Panoramica
(seconda parte)
Prosegue la panoramica sulla situazione nei Paesi
africani.
L’11 marzo è stata giornata di forte tensione interna
nello Zimbabwe. La polizia locale ha provveduto ad arrestare alcuni
esponenti dell’opposizione politica, fra i quali Morgan Tsvangirai,
che guida il Movimento per il Cambiamento Democratico (MDC), sono
accusati di aver tenuto un raduno politico illegale; sembra tuttavia
che esso fosse stato convocato da una coalizione di gruppi politici
d’opposizione – la Campagna Salviamo lo Zimbabwe – un
incontro di preghiera ad Highfields, sobborgo della capitale Harare,
ma che l’autorità di polizia ne abbia impedito lo
svolgimento (ricorrendo, a detta degli oppositori, ai gas lacrimogeni
per disperdere i dimostranti). Nei giorni precedenti era stata
diramata un’altra preoccupante notizia: il tasso d’inflazione
nello Zimbabwe ha toccato in febbraio il 1730%. L’opposizione
sta premendo per un miglioramento della situazione economica e
altresì prova a contrastare i piani del Presidente Mugabe,
che punta a restare al potere almeno fino al 2010: infatti è sua
intenzione posporre a quell’anno le elezioni presidenziali,
ufficialmente previste nel 2008.
Notizie positive sembrano giungere invece dalla Mauritania, dove
sono state organizzate le prime elezioni presidenziali libere.
La Mauritania è indipendente dal
1960; inizialmente fu soggetta all’egemonia di Moktar Ould Daddah; poi,
a partire dal 1978, si susseguirono numerosi colpi di stato: si è avuta
perciò un’alternanza politica, ma consisteva nel passaggio del potere
da una giunta militare a un’altra; e comunque Ould Taya ha avuto, nelle
giunte succedutesi fra il 1984 e il 2005, sempre un ruolo preminente. L’ultimo
passaggio di potere avvenuto in tal modo risaliva al 3 agosto 2005, allorché ascese
al vertice il Colonnello Ely Ould Mohammed Vall, che sembra incorrere in un destino
singolare. Le elezioni presidenziali, infatti, da un lato lo costringono a cedere
il potere e dall’altro costituiscono il suo più significativo successo
politico. Infatti, proprio nel periodo di presidenza di Vall sono state attuate
una serie di riforme (riordino del sistema giudiziario, conferimento della libertà di
stampa, introduzione di un sistema elettorale). Come preludio alle elezioni presidenziali,
si sono già svolte nel Paese elezioni municipali e parlamentari e missioni
di osservazione europee hanno provveduto a certificarne il corretto svolgimento.
Vall ha già garantito personalmente che durante lo svolgimento delle elezioni
presidenziali i militari rimarranno all’interno delle caserme. Dopo il
primo turno, nel quale risultano ben 19 candidati, è probabile che si
giunga a un ballottaggio tra i due candidati più votati: difficilmente
infatti, data la caratterizzazione delle preferenze sulla base dell’appartenenza
etnica e tribale di elettori e candidati, uno fra questi potrà acquisire
sufficienti consensi già al primo turno.
Una situazione di stallo caratterizza invece al momento il Sahara Occidentale.
Le autorità marocchine, sotto la spinta del Re Mohammed VI, hanno predisposto
una proposta che favorisce la concessione di autonomia alla popolazione di etnia
Saharawi, ma con il mantenimento della sovranità territoriale da parte
del Marocco. La popolazione dell’auto-proclamata Repubblica Democratica
Araba Saharawi insiste invece nel richiedere che si tenga un referendum popolare
riguardo all’indipendenza dal Marocco: questa è ritenuta l’unica
soluzione che realmente garantisce il rispetto del diritto dei Saharawi all’autodeterminazione,
ma lo svolgimento del referendum tuttora non è contemplato dalle autorità marocchine.
Il Marocco intende in ogni caso sottoporre il proprio piano relativo alla concessione
di autonomia ai Saharawi al vaglio dell’ONU, in aprile: verrebbe offerta
ai Saharawi la possibilità di eleggere un loro parlamento e un loro sistema
giudiziario. La proposta incontra l’opposizione del principale movimento
Saharawi, il Fronte Polisario, e appare difficile che possa riscuotere un vasto
consenso in ambito ONU: infatti sono ormai oltre 70 i Paesi (principalmente africani,
ma anche latino-americani) che riconoscono la Repubblica Democratica Araba Saharawi,
e fra essi figura anche il Sudafrica, che attualmente detiene un seggio nell’ambito
del Consiglio di Sicurezza ONU. D'altronde di recente Mohamed Abdelaziz, il leader
del Fronte Polisario, ha incontrato il Segretario Generale ONU, Ban Ki-Moon:
ha spiegato che a suo avviso il piano marocchino non è rispettoso del
diritto dei Saharawi all’autodeterminazione e ha richiesto che sia ripreso
in considerazione il Piano Baker; tale piano fu elaborato dall’ex Segretario
di Stato USA nel 2004: prevede lo svolgimento di un referendum, in cui i Saharawi
possano scegliere fra indipendenza e appartenenza al Marocco.
Giovanni Caputo |