanti dello LRA decideranno di rientrare nell'Uganda Settentrionale.
Da questi tre esempi si rileva come il mosaico dei conflitti africani permane ancora molto complesso.

Giovanni Caputo


Impronte sociali
Settimanale dell’Associazione Melagrana Onlus – Reg. n. 630 dell’8-11-2004 Tribunale di Santa Maria Capua Vetere (Ce)
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