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Diritti umani e Conflitti - 16.03.2007

Panoramica (seconda parte)

Prosegue la panoramica sulla situazione nei Paesi africani.
L’11 marzo è stata giornata di forte tensione interna nello Zimbabwe. La polizia locale ha provveduto ad arrestare alcuni esponenti dell’opposizione politica, fra i quali Morgan Tsvangirai, che guida il Movimento per il Cambiamento Democratico (MDC), sono accusati di aver tenuto un raduno politico illegale; sembra tuttavia che esso fosse stato convocato da una coalizione di gruppi politici d’opposizione – la Campagna Salviamo lo Zimbabwe – un incontro di preghiera ad Highfields, sobborgo della capitale Harare, ma che l’autorità di polizia ne abbia impedito lo svolgimento (ricorrendo, a detta degli oppositori, ai gas lacrimogeni per disperdere i dimostranti). Nei giorni precedenti era stata diramata un’altra preoccupante notizia: il tasso d’inflazione nello Zimbabwe ha toccato in febbraio il 1730%. L’opposizione sta premendo per un miglioramento della situazione economica e altresì prova a contrastare i piani del Presidente Mugabe, che punta a restare al potere almeno fino al 2010: infatti è sua intenzione posporre a quell’anno le elezioni presidenziali, ufficialmente previste nel 2008.
Notizie positive sembrano giungere invece dalla Mauritania, dove sono state organizzate le prime elezioni presidenziali libere. La Mauritania è indipendente dal 1960; inizialmente fu soggetta all’egemonia di Moktar Ould Daddah; poi, a partire dal 1978, si susseguirono numerosi colpi di stato: si è avuta perciò un’alternanza politica, ma consisteva nel passaggio del potere da una giunta militare a un’altra; e comunque Ould Taya ha avuto, nelle giunte succedutesi fra il 1984 e il 2005, sempre un ruolo preminente. L’ultimo passaggio di potere avvenuto in tal modo risaliva al 3 agosto 2005, allorché ascese al vertice il Colonnello Ely Ould Mohammed Vall, che sembra incorrere in un destino singolare. Le elezioni presidenziali, infatti, da un lato lo costringono a cedere il potere e dall’altro costituiscono il suo più significativo successo politico. Infatti, proprio nel periodo di presidenza di Vall sono state attuate una serie di riforme (riordino del sistema giudiziario, conferimento della libertà di stampa, introduzione di un sistema elettorale). Come preludio alle elezioni presidenziali, si sono già svolte nel Paese elezioni municipali e parlamentari e missioni di osservazione europee hanno provveduto a certificarne il corretto svolgimento. Vall ha già garantito personalmente che durante lo svolgimento delle elezioni presidenziali i militari rimarranno all’interno delle caserme. Dopo il primo turno, nel quale risultano ben 19 candidati, è probabile che si giunga a un ballottaggio tra i due candidati più votati: difficilmente infatti, data la caratterizzazione delle preferenze sulla base dell’appartenenza etnica e tribale di elettori e candidati, uno fra questi potrà acquisire sufficienti consensi già al primo turno.
Una situazione di stallo caratterizza invece al momento il Sahara Occidentale. Le autorità marocchine, sotto la spinta del Re Mohammed VI, hanno predisposto una proposta che favorisce la concessione di autonomia alla popolazione di etnia Saharawi, ma con il mantenimento della sovranità territoriale da parte del Marocco. La popolazione dell’auto-proclamata Repubblica Democratica Araba Saharawi insiste invece nel richiedere che si tenga un referendum popolare riguardo all’indipendenza dal Marocco: questa è ritenuta l’unica soluzione che realmente garantisce il rispetto del diritto dei Saharawi all’autodeterminazione, ma lo svolgimento del referendum tuttora non è contemplato dalle autorità marocchine. Il Marocco intende in ogni caso sottoporre il proprio piano relativo alla concessione di autonomia ai Saharawi al vaglio dell’ONU, in aprile: verrebbe offerta ai Saharawi la possibilità di eleggere un loro parlamento e un loro sistema giudiziario. La proposta incontra l’opposizione del principale movimento Saharawi, il Fronte Polisario, e appare difficile che possa riscuotere un vasto consenso in ambito ONU: infatti sono ormai oltre 70 i Paesi (principalmente africani, ma anche latino-americani) che riconoscono la Repubblica Democratica Araba Saharawi, e fra essi figura anche il Sudafrica, che attualmente detiene un seggio nell’ambito del Consiglio di Sicurezza ONU. D'altronde di recente Mohamed Abdelaziz, il leader del Fronte Polisario, ha incontrato il Segretario Generale ONU, Ban Ki-Moon: ha spiegato che a suo avviso il piano marocchino non è rispettoso del diritto dei Saharawi all’autodeterminazione e ha richiesto che sia ripreso in considerazione il Piano Baker; tale piano fu elaborato dall’ex Segretario di Stato USA nel 2004: prevede lo svolgimento di un referendum, in cui i Saharawi possano scegliere fra indipendenza e appartenenza al Marocco.

Giovanni Caputo


Impronte sociali
Settimanale dell’Associazione Melagrana Onlus – Reg. n. 630 dell’8-11-2004 Tribunale di Santa Maria Capua Vetere (Ce)
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