Home
Impronte sociali
Consulta
Sezioni
Forum
Abbonamenti
Contatti
Mappa
Home
Impronte sociali
Consulta
Editoriali
Sezioni
Gallerie fotografiche
Newsletter
Forum
Redazione
Collabora
Abbonamenti
Weblinks
Contatti

 
Speciali
  - Il Nostro Sud
- Discarica Lo Uttaro
In costruzione
In costruzione
 
Diritti umani e Conflitti - 19.01.2007

Un Sem Terra in Italia: Juraci Portes

Juraci Portes fa parte del Movimento Sem Terra (MST) da 20 anni ed è attualmente nel direttivo nazionale; vive nello Stato di Espiritu Santo, in un accampamento di 150 famiglie. Poco tempo fa ha tenuto una conferenza a Firenze, rilevando con soddisfazione che vi sono associazioni italiane che s’interessano alle attività dell’MST.
Il discorso di Portes si articola in 4 punti: riforma agraria (impegno assunto dal primo Governo Lula, che non è riuscito a portarlo a termine); strategia delle forze reazionarie brasiliane per fermare la riforma agraria; sfide poste al Governo Lula in politica interna ed estera; ruolo della cooperazione in Brasile, per l’MST.
La realizzazione della riforma agraria non era un passo facile per il primo Governo Lula, come non lo è oggi. Per conseguire la prima elezione alla Presidenza, Lula Da Silva strinse un patto: assicurò all’MST che avrebbe attuato la Riforma, ma il risultato fu “vergognoso”: il Governo riconobbe la proprietà della terra occupata a meno famiglie rispetto a quanto aveva fatto in precedenza il Governo Cardoso; riuscì a insediare stabilmente solo 530000 famiglie di agricoltori e solo la metà erano “occupanti” da regolarizzare; per le altre fu attuata una semplice pratica amministrativa fondiaria. Eppure la regolarizzazione avrebbe dovuto riguardare un milione di famiglie; il disincanto degli appartenenti all’MST è pertanto ora forte. L’MST ha pertanto valutato con estrema attenzione se continuare a sostenere Lula nella campagna elettorale 2006.
Nelle ultime elezioni presidenziali l’appoggio dei Sem Terra alla rielezione di Lula è giunto in maniera critica; si è palesato solo nel turno di ballottaggio, dopo aver constatato che effettivamente il primo Governo Lula ha posto attenzione notevole ai problemi sociali, con iniziative “di spessore” (ad esempio, quella assai contestata in Brasile delle borse di studio per studenti universitari poveri; e l’operazione “Fame Zero”, con distribuzione di carte di credito per l’acquisto di beni di prima necessità, per 80 reais mensili, a ben 9 milioni di famiglie)!
Il Partito dei Lavoratori (PT) di Lula non è più quello d’un tempo, che conduceva lotte popolari; ha mutato strategia politica, abbandonando taluni principi reputati in passato fondamentali. Inoltre, non si deve dimenticare che il Governo Lula è “di coalizione, non di classe”. Si mobilitò un gruppo di esperti dell’MST, per progettare l’applicazione della Riforma agraria (eliminazione del latifondo, regolarizzazione di un milione di famiglie “occupanti”): ma il Governo Lula non riceveva solo esortazioni dall’MST; ha dovuto fare un accordo col centro-destra, per garantire governabilità, e ciò ha portato a formare ben due ministeri, uno dell’Agricoltura e l’altro per la Riforma Agraria, per gestire da un lato la produzione agricola di tipo industriale, dall’altro quella delle piccole e medie aziende di stampo familiare. Si tratta di due concezioni opposte (del resto il primo ministero era gestito da esponenti politici di forze liberiste, l’altro da progressisti): ha in sostanza prevalso quella della monocoltura industriale, con aumento esponenziale della produzione destinata a mercati esteri, creando false prospettive di sviluppo: non si ottiene ricaduta della ricchezza nel Paese, ma solo guadagno per le multinazionali coinvolte; la monocoltura impoverisce il Paese, elimina la produzione di base (che per paradosso si deve acquistare all’estero). La logica da Paese agro-esportatore ha anche reso possibile il varo d’una legge tremenda sulla liberalizzazione del transgenico: sconfitta clamorosa per l’MST!!
La lotta per la Riforma Agraria è pertanto, oggi, più che mai, lotta di classe, per far sì che si affermi un modello di sviluppo agricolo diverso. Nemico principale non è più il latifondo, bensì l’agro-commercio. In Brasile non esiste più borghesia agraria: banche, industriali e gruppi di concentrazione dei capitali sono i nuovi possidenti terrieri. Da ciò si comprende la complessità del problema: non risolvibile con la mera elezione d’un governo d’orientamento differente.
La critica principale dell’MST al Governo Lula è d’aver mantenuto la politica agraria del precedente, invece di modificare o eliminare leggi da esso varate: ad esempio, si sarebbe dovuta attuare senza indugi la legge di riforma dell’INCRA, istituto che gestisce la riforma agraria, attuando la confisca di terre nei confronti di proprietari che le lasciano incolte, per consegnarle a famiglie occupanti. Il Governo Lula avrebbe dovuto mutare i dirigenti dell’INCRA, corrotti e legati da vincoli economici ai possidenti. Avrebbe dovuto inoltre ridefinire il metro di valutazione della produttività delle aree agricole, che in passato era stato strategicamente abbassato per togliere potere ai Sem Terra, giungendo a definire produttivo un terreno contenente appena 0,8 animali per ettaro! Si tenne una marcia nel 2004, per chiedere una revisione del criterio di produttività: il Governo Lula s’impegnò ad attivarsi al riguardo nei 30 giorni successivi, ma non se ne fece nulla. Tuttora nel sud del Brasile molte aree, grazie al permanere di quel criterio, non sono espropriabili.
Il Governo Lula tentò di comprare terre da consegnare poi all’MST, ma proprio l’MST a ciò si oppose, sostenendo che agendo in tal modo non si sarebbe intaccato il sistema “malato”: si sarebbe meramente seguita una logica di mercato, utilizzando addirittura denaro pubblico per acquistare da chi ha già denaro e terreni e non si adopera per renderli produttivi.
La strategia politica del centro-destra per opporsi alla riforma agraria consiste in: occupare ruoli nel governo, con forte presenza nei due ministeri suddetti; organizzare squadre di giuristi e avvocati per bloccare i processi di espropriazione, o prolungarli per anni grazie a cavilli giuridici; utilizzare la polizia di stato in forma punitiva e repressiva; controllare i media, enfatizzando presunte possibilità di sviluppo della monocoltura intensiva industriale e “dipingendo” la Riforma Agraria come soluzione anacronistica; attuare campagne di discredito di esponenti del Governo Lula, “gonfiando” per mesi scandali mediatici riguardo alla corruzione. Risultato di tutto ciò? Il Governo è stato in pratica obbligato a prendere le distanze dall’MST, unica forza sociale brasiliana che infatti attualmente non riceve finanziamenti governativi.
Le sfide attuali sono:
- combattere il modello di produzione agro-commerciale basato sulla monocoltura, lottando contro il diffondersi dei prodotti agricoli geneticamente modificati che depauperano il terreno; - bloccare la diffusione di sementi prodotte industrialmente; divulgare valori positivi dell’agricoltura tradizionale: ad esempio, negli ultimi anni particolarmente poveri di piogge i raccolti di essa sono stati superiori del 20% ai raccolti di monocolture OGM!
Si vuole mantenere il percorso politico dell’MST al di fuori della politica tradizionale, puntando su mobilitazione e organizzazione popolare per giungere al cambiamento, il che è possibile! Occorre pensare a nuovi strumenti politici, fuori dal sistema elettorale: organizzare e mobilitare il popolo, senza però trasformarsi in partito! E impegnarsi molto nella formazione politica, nello sviluppo di capacità di coordinamento dei responsabili e nell’elaborazione d’un progetto ampio, valevole per l’intera nazione. Crescerà il numero delle occupazioni e l’MST punterà anche a organizzare i giovani che vivono nelle città.
A maggio a Brasilia si terrà il V Congresso dell’MST, durante il quale si prenderanno decisioni basilari per: - formazione e strategia politica per il prossimo quinquennio; - organizzazione d’una nuova manifestazione, simile alla marcia del 2004; - scambio d’idee con altri movimenti attivi in Brasile e nel mondo. Lo MST avverte l’esigenza di trasformarsi in movimento di massa, che coinvolga non solo insediati e accampati nelle terre che gestisce, ma si estenda ad altri gruppi (donne, giovani), in generale ai soggetti più deboli dell’attuale società neo-liberista.
L’educazione e la formazione continua degli adulti è sempre stata prioritaria per l’MST: “tutti gli aderenti sono anche studenti”, poiché l’esperienza suggerisce che “persone formate fanno la differenza, sono in grado di agire per trasformare la realtà; noi lavoriamo affinché ogni semplice Sem Terra diventi un dirigente, in questo risiede gran parte della nostra forza”. Inoltre vi è un continuo ricambio di ruoli: a rotazione i dirigenti tornano a lavorare la terra. La formazione ha dato buoni frutti: negli ultimi anni molte università hanno chiesto ai dirigenti dell’MST di tenere corsi nelle loro facoltà (su tutela ecologica, tecnica agraria, ma anche argomenti storico-giuridici). Si è riusciti a rompere la millenaria tradizione per cui chi lavora la terra non studia e non è abile nel lavoro intellettuale; si è interrotta l’emarginazione degli agricoltori.
MST sta stilando un bilancio di quanto ha già fatto: l’asentamiento (distribuzione di terre occupate) è un avanzamento o un regresso? Il lavoro fatto è straordinario: 300000 famiglie insediate, non più oppresse da fame, miseria ed emarginazione! “Di fatto si è prodotto uno sforzo d’inclusione sociale che i governi proclamano spesso, ma quasi mai riescono poi a realizzare”. Ciò non basta: ora si deve garantire un livello minimo (in termini di case dignitose, salute, educazione, relazioni sociali e rapporti uomini-donne) a tutti gli asentamientos: in alcuni, il livello è ora al limite della sopravvivenza. Bisogna definire cos’è e che ruolo ha l’asentamiento per l’MST, senza lasciarlo al caso.
Le lotte dei prossimi anni riguarderanno terra, riforma agraria e trasformazione della società. MST può contribuire a cambiare modello di sviluppo, attuandone uno nuovo e rispettoso dell’ambiente.
L’arricchimento deriverà anche da un’idonea appropriazione di risorse naturali (bio-diversità, acqua). Il 3% dell’acqua del mondo è potabile e un terzo di essa si trova in Brasile. Grandi multinazionali stanno comprando sterminati territori brasiliani per assicurarsi il controllo dell’acqua. Occorre creare modi di lotta per fermare ciò, divulgando nuove forme di attività agricole, rispettose dell’ambiente e con basi scientifiche.
I giovani rappresentano una sfida importante: occorre riuscire a coinvolgerli, a far sì che non lascino gli asentamientos o questi diverranno un “asilo per anziani”. Si pone inoltre il problema, con l’emergere della prima nuova generazione di figli di asentados che creano una propria famiglia, di come attuare la re-distribuzione di terre.
Con la formazione culturale l’MST lavora affinché l’agricoltore smetta di ritenersi “uomo di serie b” e si inorgoglisca della sua identità in quanto lavoratore della terra. Occorre realizzare anche scuole di secondo grado negli asentamientos (dove finora esistono scuole interne solo per l’istruzione di base) e impartire in esse insegnamenti che non distolgano i giovani dall’attenzione al lavoro dei campi.
I principi basilari della formazione sono, per l’MST: trasferimento delle conoscenze; operatività (“imparare a fare facendo”, alternando scuola e lavoro); il lavoro come principio pedagogico, il che non è affatto scontato nella società attuale dominata dal denaro; attenzione alla formazione del carattere; educazione alle relazioni. Si tratta di elementi che nelle scuole statali si perdono. L’MST ha già un modello pedagogico che desta incanto nei professori che giungono dall’esterno a visitare le scuole degli asentamientos.
La cooperazione con l’estero deve avere il ruolo di rafforzare l’aspetto politico, in modo tale che chi, come i Sem Terra, vive in un Paese molto ricco di risorse, possa ottenere sostegno e altresì imparare a far derivare da sé il proprio sviluppo e rafforzarsi.
In politica estera il Governo Lula è stato in grado di affrancare il Paese dal controllo statunitense, dimostrandosi molto battagliero nei negoziati riguardanti la stesura dell’Accordo di Libero Scambio per le Americhe (in sigla, ALCA o FTAA); inoltre, non ha attuato privatizzazioni, a differenza del Governo Cardoso (che privatizzò energia elettrica, telefonia, siderurgia, esplorazione del sottosuolo, autostrade,…); e, ultimo ma non meno importante, ha ampliato la politica in favore dei piccoli agricoltori.
Di Juraci Portes, contadino che ha potuto frequentare unicamente la scuola elementare, ci ha colpito la capacità di parlare a braccio, trasmettendo tuttavia non solo le sue vaste conoscenze “politiche” del contesto brasiliano, ma anche la visione dei profondi valori che tuttora rendono indispensabile un esercizio socialmente responsabile (non solo in Brasile!) delle attività agricole.

Lucia Agrati e Giovanni Caputo


Impronte sociali
Settimanale dell’Associazione Melagrana Onlus – Reg. n. 630 dell’8-11-2004 Tribunale di Santa Maria Capua Vetere (Ce)
COPYLEFT La riproduzione dei materiali presenti in questo sito è libera e incoraggiata - Se copiate, citate la fonte.