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Diritti umani e Conflitti - 24.11.2006

Una preziosa risorsa contesa: l’acqua

Si parla di conflitti tradizionali per ridefinire i confini, di quelli per appropriarsi di oro o diamanti; inoltre, di quelli a sfondo etnico, originati soprattutto da lotte avviate da movimenti di liberazione; infine, di guerre originate da dissidi religiosi. Tuttavia i conflitti che in futuro saranno preponderanti riguarderanno risorse molto più preziose e di uso comune: soprattutto l'acqua. Vandana Shiva, originaria dell'India, ha analizzato con rigore scientifico le situazioni di conflittualità che possono prodursi al riguardo.
Il primo rilievo di Vandana Shiva è che l'utilizzo che si fa attualmente di tale risorsa non è sostenibile: si usa l'acqua, anche nelle attività più ordinarie, in maniera eccessiva, in special modo nei Paesi maggiormente industrializzati e che si reputano più evoluti: non si tiene quasi mai conto del fatto che occorre tempo prima che una falda acquifera possa ritornare alla capacità originaria. Aumentano, pertanto, i casi di prosciugamento di sorgenti e di desertificazione di estesi territori.
Vandana Shiva rileva anche che grandi compagnie private, che operano su scala internazionale, premono sempre più per la privatizzazione della risorsa acqua e del suo utilizzo. Essa può diventare infatti fonte di notevoli profitti. Anche grandi istituzioni come Banca Mondiale e Fondo Monetario Internazionale favoriscono tale tendenza: la prima ha finanziato numerosi progetti per la costruzione di dighe, che "spostano" l'acqua favorendone gli usi più redditizi. Non sembra importare molto che in tal modo interi villaggi siano sfrattati e poi inondati da fiumi che, indotti dalla diga, iniziano a percorrere nuovi alvei o a riversarsi in invasi artificiali: in Cina, India, Turchia, nonché in Paesi africani o latinoamericani. Il Fondo, dal canto suo, spesso condiziona i prestiti che concede ai Paesi in cerca di risanamento economico all'attuazione di norme sulla privatizzazione della risorsa acqua: ciò finisce per favorire le multinazionali e per ridurre spesso alla sete le comunità locali.
Eppure proprio le comunità locali spesso si sono mostrate ben più sagge: hanno considerato istintivamente l'acqua come un bene collettivo e fatto in modo che l'intera comunità lavorasse per garantirne un'equa distribuzione a tutti e per favorirne la conservazione, con metodi semplici ma efficaci: ad esempio, seminando colture adatte alla capacità dei terreni di un'area di assorbire l'acqua. Così, in zone a scarsa piovosità si è piantato il miglio, meno bisognoso d'innaffiamento; e in zone più umide il riso. Ciò consente di ridurre la necessità d'irrigazione: proprio l'irrigazione, rammenta Vandana Shiva, è la causa principale del consumo idrico a qualunque latitudine. Inoltre, nell'India coloniale i sapienti locali avevano dotato i villaggi di numerosissime cisterne tra loro comunicanti: ciò risultava molto più idoneo a favorire il riformarsi delle riserve sotterranee rispetto ai pozzi scavati su ordine di ingegneri britannici, che giungevano nella colonia e si premuravano di reperire acqua sufficiente per le estese coltivazioni, ma non altrettanto di provvedere alla conservazione della risorsa idrica.
Pur se condita da alcune considerazioni alquanto ideologiche, anche l'analisi dei veri e propri conflitti armati (e delle vicende seguite un po' ovunque all'edificazione di enormi dighe) non manca di scientificità da parte di Vandana Shiva. Ella parte dal considerare il primo grande esempio: la Hoover Dam, costruita negli Stati Uniti, sul fiume Colorado. Completata nel 1935, tale diga è alta ben 220 metri e ha comportato l'utilizzo di ben 66 milioni di tonnellate di cemento. Le comunità di nativi, che da secoli abitavano il territorio, furono escluse totalmente dalla decisione; anche il Bureau of Indian Affairs, ufficio pubblico istituito a Washington proprio allo scopo di curare gli interessi dei "pellerossa", si disinteressò totalmente di loro nell'occasione.
Vandana Shiva ricorda anche che in larga misura il conflitto israelo-palestinese è una guerra per l'acqua: in particolare, le acque del fiume Giordano suscitano l'interesse di Israele e Cisgiordania, ma anche di Giordania e Siria. Pur se appena il 3% del bacino del Giordano è situato in territorio israeliano, con le acque di tale fiume Israele provvede al soddisfacimento dei tre quinti del proprio fabbisogno idrico.
Vandana Shiva rammenta addirittura un caso di conflitto interno, tra due stati federati indiani, il Tamil Nadu e il Karnataka: tumulti violenti e spargimenti di sangue hanno avuto luogo in entrambi gli stati fino ad anni recenti, nella contesa per la disponibilità dell'acqua del fiume Kaveri. Davvero un enorme paradosso per l'India, il Paese nel quale da millenni il fiume Gange è sacro e venerato come "divinità madre della vita".

Giovanni Caputo


Impronte sociali
Settimanale dell’Associazione Melagrana Onlus – Reg. n. 630 dell’8-11-2004 Tribunale di Santa Maria Capua Vetere (Ce)
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