Panoramica
Gli USA nel 1992 intendevano promuovere
operazioni umanitarie (ad esempio, a distribuzione di cibo) nella
travagliata
Somalia; tuttavia dall'anno successivo si sviluppo un aspro confronto
armato fra truppe statunitensi e combattenti fedeli al signore
della guerra somalo Mohammad Farah Aidid (nella foto). Anni dopo,
nel giugno 2006, l'Unione delle Corti Islamiche sconfisse una coalizione
di signori della guerra somali (spalleggiati dagli USA) e s'impadronì del
controllo di Mogadiscio. Si riteneva che l'Unione desse ospitalità a
esponenti della rete terroristica Al-Qaeda. Pertanto, dall'inizio
di quest'anno, nel Corno d'Africa è in atto, con discrezione,
un'iniziativa anti-terrorismo statunitense; partendo soprattutto
dall'Etiopia orientale truppe speciali statunitensi vanno a caccia
di militanti islamici nella vicina Somalia. Simili operazioni,
orchestrate dal Pentagono, sono del resto divenute "abituali" dopo
l'11 Settembre. Esse evidenziano una salda alleanza fra Washington
e il governo etiope. L'iniziativa anti-terrorismo fa seguito a
un'offensiva militare etiope che in dicembre, nel giro di pochi
giorni, ha comportato una disfatta e una ritirata dell'Unione delle
Corti Islamiche e ha restituito il potere al Governo Transitorio
Somalo. In seguito gli USA hanno inteso colpire i militanti dell'Unione,
rifugiatisi nella zona meridionale della Somalia ai confini con
il Kenya. Un primo attacco, anche con mezzi aerei, ha avuto luogo
il 7 gennaio, un secondo il 23 gennaio. Vittima "illustre" del
primo attacco è stato Aden Ayro, uno dei comandanti dell'Unione
(che era stato in precedenza addestrato in Afghanistan); nel secondo è rimasto
ferito un altro esponente di spicco dell'Unione, Sheik Madobe,
in seguito catturato da truppe etiopi. Gli USA lamentano, tuttavia,
il fatto di non essere riusciti ancora a colpire Fazul Abdullah
Mohammed: si ritiene che costui sia tuttora presente nel Corno
d'Africa; si sospetta che sia stato, agendo per conto di Al-Qaeda, "la
mente" dei due sanguinosi attacchi terroristici che il 7 agosto
1998 colpirono simultaneamente le due Ambasciate statunitensi a
Nairobi (Kenya) e a Dar Es-Salaam (Tanzania).
Spostiamoci verso l'Africa occidentale: il 4 marzo 2007 a Ouagadougou,
capitale del Burkina Faso, è stato siglato un accordo che
potrebbe portare alla pace in Costa d'Avorio. Grazie alla mediazione
del Presidente del Burkina, Compaoré, sono pervenuti alla
firma dell'accordo il Presidente ivoriano Gbagbo e Guillaume Soro,
che guida il gruppo ribelle denominato Nuove Forze, che controlla
la porzione settentrionale della Costa d'Avorio. Con l'accordo
si punta in pratica a riunificate il Paese, finora spaccato in
due da un conflitto; entro cinque settimane si dovrebbe dar luogo
alla formazione di governo di unità nazionale e di un comando
militare congiunto. Rammentiamo che le tensioni fra nord e sud
del Paese sono state finora di natura complessa: nel nord la popolazione è in
prevalenza musulmana e composta da migranti da Paesi limitrofi
(Burkina Faso, Mali), nel sud prevalgono la religione cristiana
e il culto animista e molti abitanti dell'area si definiscono come
gli autentici eredi dell'etnia ivoriana; da ciò finora avevano
tratto spunto vari uomini politici del sud, per imporre norme che
impedivano candidature elettorali di politici del nord: tali norme
erano discriminatorie, impedendo le candidature sul presupposto
che i candidati del nord avevano avi (ad esempio, i nonni) nati
fuori dal territorio ivoriano.
Un luogo dove invece potrebbero riprendere gli scontri armati è l'Uganda
Settentrionale. L'Esercito di Resistenza del Signore (LRA), facente
capo a Kony e Otty, aveva concordato con le autorità di
Kampala, grazie alla mediazione di Machar, Vicepresidente della
regione autonoma del Sudan Meridionale, una tregua: avviata ad
agosto 2006, essa è scaduta a fine febbraio. I capi dello
LRA si rifiutano di tornare nel Sudan Meridionale per negoziare
il prolungamento della tregua e adducono come motivazione di non
nutrire più fiducia nel mediatore Machar; chiedono pertanto
che i colloqui negoziali siano spostati in altra sede. Nel frattempo è iniziata
una dispersione dei militanti dello LRA (in gran parte si trovano
nel Sudan Meridionale, nel nord della Repubblica Democratica del
Congo e nella regione mediorientale della Repubblica Centrafricana).
La situazione è ovviamente assai tesa; tuttavia Otty ha
dichiarato che lo LRA provvederà unicamente a difendersi
e a replicare a eventuali attacchi armati che dovesse subire. Il
Presidente ugandese Museveni, dal canto suo, ha reso noto che Kampala
non rimarrà a guardare se i militanti dello LRA decideranno
di rientrare nell'Uganda Settentrionale.
Da questi tre esempi si rileva come il mosaico dei conflitti africani
permane ancora molto complesso.
Giovanni Caputo |