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Diritti - 01.12.06

Legittima difesa
Razzismo negli stadi e pallottole della polizia

Giovedì 23 novembre un poliziotto francese ha ucciso un tifoso del Paris Saint Germain. Lo scenario di questa tragica storia è ancora una volta la folle violenza che circonda gli stadi. I protagonisti sono la tifoseria del Paris Saint Germain, notoriamente di estrema destra; la tifoseria dell'Hapoel Tel Aviv; la polizia. La partita finisce male per i francesi: due a quattro, l'ultima di una serie di sconfitte. All'uscita dallo stadio, i tifosi ebrei dell'Hapoel Tel Aviv diventano un bersaglio scontato dell'odio razziale e della rabbia dei tifosi della squadra parigina. Mentre cerca di raggiungere la metropolitana, un tifoso dell'Hapoel viene preso di mira da un gruppo di Boulogne Boys, i supporter del Paris Saint Germain conosciuti per la loro violenza, il loro razzismo, il loro antisemitismo; cominciano a piovere insulti antisemiti e minacce nei confronti del tifoso che cerca rifugio tra la folla. A questo punto, tra di loro si interpone un poliziotto di colore, in borghese, appartenente al servizio regionale della polizia dei trasporti, che non faceva parte dei 600 uomini impiegati dalla polizia per garantire la sicurezza intorno allo stadio. Il fatto che fosse di colore ovviamente non ha reso

la situazione meno calda. Dopo aver gridato di essere un poliziotto (secondo quanto dichiarato dalla polizia), il malcapitato ha cercato di aiutare il tifoso israeliano, accentuando la collera dei tifosi, che, al grido di "sporco negro" e "sporco ebreo", si sono scagliati contro i due. Il poliziotto, dopo aver cercato invano di disperdere i facinorosi con un lacrimogeno, probabilmente non esploso, sarebbe finito tra i calci di alcuni tifosi: a questo punto avrebbe estratto la pistola di servizio, una Sieg Sauer 9 mm, e avrebbe sparato, non si capisce se uno o due colpi. Risultato: un giovane ucciso e uno ferito gravemente. Il poliziotto ha dichiarato di aver usato la pistola per sparare un colpo in aria, ma fatalmente quella pallottola ha trafitto il cuore di Julien Quemener, 25 anni.
In questa vicenda, gli eccessi razzisti e antisemiti della tifoseria del Paris Saint Germain hanno fatto passare in secondo piano la reazione del poliziotto. La condanna nei confronti delle tifoserie violente e di qualsiasi episodio di razzismo è totale ed in questi casi è ancora più vergognoso constatare come simili atti di xenofobia nascano da una partita di calcio. Tuttavia, resta il fatto che un ragazzo è stato ucciso da un poliziotto. Il segretario generale del sindacato di polizia UNSA-Police, Joaquin Masanet, si è chiesto se quel "guardiano della pace" di 32 anni doveva farsi linciare oppure doveva, come ha fatto, estrarre la sua arma. La domanda è quasi legittima. Tuttavia ci chiediamo se quel poliziotto non avrebbe dovuto prima sparare due colpi in aria, gesto che avrebbe di certo disperso gli aggressori. Prima di cercare di usare il suo lacrimogeno, se la situazione era così grave da giustificare l'impiego della pistola di ordinanza, egli avrebbe dovuto sparare due colpi in aria. Il poliziotto dichiara di averlo fatto. L'inchiesta determinerà se ciò è vero. Tuttavia sembra anche questa una delle tante storie inventate dalle forze dell'ordine per giustificare certi misfatti. Come si può sparare in aria e colpire al cuore una persona? Scarsa mira? Problemi di orientamento? Purtroppo ci torna in mente il proiettile che uccise Carlo Giuliani, a Genova, nel 2001. I proiettili della polizia prendono sempre strane traiettorie. Al cuore dell'inchiesta, naturalmente, la legittima difesa. Ci chiediamo ancora: è giusto uccidere un tifoso per salvare dalle botte un altro tifoso? La polizia non dovrebbe mettere in campo una migliore organizzazione dei propri uomini, soprattutto in situazioni prevedibilmente delicate, come quella di giovedì sera, in cui si affrontavano una tifoseria di estrema destra e una tifoseria israeliana? Perché i media hanno dato più enfasi alle violenze razziste di una tifoseria piuttosto che all'uccisione di un ragazzo da parte della polizia? Ancora una volta: le manifestazioni di razzismo devono ricevere la più decisa condanna, ma queste non possono comunque costituire l'attenuante di un omicidio.

Antonio Costantino


Impronte sociali
Settimanale dell’Associazione Melagrana Onlus – Reg. n. 630 dell’8-11-2004 Tribunale di Santa Maria Capua Vetere (Ce)
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