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Diritti - 29.12.2006

Cosa sarebbe successo alla Vergine Maria se arrivasse a Betlemme oggi
La condanna delle donne in gravidanza nella Cisgiordania, dove i bambini muoiono

Traduco non letteralmente e riadatto un articolo che è apparso sul ‘The Indipendent’ poco prima di Natale. E’ un articolo che gronda dolore. Ho pensato che riportarlo su Impronte Sociali potesse essere importante. L’articolo finisce con una frase di un’infermiera dell’ambulatorio Al Zawya, nella regione di Salfit che dice al cronista :
Racconta a chi ti legge che abbiamo bisogno del loro aiuto. Che non esistono neonati di Hamas o di Fatah. Loro non meritano nessuna punizione. Non ho la forza di dire ad un'altra madre che suo figlio sarà sottopeso o malformato perché ci sono finite le scorte di ferro per bocca. Non ce la faccio.

Meno di una settimana fa un terzo dell’umanità si è raccolta per celebrare le doglie di una rifugiata Palestina a Betlemme , ma

due millenni più tardi un altra donna in un'altra stalla in questo dilaniato paesino sta cercando di non urlare di dolore. Fadia Jemal ha 27 anni e un sorriso strano, un po’ vacuo: Cosa succederebbe alla Madonna se venisse a partorire a Betlemme oggi? - Lei soffrirebbe ciò che ho sofferto io. Erano le 5 del pomeriggio quando ho sentito le contrazioni arrivare. Era molto preoccupata per il parto -. Il suo primo parto, e per di più gemellare. Ha detto al marito di prendere di corsa la borsa e di portarla in fretta e furia all’ospedale. Sono andati a prendere la sorella e la madre per poi correre all’ospedale Hussein lontano 20 minuti di viaggio. Ma la strada era bloccata dai soldati israeliani e non era permesso ad alcuno di attraversare, sino al mattino seguente. - Era chiaro che non potevamo aspettare il mattino seguente. Io stavo sanguinando nel sedile posteriore. Uno dei soldati ha guardato il sangue che perdevo e ha riso. E’ stato uno shock per me. Non riuscivo a capire. -
La sua famiglia ha pregato i soldati di lasciarli passare. Ma quelli non hanno mosso ciglio. Così all’una di notte, nel freddo di un posto di blocco nel sedile posteriore senza né un medico, né un’infermiera o un’ostetrica, Fadia ha dato alla luce un piccolino di nome Mahmoud, e una piccinina di nome Marian.- Io non mi ricordo niente, mi ricordo di essermi svegliata all’ospedale.- Per due giorni le hanno tenuto nascosto che il maschietto era morto. E i medici sono sicuri che se lo avessero messo in incubatrice sarebbe sopravvissuto. Sono passati 4 anni da quella notte, e Fadia non riesce a portare avanti un'altra gravidanza. Ha avuto 4 aborti.- Sono convinta che mi succederebbe di nuovo. Mi sveglio di notte e urlo, urlo.
Dal 2002, 36 bambini sono morti perché messi alla luce ai posti di blocco. Per tutta la Cisgiordania non c’è una donna, la cui gravidanza non sia stata disturbata, per dirla con un eufemismo, dall’occupazione dei soldati israeliani.
Hindia Abu Nabah un’infermiera d’acciaio dell’ambulatorio Al Zawya dice che essere in cinta in Cisgiordania è un incubo.- Poco tempo fa a due nostre pazienti sono state lanciate bombe lacrimogene in casa. Le donne non riuscivano a respirare e hanno iniziato a travagliare prima del tempo. Intanto che sono arrivate qui avevano dato alla luce due nati morti. -
Il 30 per cento delle donne palestinesi gravide hanno dall’anemia, (la mancanza di globuli rossi)- L’estrema povertà causata prima dall’assedio, ora dal boicottaggio internazionale sembra essere la ragione più importante di questa forma patologica. I dottori annunciano mestamente che mentre le entrate dei Palestinesi si dissolvono, le donne mangiano più carboidrati e meno proteine che è una ricetta per l’anemia, inoltre le donne danno il poco cibo migliore al marito e ai figli e loro si nutrono degli avanzi. L’anemia comporta un maggior rischio di emorragie ed infezioni durante il parto. All’inizio di quest’anno le condizioni delle donne in gravidanza, già povere in Cisgiordania sono peggiorate. Dopo che Hamas ha vinto le elezioni il mondo ha ulteriormente tagliato i fondi per l’autorità palestinese che così si è trovata impossibilitata a pagare dottori e infermiere. Dopo diversi mesi i medici hanno iniziato a scioperare, rifiutandosi di curare tutti, tranne le emergenze. Immaginate cosa avverrebbe se il nostro sistema sanitario chiudesse baracca e burattini per 12 settimane, e avrete una pallida idea di che tipo di disastro sanitario esiste in Cisgiordania. Poche donne benestanti hanno usufruito di strutture private, la maggioranza ha partorito in casa: hanno partorito in condizioni molto simili a quelli della Vergine Maria duemila anni fa. Senza dottori, senza attrezzature sterili o senza trattamento delle complicanze. Questo è il risultato del boicottaggio internazionale nei confronti dell’autorità palestinesi. Qualcosa viene fatto da poche organizzazioni non governative tra queste Merlin equipe mediche itineranti composte da un ginecologo ed un pediatra. In tal maniera si viene a sapere che uno dei motivi per cui le donne non vanno più a partorire in ospedale è perché non si fidano di attraversare i punti di controllo israeliani, temendo di partorire al freddo trattenute dai soldati.

Articolo di Johann Hari pubblicato il 23 dicembre sul The indipendent
Traduzione e adattamento di Roberta Pavone

   

Impronte sociali
Settimanale dell’Associazione Melagrana Onlus – Reg. n. 630 dell’8-11-2004 Tribunale di Santa Maria Capua Vetere (Ce)
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