Sahara Occidentale
Il
31 ottobre 2006 il Consiglio di Sicurezza dell'ONU ha statuito
(con la Risoluzione 1720) alcune misure da adottare
in riferimento alla situazione nel Sahara Occidentale, tra le
quali figura la richiesta rivolta al Segretario Generale Kofi
Annan di elaborare e presentare un rapporto sulla situazione
prima del 31 dicembre (data in cui Annan sarà sostituito
dal sud-coreano Ban Ki-Moon). Il Consiglio ha anche deciso di
prolungare il mandato della MINURSO, la Missione ONU per il Referendum
nel Sahara Occidentale, fino al 30 aprile 2007. La Risoluzione,
redatta con linguaggio alquanto burocratico, si conclude indicando
che il Consiglio decide di rimanere incaricato della questione.
Tuttavia giova ricordare, al riguardo, che la MINURSO fu indetta
nel lontano 1991, con l'incarico di organizzare un referendum
entro nove mesi: in tal modo il popolo Saharawi avrebbe fruito
del diritto all'autodeterminazione.
Il territorio del Sahara Occidentale fu possedimento spagnolo
fino al 1975: è formato da quattro province (Boujdour,
Laayoune, Es-Semara e Oued-Eddahab; nel complesso, 252120 kmq).
Alla fuoriuscita spagnola, l'ONU riconobbe ad esso la titolarità delle
garanzie previste dalla Carta delle Nazioni Unite, tra le quali
il diritto all'autodeterminazione. Il Marocco, tuttavia, iniziò le
sue manovre miranti all'annessione nel novembre 1975. Il Re Hassan
II diede disposizioni per una marcia di decine di migliaia di
marocchini, che attraversarono il confine e si insediarono nel
territorio: ciò consentiva alle autorità marocchine
di reclamare la sovranità sul Sahara Occidentale, che
tuttavia non è stata mai riconosciuta dalla Comunità Internazionale;
viceversa, la Repubblica Araba Democratica Saharawi, proclamata
dal Fronte Polisario 30 anni fa con sostegno algerino, fu poi
ammessa a far parte dell'Unione Africana.
L'annessione al Marocco fu però di fatto completata tra
il 1976 e il 1979. Il Fronte Polisario, movimento saharawi, contestava
l'aspirazione marocchina e si attestava su posizioni indipendentiste:
ne nacque un conflitto annoso. Solo nel 1991 le due parti acconsentirono
a un cessate-il-fuoco, a condizione che fosse seguito da un referendum
nel Sahara Occidentale.
In seguito si è prodotto uno stallo politico: il Marocco
rifiuta infatti tuttora di acconsentire allo svolgimento d'un
referendum che potrebbe condurre all'indipendenza del Sahara
Occidentale, di cui attualmente controlla gran parte del territorio.
Al momento circa 100000 saharawi vivono da rifugiati, in condizioni
misere, in un'area desertica dell'Algeria; inoltre, una barriera
lunga ben 1700 chilometri separa le truppe marocchine presenti
nell'area (ben 130000 soldati) dai combattenti del Fronte Polisario,
che controllano una stretta porzione di terra ai confini con
Algeria e Mauritania; infine, osservatori militari provvedono
a monitorare il rispetto del cessate-il-fuoco.
Nel corso degli anni il Marocco ha rafforzato il controllo sul
territorio, ormai abitato in prevalenza da coloni marocchini,
e ne sfrutta le risorse: ciò contraddice le disposizioni
della Carta ONU, in base alle quali le risorse naturali dell'area
dovrebbero essere utilizzate a esclusivo beneficio del popolo
Saharawi. Di recente il Marocco si è addirittura accordato
con l'UE, per consentire a pescherecci europei l'accesso alle
acque territoriali del Sahara Occidentale (che sono tra le più pescose
al mondo): solo la Svezia ha osato pronunciare un parere contrario
a tale accordo.
Da circa un anno vi è una situazione di tensione: la popolazione
del territorio ha mostrato segni di ribellione e la risposta
delle autorità marocchine è stata assai dura nei
confronti dei manifestanti (non sono mancati gli arresti arbitrari).
Il Fronte Polisario ha scelto da novembre 2005 una linea prudente:
non sfida apertamente le autorità marocchine ed evita
di attuare commistioni con gruppi di militanti islamici attivi
in Africa Occidentale: tuttavia il Fronte sa bene che il malcontento
della popolazione saharawi, privata dei propri diritti e frustrata
dallo stallo politico, è crescente.
Rilevante è anche il contesto d'area: Sahara Occidentale
e Marocco fanno parte del Maghreb, regione che sta acquisendo
crescente importanza strategica, ma è ancora assai fragile
sotto il profilo della sicurezza: forte è infatti anche
l'instabilità in Algeria e Mauritania.
Gli sforzi condotti in precedenza dall'ONU sono stati fallimentari;
tuttora il Segretario Generale ONU si limita a proporre che si
tengano colloqui negoziali diretti tra Marocco e Fronte Polisario,
senza alcuna precondizione. E' difficile, tuttavia, che ciò possa
interrompere lo stallo politico; è altresì indubbio
che nell'area del Maghreb difficilmente si perverrà alla
stabilità senza una soluzione adeguata della questione
riguardante il Sahara Occidentale.
Giovanni Caputo |