due
millenni più tardi un altra donna in un'altra
stalla in questo dilaniato paesino sta cercando di non
urlare di dolore. Fadia Jemal ha 27 anni e un sorriso
strano, un po’ vacuo: Cosa succederebbe alla Madonna
se venisse a partorire a Betlemme oggi? - Lei soffrirebbe
ciò che ho sofferto io. Erano le 5 del pomeriggio
quando ho sentito le contrazioni arrivare. Era molto
preoccupata per il parto -. Il suo primo parto, e per
di più gemellare. Ha detto al marito di prendere
di corsa la borsa e di portarla in fretta e furia all’ospedale.
Sono andati a prendere la sorella e la madre per poi
correre all’ospedale Hussein lontano 20 minuti
di viaggio. Ma la strada era bloccata dai soldati israeliani
e non era permesso ad alcuno di attraversare, sino al
mattino seguente. - Era chiaro che non potevamo aspettare
il mattino seguente. Io stavo sanguinando nel sedile
posteriore. Uno dei soldati ha guardato il sangue che
perdevo e ha riso. E’ stato uno shock per me. Non
riuscivo a capire. -
La sua famiglia ha pregato i soldati di lasciarli passare. Ma quelli non hanno
mosso ciglio. Così all’una di notte, nel freddo di un posto di blocco
nel sedile posteriore senza né un medico, né un’infermiera
o un’ostetrica, Fadia ha dato alla luce un piccolino di nome Mahmoud, e
una piccinina di nome Marian.- Io non mi ricordo niente, mi ricordo di essermi
svegliata all’ospedale.- Per due giorni le hanno tenuto nascosto che il
maschietto era morto. E i medici sono sicuri che se lo avessero messo in incubatrice
sarebbe sopravvissuto. Sono passati 4 anni da quella notte, e Fadia non riesce
a portare avanti un'altra gravidanza. Ha avuto 4 aborti.- Sono convinta che mi
succederebbe di nuovo. Mi sveglio di notte e urlo, urlo.
Dal 2002, 36 bambini sono morti perché messi alla luce ai posti di blocco.
Per tutta la Cisgiordania non c’è una donna, la cui gravidanza non
sia stata disturbata, per dirla con un eufemismo, dall’occupazione dei
soldati israeliani.
Hindia Abu Nabah un’infermiera d’acciaio dell’ambulatorio Al
Zawya dice che essere in cinta in Cisgiordania è un incubo.- Poco tempo
fa a due nostre pazienti sono state lanciate bombe lacrimogene in casa. Le donne
non riuscivano a respirare e hanno iniziato a travagliare prima del tempo. Intanto
che sono arrivate qui avevano dato alla luce due nati morti. -
Il 30 per cento delle donne palestinesi gravide hanno dall’anemia, (la
mancanza di globuli rossi)- L’estrema povertà causata prima dall’assedio,
ora dal boicottaggio internazionale sembra essere la ragione più importante
di questa forma patologica. I dottori annunciano mestamente che mentre le entrate
dei Palestinesi si dissolvono, le donne mangiano più carboidrati e meno
proteine che è una ricetta per l’anemia, inoltre le donne danno
il poco cibo migliore al marito e ai figli e loro si nutrono degli avanzi. L’anemia
comporta un maggior rischio di emorragie ed infezioni durante il parto. All’inizio
di quest’anno le condizioni delle donne in gravidanza, già povere
in Cisgiordania sono peggiorate. Dopo che Hamas ha vinto le elezioni il mondo
ha ulteriormente tagliato i fondi per l’autorità palestinese che
così si è trovata impossibilitata a pagare dottori e infermiere.
Dopo diversi mesi i medici hanno iniziato a scioperare, rifiutandosi di curare
tutti, tranne le emergenze. Immaginate cosa avverrebbe se il nostro sistema sanitario
chiudesse baracca e burattini per 12 settimane, e avrete una pallida idea di
che tipo di disastro sanitario esiste in Cisgiordania. Poche donne benestanti
hanno usufruito di strutture private, la maggioranza ha partorito in casa: hanno
partorito in condizioni molto simili a quelli della Vergine Maria duemila anni
fa. Senza dottori, senza attrezzature sterili o senza trattamento delle complicanze.
Questo è il risultato del boicottaggio internazionale nei confronti dell’autorità palestinesi.
Qualcosa viene fatto da poche organizzazioni non governative tra queste Merlin
equipe mediche itineranti composte da un ginecologo ed un pediatra. In tal maniera
si viene a sapere che uno dei motivi per cui le donne non vanno più a
partorire in ospedale è perché non si fidano di attraversare i
punti di controllo israeliani, temendo di partorire al freddo trattenute dai
soldati.
Articolo di Johann Hari
pubblicato il 23 dicembre sul The indipendent
Traduzione e adattamento di Roberta Pavone |