Un
Sem Terra in Italia: Juraci Portes
Juraci
Portes fa parte del Movimento Sem Terra (MST) da 20 anni ed è attualmente
nel direttivo nazionale; vive nello Stato di Espiritu Santo,
in un accampamento di 150 famiglie. Poco tempo fa ha tenuto una
conferenza a Firenze, rilevando con soddisfazione che vi sono
associazioni italiane che s’interessano alle attività dell’MST.
Il discorso di Portes si articola in 4 punti: riforma agraria (impegno
assunto dal primo Governo Lula, che non è riuscito a portarlo
a termine); strategia delle forze reazionarie brasiliane per fermare
la riforma agraria; sfide poste al Governo Lula in politica interna
ed estera; ruolo della cooperazione in Brasile, per l’MST.
La realizzazione della riforma agraria non era un passo facile
per il primo Governo Lula, come non lo è oggi. Per conseguire
la prima elezione alla Presidenza, Lula Da Silva strinse un patto:
assicurò all’MST che avrebbe attuato la Riforma, ma
il risultato fu “vergognoso”: il Governo riconobbe
la proprietà della terra occupata a meno famiglie rispetto
a quanto aveva fatto in precedenza il Governo Cardoso; riuscì a
insediare stabilmente solo 530000 famiglie di agricoltori e solo
la metà erano “occupanti” da regolarizzare;
per le altre fu attuata una semplice pratica amministrativa fondiaria.
Eppure la regolarizzazione avrebbe dovuto riguardare un milione
di famiglie; il disincanto degli appartenenti all’MST è pertanto
ora forte. L’MST ha pertanto valutato con estrema attenzione
se continuare a sostenere Lula nella campagna elettorale 2006.
Nelle ultime elezioni presidenziali l’appoggio dei Sem Terra
alla rielezione di Lula è giunto in maniera critica; si è palesato
solo nel turno di ballottaggio, dopo aver constatato che effettivamente
il primo Governo Lula ha posto attenzione notevole ai problemi
sociali, con iniziative “di spessore” (ad esempio,
quella assai contestata in Brasile delle borse di studio per studenti
universitari poveri; e l’operazione “Fame Zero”,
con distribuzione di carte di credito per l’acquisto di beni
di prima necessità, per 80 reais mensili, a ben 9 milioni
di famiglie)!
Il Partito dei Lavoratori (PT) di Lula non è più quello
d’un tempo, che conduceva lotte popolari; ha mutato strategia
politica, abbandonando taluni principi reputati in passato fondamentali.
Inoltre, non si deve dimenticare che il Governo Lula è “di
coalizione, non di classe”. Si mobilitò un gruppo
di esperti dell’MST, per progettare l’applicazione
della Riforma agraria (eliminazione del latifondo, regolarizzazione
di un milione di famiglie “occupanti”): ma il Governo
Lula non riceveva solo esortazioni dall’MST; ha dovuto fare
un accordo col centro-destra, per garantire governabilità,
e ciò ha portato a formare ben due ministeri, uno dell’Agricoltura
e l’altro per la Riforma Agraria, per gestire da un lato
la produzione agricola di tipo industriale, dall’altro quella
delle piccole e medie aziende di stampo familiare. Si tratta di
due concezioni opposte (del resto il primo ministero era gestito
da esponenti politici di forze liberiste, l’altro da progressisti):
ha in sostanza prevalso quella della monocoltura industriale, con
aumento esponenziale della produzione destinata a mercati esteri,
creando false prospettive di sviluppo: non si ottiene ricaduta
della ricchezza nel Paese, ma solo guadagno per le multinazionali
coinvolte; la monocoltura impoverisce il Paese, elimina la produzione
di base (che per paradosso si deve acquistare all’estero).
La logica da Paese agro-esportatore ha anche reso possibile il
varo d’una legge tremenda sulla liberalizzazione del transgenico:
sconfitta clamorosa per l’MST!!
La lotta per la Riforma Agraria è pertanto, oggi, più che
mai, lotta di classe, per far sì che si affermi un modello
di sviluppo agricolo diverso. Nemico principale non è più il
latifondo, bensì l’agro-commercio. In Brasile non
esiste più borghesia agraria: banche, industriali e gruppi
di concentrazione dei capitali sono i nuovi possidenti terrieri.
Da ciò si comprende la complessità del problema:
non risolvibile con la mera elezione d’un governo d’orientamento
differente.
La critica principale dell’MST al Governo Lula è d’aver
mantenuto la politica agraria del precedente, invece di modificare
o eliminare leggi da esso varate: ad esempio, si sarebbe dovuta
attuare senza indugi la legge di riforma dell’INCRA, istituto
che gestisce la riforma agraria, attuando la confisca di terre
nei confronti di proprietari che le lasciano incolte, per consegnarle
a famiglie occupanti. Il Governo Lula avrebbe dovuto mutare i dirigenti
dell’INCRA, corrotti e legati da vincoli economici ai possidenti.
Avrebbe dovuto inoltre ridefinire il metro di valutazione della
produttività delle aree agricole, che in passato era stato
strategicamente abbassato per togliere potere ai Sem Terra, giungendo
a definire produttivo un terreno contenente appena 0,8 animali
per ettaro! Si tenne una marcia nel 2004, per chiedere una revisione
del criterio di produttività: il Governo Lula s’impegnò ad
attivarsi al riguardo nei 30 giorni successivi, ma non se ne fece
nulla. Tuttora nel sud del Brasile molte aree, grazie al permanere
di quel criterio, non sono espropriabili.
Il Governo Lula tentò di comprare terre da consegnare poi
all’MST, ma proprio l’MST a ciò si oppose, sostenendo
che agendo in tal modo non si sarebbe intaccato il sistema “malato”:
si sarebbe meramente seguita una logica di mercato, utilizzando
addirittura denaro pubblico per acquistare da chi ha già denaro
e terreni e non si adopera per renderli produttivi.
La strategia politica del centro-destra per opporsi alla riforma
agraria consiste in: occupare ruoli nel governo, con forte presenza
nei due ministeri suddetti; organizzare squadre di giuristi e avvocati
per bloccare i processi di espropriazione, o prolungarli per anni
grazie a cavilli giuridici; utilizzare la polizia di stato in forma
punitiva e repressiva; controllare i media, enfatizzando presunte
possibilità di sviluppo della monocoltura intensiva industriale
e “dipingendo” la Riforma Agraria come soluzione anacronistica;
attuare campagne di discredito di esponenti del Governo Lula, “gonfiando” per
mesi scandali mediatici riguardo alla corruzione. Risultato di
tutto ciò? Il Governo è stato in pratica obbligato
a prendere le distanze dall’MST, unica forza sociale brasiliana
che infatti attualmente non riceve finanziamenti governativi.
Le sfide attuali sono:
- combattere il modello di produzione agro-commerciale basato sulla
monocoltura, lottando contro il diffondersi dei prodotti agricoli
geneticamente modificati che depauperano il terreno; - bloccare
la diffusione di sementi prodotte industrialmente; divulgare valori
positivi dell’agricoltura tradizionale: ad esempio, negli
ultimi anni particolarmente poveri di piogge i raccolti di essa
sono stati superiori del 20% ai raccolti di monocolture OGM!
Si vuole mantenere il percorso politico dell’MST al di fuori
della politica tradizionale, puntando su mobilitazione e organizzazione
popolare per giungere al cambiamento, il che è possibile!
Occorre pensare a nuovi strumenti politici, fuori dal sistema elettorale:
organizzare e mobilitare il popolo, senza però trasformarsi
in partito! E impegnarsi molto nella formazione politica, nello
sviluppo di capacità di coordinamento dei responsabili e
nell’elaborazione d’un progetto ampio, valevole per
l’intera nazione. Crescerà il numero delle occupazioni
e l’MST punterà anche a organizzare i giovani che
vivono nelle città.
A maggio a Brasilia si terrà il V Congresso dell’MST,
durante il quale si prenderanno decisioni basilari per: - formazione
e strategia politica per il prossimo quinquennio; - organizzazione
d’una nuova manifestazione, simile alla marcia del 2004;
- scambio d’idee con altri movimenti attivi in Brasile e
nel mondo. Lo MST avverte l’esigenza di trasformarsi in movimento
di massa, che coinvolga non solo insediati e accampati nelle terre
che gestisce, ma si estenda ad altri gruppi (donne, giovani), in
generale ai soggetti più deboli dell’attuale società neo-liberista.
L’educazione e la formazione continua degli adulti è sempre
stata prioritaria per l’MST: “tutti gli aderenti sono
anche studenti”, poiché l’esperienza suggerisce
che “persone formate fanno la differenza, sono in grado di
agire per trasformare la realtà; noi lavoriamo affinché ogni
semplice Sem Terra diventi un dirigente, in questo risiede gran
parte della nostra forza”. Inoltre vi è un continuo
ricambio di ruoli: a rotazione i dirigenti tornano a lavorare la
terra. La formazione ha dato buoni frutti: negli ultimi anni molte
università hanno chiesto ai dirigenti dell’MST di
tenere corsi nelle loro facoltà (su tutela ecologica, tecnica
agraria, ma anche argomenti storico-giuridici). Si è riusciti
a rompere la millenaria tradizione per cui chi lavora la terra
non studia e non è abile nel lavoro intellettuale; si è interrotta
l’emarginazione degli agricoltori.
MST sta stilando un bilancio di quanto ha già fatto: l’asentamiento
(distribuzione di terre occupate) è un avanzamento o un
regresso? Il lavoro fatto è straordinario: 300000 famiglie
insediate, non più oppresse da fame, miseria ed emarginazione! “Di
fatto si è prodotto uno sforzo d’inclusione sociale
che i governi proclamano spesso, ma quasi mai riescono poi a realizzare”.
Ciò non basta: ora si deve garantire un livello minimo (in
termini di case dignitose, salute, educazione, relazioni sociali
e rapporti uomini-donne) a tutti gli asentamientos: in alcuni,
il livello è ora al limite della sopravvivenza. Bisogna
definire cos’è e che ruolo ha l’asentamiento
per l’MST, senza lasciarlo al caso.
Le lotte dei prossimi anni riguarderanno terra, riforma agraria
e trasformazione della società. MST può contribuire
a cambiare modello di sviluppo, attuandone uno nuovo e rispettoso
dell’ambiente.
L’arricchimento deriverà anche da un’idonea
appropriazione di risorse naturali (bio-diversità, acqua).
Il 3% dell’acqua del mondo è potabile e un terzo di
essa si trova in Brasile. Grandi multinazionali stanno comprando
sterminati territori brasiliani per assicurarsi il controllo dell’acqua.
Occorre creare modi di lotta per fermare ciò, divulgando
nuove forme di attività agricole, rispettose dell’ambiente
e con basi scientifiche.
I giovani rappresentano una sfida importante: occorre riuscire
a coinvolgerli, a far sì che non lascino gli asentamientos
o questi diverranno un “asilo per anziani”. Si pone
inoltre il problema, con l’emergere della prima nuova generazione
di figli di asentados che creano una propria famiglia, di come
attuare la re-distribuzione di terre.
Con la formazione culturale l’MST lavora affinché l’agricoltore
smetta di ritenersi “uomo di serie b” e si inorgoglisca
della sua identità in quanto lavoratore della terra. Occorre
realizzare anche scuole di secondo grado negli asentamientos (dove
finora esistono scuole interne solo per l’istruzione di base)
e impartire in esse insegnamenti che non distolgano i giovani dall’attenzione
al lavoro dei campi.
I principi basilari della formazione sono, per l’MST: trasferimento
delle conoscenze; operatività (“imparare a fare facendo”,
alternando scuola e lavoro); il lavoro come principio pedagogico,
il che non è affatto scontato nella società attuale
dominata dal denaro; attenzione alla formazione del carattere;
educazione alle relazioni. Si tratta di elementi che nelle scuole
statali si perdono. L’MST ha già un modello pedagogico
che desta incanto nei professori che giungono dall’esterno
a visitare le scuole degli asentamientos.
La cooperazione con l’estero deve avere il ruolo di rafforzare
l’aspetto politico, in modo tale che chi, come i Sem Terra,
vive in un Paese molto ricco di risorse, possa ottenere sostegno
e altresì imparare a far derivare da sé il proprio
sviluppo e rafforzarsi.
In politica estera il Governo Lula è stato in grado di affrancare
il Paese dal controllo statunitense, dimostrandosi molto battagliero
nei negoziati riguardanti la stesura dell’Accordo di Libero
Scambio per le Americhe (in sigla, ALCA o FTAA); inoltre, non ha
attuato privatizzazioni, a differenza del Governo Cardoso (che
privatizzò energia elettrica, telefonia, siderurgia, esplorazione
del sottosuolo, autostrade,…); e, ultimo ma non meno importante,
ha ampliato la politica in favore dei piccoli agricoltori.
Di Juraci Portes, contadino che ha potuto frequentare unicamente
la scuola elementare, ci ha colpito la capacità di parlare
a braccio, trasmettendo tuttavia non solo le sue vaste conoscenze “politiche” del
contesto brasiliano, ma anche la visione dei profondi valori che
tuttora rendono indispensabile un esercizio socialmente responsabile
(non solo in Brasile!) delle attività agricole.
Lucia Agrati e
Giovanni Caputo |